Salta al contenuto

Se il comune di Foggia dichiara il dissesto / Boccata d’ossigeno ma a pagare saranno i cittadini

17 maggio 2010

Tasse e tariffe alle aliquote massime. Possibilità di mobilità del personale. Riduzione del debito e blocco dei decreti ingiuntivi. Si volterebbe pagina, ma con quali conseguenze per la città?

Cosa accadrebbe se il Comune di Foggia dovesse dichiarare il dissesto finanziario? È questo uno degli interrogativi più d’attualità che in questi giorni gira nei corridoi di Palazzo di Città, dopo l’arrivo della lettera-relazione della sezione regionale della Corte dei Conti, che ha espressamente adombrato questa prospettiva.
Cerchiamo di rispondere dunque a questa domanda, che riguarda ovviamente sia il profilo politico, che quello finanziario ed amministrativo. Per quanto riguarda il primo aspetto, va smentito un luogo comune che si sente parecchio negli ambienti politici: l’eventuale dichiarazione del dissesto finanziario non comporta le dimissioni del sindaco e della giunta, né lo scioglimento del consiglio comunale. È opportuno chiarire anche che soltanto il consiglio comunale (o un commissario prefettizio, ma solo nel caso in cui il consiglio dovesse sciogliersi per altre ragioni) può deliberare lo stato di dissesto. È una decisione che spetta infatti soltanto agli organi politico ed amministrativi, che non può essere assunta né dalla Corte dei Conti, né dal Governo o dal suo rappresentante territoriale (il Prefetto).

A DELIBERARE IL DISSESTO DEV’ESSERE IL CONSIGLIO COMUNALE
Nel caso in cui il consiglio comunale dovesse deliberare il dissesto finanziario, sindaco, giunta e consiglio resterebbe in carica, ma verrebbero affiancati da una commissione espressamente designata dal Ministero degli Interni. La commissione si occuperebbe del disavanzo pregresso, mentre l’amministrazione gestirebbe il bilancio “risanato”, il tutto nei tempi e nei modi che chiariamo meglio appresso.
La sola ipotesi di commissariamento del Comune si verificherebbe nel caso in cui l’amministrazione non dovesse approvare il bilancio di previsione (la cui scadenza è alla fine del mese di maggio): l’eventuale dichiarazione del dissesto congelerebbe invece la scadenza del bilancio stesso, mettendo in modo una procedura del tutto diversa per la definizione e l’approvazione del bilancio stesso.
Fin qui sotto il profilo amministrativo e politico. Le conseguenze maggiori del dissesto finanziario si hanno però sotto il profilo contabile e finanziario. E vediamo come, aiutati in questo anche da una recentissima pubblicazione (chissà se l’hanno sfogliata, a Palazzo di Città) del Ministero degli Interni che si occupa proprio del dissesto finanziario degli enti locali, che pare essere tornato purtroppo di moda.
“La recente crisi globale che ha colpito anche il nostro Paese – si legge nella introduzione dello studio, curato da Elda Karim Danielli e da Maria Giovanna Pittalis -  ha avuto inevitabili ripercussioni anche sugli enti locali che non sempre si sono dimostrati pronti a compensare la diminuzione dei trasferimenti statali con un’azione amministrativa e finanziaria adeguata, spesso, non supportata da strumenti funzionali al nuovo assetto normativo.
Infatti, le Amministrazioni locali hanno ricominciato a deliberare il dissesto finanziario pur di poter rispettare il mandato elettorale a fronte di situazioni finanziarie disastrate.”

