Ballottaggio, ultimo atto. Ma chiunque vinca, c’è già uno sconfitto: il buonsenso e la politica

sfidantiSiamo davvero all’ultimo atto. domani e dopodomani i cittadini foggiani decideranno quale sindaco e quale maggioranza dovrà governarli nei prossimi cinque anni. Siamo arrivati alla volata finale dopo una campagna durissima, aspra, e pesantemente caratterizzata e condizionata dal fenomeno della migrazioni politiche, rivelatore di una profondissima instabilità del quadro politico.
La lunga fase di gestazione delle candidatura e poi quella degli apparentamenti hanno profondamente scosso e perfino trasformato il quadro politico cittadino. Il “metodo Pepe”, che dopo la vittoria del parlamentare e notaio foggiano dell’anno scorso a Palazzo Dogana, sembrava dovesse diventare una costante nelle alleanze e negli assetti è finito in frantumi. Ha funzionato egregiamente a San Severo e a Lucera, dove i candidati del Pdl hanno sbaragliato gli avversari, aggiudicandosi la competizione fin dal primo turno, ma non si è ripetuto a Foggia, dove centro e centrodestra non sono riusciti a concludere un’alleanza strategica né prima delle elezioni (come accaduto a Lucera e San Severo), né durante (com’era successo l’anno scorso alla Provincia, quando l’intesa fu trovata proprio durante il secondo turno).

ALLEANZE COMPLICATE DALLA TRANSUMANZA POLITICA
Le alleanze sono state rese oggettivamente difficili dalle diverse ruggini accumulatesi per i troppi cambi di casacca: il candidato sindaco del Pdl, Enrico Santaniello, fino a qualche mese fa faceva parte dell’Udc (cui era approdato dopo una breve esperienza con il Movimento per le Autonomie, e dopo aver rotto con Forza Italia) così come Francesco D’Emilio e Domenico Verile, anch’essi passati nelle file del Pdl.
Il candidato sindaco dell’Udc e di liste civiche di centrodestra. Lucia Lambresa, già presidente provinciale di An, era stata designata addirittura vicecoordinatrice provinciale del Pdl: ma non ha mai preso possesso dell’incarico, in quanto ha deciso di tagliare i ponti per il Pdl, per candidarsi con l’Udc, rimasta orfana di un candidato sindaco: il partiti di Casini aveva rivendicato con notevole anticipo sull’inizio della campagna elettorale il proprio diritto ad esprimere il candidato unitario della coalizione di centrodestra, indicando proprio Santaniello.
Sul fronte del centrosinistra, è saltata la possibilità di una coalizione unitaria, per la scelta dell’Italia dei Valori di chiamarsi fuori, e di candidare a sindaco Giuseppe Trecca, fino a qualche giorno prima responsabile della Sinistra Democratica. Tra i candidati sindaci che siederanno nel prossimo consiglio comunale, eccezion fatta per Gianni Mongelli, che è alla sua prima esperienza politica, il solo più o meno fedele alla linea è Paolo Agostinacchio, sindaco di Foggia per nove anni, in quota An. Ha detto no al progetto del Pdl in tempi non sospetti, schierandosi con La Destra di Storace.
Con tutte queste premesse, era difficile aspettarsi una ricomposizione delle alleanze in sede di apparentamenti per il secondo turno, e così è stato. Fallita la trattativa con l’Udc, Santaniello ha deciso di correre da solo. Mentre la stessa Udc e quasi tutta la coalizione che al primo turno aveva sostenuta Lambresa (con la sola eccezione dei Cristiani Uniti di Gianni Mongiello) si è accordata con il centrosinistra.
È ovvio che tutto ciò non ha fatto che aumentare gli strascichi di polemiche, di veleni di colpi bassi provocati dalla travagliatissima gestazione delle candidatura, mortificando ulteriormente il confronto e la discussione politica vera, in una campagna elettorale quasi tutta combattuta a colpi di affissioni selvagge e abusive. un pessimo spettacolo che non ha certamente contribuito a riavvicinare i cittadini alla politica.

