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Pdl, tutti i notabili contro Dambruoso

13 gennaio 2010

Dopo il centrosinistra, esplodono i conflitti anche nel centrodestra

Una levata di scudi in piena regola, quella che si è verificata nel Pdl pugliese dopo che i “rumors” dell’incontro di Berlusconi con i vertici del Partito hanno lasciato trapelare che il premier ha indicato senza mezzi termini in Dambruoso il candidato alla prossima sfida elettorale.
Se il centrosinistra si è avvitato nella scelta tra il governatore uscente Nichi Vendola e il democratico Francesco Boccia, gradito anche all’Unione di Centro, e pertanto nelle condizioni di poter allargare la coalizione, le cose vanno perfino peggio sul versante opposto. Dove il fuoco covava sotto la cenere, e dove forse il conflitto non riguarda soltanto la scelta del candidato, ma scelte e concezioni politiche di fondo. Stefano Dambruoso è un nome d’eccellenza, irreprensibile. Però viene dalla società civile, mentre invece gli esponenti del Pdl pugliese rivendicano spazio per la politica.
Il conflitto è scoppiato improvviso e lacerante, quando si sperava che l’investitura diretta di Berlusconi nei confronti di Dambruoso potesse placare gli animi: raramente, anzi forse mai, si è visto che la base del Pdl contestasse le scelte assunte in prima persona dal Cavaliere. E invece è successo. Con un fragore che veramente non ha precedenti.
I primi a muoversi sono stati i protagonisti dell’opposizione in consiglio regionale di questi anni di governo del centrosinistra. Ventisei consiglieri regionali hanno scritto  ai tre coordinatori nazionali (La Russa, Verdini e Bondi) e ai due coordinatori regionali (Amoruso e Distaso) per bocciare la candidatura del magistrato e sostenere invece una candidatura politica. Formalmente, gli organi regionali del Pdl sono chiamati a pronunciarsi su una terna di nomi: oltre quello di Dambruoso, due esponenti di partito di primo piano, come il capogruppo Rocco Palese e il deputato Antonio Distaso.
Oltre la rivendicazione politica i contestatori sottolineano anche la debolezza politica del candidato proposto da Berlusconi. Le sue qualità sono magistrato sono fuori discussione, ma Dambruoso non ha mai fatto politica, non ha un suo elettorato, e per contrastare il centrosinistra – soprattutto se alla fine riuscirà a ritrovare unità e coesione – occorre un candidato politicamente forte, e già conosciuto dall’elettorato. Chi? Oltre a Palese e Distaso, potrebbe riprendere quota l’idea di allargare la coalizione al movimento “Io Sud” dell’ex sindaca di Lecce ed ex coordinatrice regionale di An, Adriana Poli Bortone. Fino ad un paio di settimane fa, sembrava proprio questa l’ipotesi più accreditata, tanto più che i rapporti tra la Poli Bortone ed il ministro Fitto si erano rasserenati, dopo mesi e mesi di mugugni.
La chiave di volta della candidatura del centrodestra sembrava proprio nel ritrovato accordo tra Fitto e Poli Bortone. Poi, ad un certo punto, non se n’è fato più nulla. La Poli Bortone ha giocato d’anticipo, scegliendo di scendere in campo da sola, almeno per il momento, per non restare impastoiata nelle trattative senza fine che stanno paralizzando le altre coalizione. La Poli Bortone potrebbe venire chiamata in soccorso del Pdl, qualora all’interno del partito non si trovasse un’intesa sulla terna dei papabili venuta fuori dal summit di Palazzo Grazioli. Ma potrebbe diventare anche una ciambella di salvataggio per la stessa Udc, qualora non si “quagli” l’ipotesi dell’alleanza con il centrosinistra.
Molto dipenderà dalle scelte e dalle decisioni di Fitto, rispetto al quale si è aperto un piccolo giallo. Il ministro degli affari regionali non ha partecipato alla riunione con Berlusconi. Difficile immaginare che non sia stato invitato, dal momento che l’ex governatore pugliese viene ritenuto uno dei possibili delfini del premier. Nè si conoscono le ragioni dell’assenza di Fitto. Ma non è difficile ipotizzarle: il Ministro era evidentemente al corrente della preferenza di Berlusconi per Dambruoso, che nell’ambito del governo viene sostenuto anche dal ministro Frattini e dal guardasigilli Alfano, di cui è collaboratore. Probabilmente, con la sua assenza Fitto ha voluto rimarcare il suo dissenso nei confronti del capo, o più semplicemente fargli capire quanto  difficile sarebbe stato far digerire al Pdl pugliese un’investitura piovuta dall’alto, e poco rispettosa della storia del partito. domani se ne saprà di più.

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