IL RECENTISSIMO STUDIO DEL MINISTERO DEGLI INTERNI
“Sempre di più si ricorre al dissesto – scrivono ancora le autrici del saggio – quando la gestione dell’Ente è minata dalle azioni esecutive dei creditori e quando, soprattutto dopo ispezioni e controlli, vi è la necessità di riportare i bilanci comunali nei limiti della legittimità contabile e finanziaria. Decine di Comuni e anche qualche Provincia nell’ultimo semestre hanno valutato la necessità di dissestarsi soprattutto in sede di approvazione di bilancio e dei relativi equilibri che, oggi più che mai, sono difficili da raggiungere e mantenere; purtroppo però non sempre la rinuncia al dissesto è indice di una soluzione alternativa efficace.”
Va detto subito che la disciplina del dissesto finanziario, in precedenza affidata al Testo Unico sugli enti locali è stata largamente emendata e rinnovata dall’andata in vigore della riforma costituzionale in materia di federalismo fiscale.
Una parentesi: l’ipotesi di ricorrere alla dichiarazione del dissesto finanziario dovrebbe essere attentamente valutata dall’amministrazione comunale del capoluogo dauno, non soltanto in se stessa, cioè come possibile strategia di risposta al crescente indebitamento delComune e delle sue aziende e partecipate, ma anche e comunque, nella prospettiva della piena entrata in vigore del federalismo fiscale.
Come si legge nello studio del Ministero, infatti, “il federalismo fiscale introduce un sistema premiante nei confronti degli enti che assicurano elevata qualità dei servizi e livello di pressione fiscale inferiore alla media degli altri enti del proprio livello di governo, a parità di servizi offerti” mentre prevede “nei confronti degli enti meno virtuosi un sistema sanzionatorio che consiste nel divieto di fare assunzioni e di procedere a spese per attività discrezionali. Contestualmente, questi enti devono risanare il proprio bilancio anche attraverso l’alienazione di parte del patrimonio mobiliare ed immobiliare, nonché l’attivare nella misura massima l’autonomia impositiva.”

FORSE È IL CASO DI CAVARSI SUBITO IL DENTE CARIATO
Insomma in un modo o nell’altro saremo costretti a tirare la cinghia. Vista la congiuntura economica generale tutt’altro che favorevole, e considerato che la prospettiva del federalismo fiscale comunque lascia intravedere la necessità di pesanti sacrifici, forse tanto vale cavarsi subito il dente cariato.
I meccanismi innovativi che varranno introdotti dal federalismo sono tanto semplici, quanto critici per gli enti locali poco virtuosi. Come ricordano le curatrici dello studio “con il federalismo fiscale il finanziamento per le Regioni e gli Enti locali dovrà avere riguardo non alla spesa storica, che può comprendere anche sprechi o inefficienze, ma alla determinazione dei costi calibrata sulla base di una gestione mediamente efficiente di una pubblica amministrazione che eroga servizi e svolge funzioni rispettando parametri di media efficienza sulla base del fabbisogno effettivo relativo a ciascun servizio reso. Per gli eventuali costi aggiuntivi rispetto a quelli definiti dallo standard gli amministratori risponderanno direttamente davanti agli elettori.”
La riforma costituzionale che ha prodotto il federalismo fiscale è già in vigore proprio per quanto riguarda la dichiarazione del dissesto finanziario: sono divenuti più complessi i meccanismi per  rientrare dal disavanzo.
Vediamo, innanzitutto, quando ricorrono le condizioni del dissesto: l’articolo 244 del Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, stabilisce che si ha stato di dissesto finanziario se l’Ente, comune o provincia, non può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili, ovvero esistono nei confronti dell’Ente locale crediti di terzi cui non si possa fare validamente fronte né con il mezzo ordinario del ripristino del riequilibrio di bilancio (art. 193 TUOEL) né con lo straordinario riconoscimento del debito fuori bilancio (art. 194 TUOEL).
Nel capo II del titolo VIII del Testo Unico, seguono tutte le norme che disciplinano il dissesto per portare l’Ente al risanamento finanziario, tramite l’azzeramento dell’indebitamento pregresso, e quindi al ritorno alla condizione di ente “sano”.
Una volta che il consiglio comunale approva la dichiarazione di dissesto (che è corredata da una relazione del Collegio dei revisori dei conti che illustra le ragioni per cui vi si è giunti) viene a determinarsi una vera e propria frattura tra il passato ed il futuro. Tutto ciò che è relativo al pregresso, compresi i residui attivi e passivi non vincolati, viene estrapolato dal bilancio comunale e passato alla gestione straordinaria della liquidazione, composta da una commissione di tre membri, nominata con decreto del Presidente della Repubblica.