APPARENTAMENTI A SORPRESA
I colpi di scena degli apparentamenti hanno oggettivamente riaperto le possibilità ed i giochi che il primo turno sembrava aver chiuso, con i circa 15 punti e mezzo di vantaggio accumulati da Santaniello su Mongelli. La sfida resta difficile, per Mongelli, ma sicuramente meno proibitiva di quanto non lo fosse due settimane fa.
Si va dunque al ballottaggio con una griglia di partenza a dir poco insolita, e con rapporti di forza che si sono notevolmente modificati rispetto a quelli emersi all’indomani dello scrutinio (a proposito: si ragione sempre di voti e di calcoli provvisori e non ufficiali, e senza che sia stato comunque risolto il “rebus” dei dati pubblicati sul sito del Ministero che divergono da quelli pubblicati dall’ufficio elettorale del Comune di Foggia).
Si fronteggiano i due candidati sindaci che al primo turno hanno ottenuto il maggior numero di voti, senza tuttavia raggiungere la maggioranza assoluta: Enrico Santaniello per il centrodestra, e Gianni Mongelli per il centrosinistra, la cui coalizione si è però allargata  per effetto dell’apparentamento concluso con parte della coalizione che al primo turno ha sostenuto quale candidato sindaco Lucia Lambresa.
Assieme a Santaniello, che non ha concluso apparentamenti tecnici, corrono il Popolo della Libertà, Prima Foggia, la Puglia prima di tutto, Alleanza di Centro, Partito Repubblicano, Nuovo Psi, Libertà – Democrazia Cristiana, Udeur, Democratici Popolari e Cristiani. Nove liste in tutto.
Sono adesso nove anche le liste che sostengono Gianni Mongelli: Partito Democratico, Partito Socialista, Gianni Mongelli per Foggia, Sinistra per Foggia, Rifondazione Comunista (assieme a Comunisti Italiani e Sinistra Europea), cui nel secondo turno si sono aggiunte Udc, Lucia Lambresa Sindaco, la Rosa Bianca, Amare Foggia.

LA NUOVA GRIGLIA DI PARTENZA
Entrambi i candidati hanno incassato sostegni politici, al di là degli apparentamenti formali. Per Santaniello, c’è il Movimento per l’Autonomie, quindi la Destra e i Cristiani Uniti (ma non ci sono state dichiarazioni ufficiali da parte dei rappresentanti di questi ultimi partiti).
Per Mongelli, si sono schierati parte dell’Italia dei Valori che ha apertamente preso le distanze dalle scelte operate dal seretario provinciale Orazio Schiavone, la lista civica “Governiamo Foggia” e i Grilli di Foggia, il movimento che si ispira allo showman genovese Beppe Grillo.
Delle altre liste che possono aspirare ad una presenza in consiglio comunale, sono rimaste fuori dagli apparentamenti la Destra, Italia dei Valori e i Cristiani Uniti, liste collegate al primo turno rispettivamente ad Agostinacchio, Lambresa e Trecca.
Alla luce dell’intesa intercorso tra Mongelli, Lucia Lambresa ed il centro, i nuovi numeri della griglia di partenza sono i seguenti.
Conteggiando i voti ottenuti dalle liste, Santaniello continua a condurre sull’avversario: 48% rispetto al 39% di Mongelli; la situazione cambia considerevolmente se si tengono invece presenti i voti riportati dai candidati sindaci. In questo caso è in vantaggio, seppure di misura, Mongelli con il 42,5% (corrispondente alla somma dei voti ottenuti al primo turno dal candidato del centro sinistra, e quelli ottenuta dalla Lambresa, ma comunque detratti i voti dei Cristiani Uniti, su Santaniello che è al 41,9%.
La consistente forbice tra i due dati è determinata dal pesante voto disgiunto che ha caratterizzato il primo turno, è che ha colpito in modo più pesante Santaniello che ha riportato circa 7 punti in meno rispetto ai voti ottenuti dalle liste che lo appoggiavano. Ed è possibile che la chiave di volta del voto di domani e dopodomani sarà rappresentata proprio dalla fluttuazione e dal comportamenti che al primo turno hanno optato per il voto disgiunto, premiando soprattutto Lucia Lambresa.

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