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Il ricordo struggente di Nico Baratta, dieci anni dopo Viale Giotto / Commemorare senza celebrare. Per tener traccia.

8 novembre 2009

Ci sono molti modi per commemorare una tragedia. Quello peggiore è di “celebrarla”, come se fosse una ricorrenza, e basta. Sul crollo di viale Giotto abbiamo detto e scritto in tutti questi anni che la cosa più importante non è celebrare, ma piuttosto ricordare: tenere traccia per sempre di una tragedia che poteva essere evitata e che non fu fatalità, ma la conseguenza drammatica delle tante e troppe contraddizioni che questa città si porta dentro.
Il modo migliore per “commemorare” (nel senso più vero del termine: serbare memoria, tenere la memoria dentro di sé) è dunque quello di rinnovare il ricordo, raccontarlo “come se fosse ieri”: anche se ciò produce dolore. Ma è il dolore catartico, caro agli antichi greci: quel dolore che produce purificazione, e che ci fa vivere meglio nell’oggi. Che ci spinge ad impegnarci perché una tragedia come quella non abbia a ripetersi.
Affidiamo questa commemorazione (cliccare qui per leggere l’articolo) alla penna superba di Nico Baratta, che una volta di più dimostra di saper scrivere e raccontare, non soltanto con le ragioni della testa, ma anche con quelle di cuore.
È proprio ciò di cui ha bisogno questa città: di una informazione, di una comunicazione che non celebrino. Ma piuttosto commemorino, tenendo traccia, serbando il ricordo, rinnovando il dolore.

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