CON L’AVVENTO DEL FEDERALISMO FISCALE, SITUAZIONE ANCORA PEGGIORE
La commissione elabora e sottopone al Ministero un piano di estinzione con il quale viene azzerata la situazione patologica che ha creato il dissesto, mentre il consiglio comunale approva  una “ipotesi di bilancio” risanato, con cui inizia una nuova vita finanziaria e amministrativa sgombra del peso del passato e con un bilancio corrispondente a tutti i principi di una corretta ed efficiente amministrazione finanziaria. Nel frattempo, vengono sospese le procedure esecutive e i decreti ingiuntivi a danno del Comune e la massa debitoria viene ridotta del 30 per cento. Un bel risparmio, in termini di interessi.
Ma chi paga tutto questo? Purtroppo, i cittadini. Prima dell’andata in vigore della legge di riforma costituzione che ha introdotto il federalismo, lo Stato interveniva in qualche modo per sanare i debiti (il comune poteva contrarre un muro ventennale, con gli oneri totalmente a carico dello Stato). Adesso non più. Il Comune deve farvi fronte da solo, con mutui di cui si assume l’onere per intero, e con politiche fiscali e tariffarie che devono essere poste alle massime aliquote consentite dalla legge. È anche prevista la possibilità  di mettere in mobilità il personale. In pratica, tutto l’onere del risanamento grava sul bilancio comunale.
In particolare, nella prima seduta successiva alla dichiarazione del dissesto e, comunque, entro trenta giorni dalla data di esecutività della delibera di dichiarazione del dissesto, il consiglio dell’ente è tenuto a deliberare, relativamente alle imposte e tasse locali di propria spettanza, le aliquote e le tariffe di base nella misura massima consentita. Dai tributi di propria spettanza viene esclusa la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, per la quale è prevista la determinazione delle tariffe con provvedimento da adottare annualmente sulla base dei costi di gestione del servizio.

QUALI ALIQUOTE SCATTERANNO: AL MASSIMO TARSU ED ICI
Per l’imposta comunale sugli immobili l’Ente deve obbligatoriamente deliberare l’aliquota massima del 7 per mille. La tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani va determinata in misura tale da assicurare complessivamente la copertura integrale dei costi di gestione del servizio. Le tariffe per i servizi a domanda individuale sono individuate in modo da assicurare la copertura del costo complessivo di gestione, con i proventi tariffari e con i contributi finalizzati, almeno nella misura del 36% (attualmente è attorno al 25%).
Per assicurare il riequilibrio del bilancio, il Comune deve inoltre adottare una manovra strutturale di riduzione delle spese correnti.
A tal fine, l’ente è tenuto ad effettuare una rigorosa rivisitazione delle spese, procedendo preliminarmente alla riorganizzazione dei servizi con criteri di efficienza, eliminando sprechi, inefficienze, diseconomie.
Quindi, deve rivedere le dotazioni finanziarie eliminando o, quantomeno riducendo, ogni previsione di spesa che non abbia per fine l’esercizio di servizi pubblici indispensabili.
L’ente dovrà poi verificare accuratamente la situazione economico- finanziaria degli enti, istituzioni e organismi dipendenti, nonché delle aziende speciali, adottando i provvedimenti necessari per l’eventuale relativo risanamento, nel rispetto della specifica normativa in materia.
Relativamente alle spese di personale, l’ente è obbligato a rideterminare la dotazione organica, dichiarando in eccesso e collocando in disponibilità il personale comunque in servizio che risulti in soprannumero rispetto al rapporto medio dipendenti/popolazione, fermo restando l’obbligo di accertare le compatibilità di bilancio.
Insomma, comunque vadano le cose, per l’amministrazione e per la cittadinanza foggiana si prospettano tempi tutt’altro che sereni. La dichiarazione di dissesto finanziario rappresenterebbe senza dubbio un punto di svolta, un mettere punto accapo: ma a pagarne il prezzo sarebbe ancora una volta la città. È senza dubbio qualcosa di più di una patata bollente, di un cerino acceso quello tra le mani del sindaco Gianni Mongelli.
A.D.

Ancora nessun commento

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.