Authority, il calvario continua / La saracinesca chiusa del Governo
Dopo la bocciatura dell’emendamento Bordo alla Camera, la tormentata storia di un sogno che forse non si realizzerà. Evidenti le responsabilità del governo Berlusconi, ma anche il governo Prodi ha le sue colpe.
Il percorso dell’authority per la sicurezza alimentare non è mai stato semplice. Un calvario, una strada irta di spine. A cominciare da quando al governo c’era il centrosinistra ed il consiglio dei ministri era guidato da Romano Prodi.
È fuor di dubbio che spetta a quell’esecutivo il merito di aver varato l’organismo ed averne sancito l’ubicazione a Foggia, ma si giunse a questa decisione troppo tardi, dopo che lo stesso consiglio dei ministri si era dovuto barcamenare tra diverse candidature, in dirittura d’arrivo della legislatura, quando le nuvole all’orizzonte della legislatura preannunciavano già tempesta.
Anche in quella circostanza, a ritardare la decisione fu la solita querelle tra Nord e Sud. I contrasti in seno al Governo non vennero mai fuori apertamente, ma è un dato di fatto che mentre l’allora ministro delle politiche agricole, Paolo De Castro, pugliese, faceva il tifo per Foggia, l’allora ministra della salute, Livia Turco, aderiva al comitato che sosteneva la candidatura di Torino, a sede dell’agenzia. Grazie al lavoro di mediazione svolto dal presidente della Provincia, Carmine Stallone, si riuscì a far convergere tutti i parlamentari meridionali di maggioranza sulla candidatura foggiana: Stallone fu prezioso soprattutto per convincere la Sicilia, che aveva presentato la sua candidatura a fare un passo indietro. Il resto lo fecero il parlamentare socialista Lello Di Gioia e il diessino Michele Bordo. Fu Di Gioia, in particolare a traghettare in commissione bilancio l’emendamento alla legge finanziaria che dotò la costituenda agenzia anche delle risorse finanziarie necessarie per il suo funzionamento.
A volerla dire tutta, le responsabilità maggiori del mancato decollo dell’authority nella legislatura conclusasi prematuramente vanno addossate proprio al Ministero della Salute guidato da Livia Turco.
LA BALBUZIE DEL CENTROSINISTRA, LE INCERTEZZE DI LIVIA TURCO
L’authority fece per la prima volta il suo ingresso ufficiale in una legge dello Stato nel decreto mille proroghe del 31 dicembre 2007, che all’art.11 stabiliva: “A decorrere dal 15 gennaio 2008 l’Autorità nazionale per la sicurezza alimentare assume la denominazione di «Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare», ha sede in Foggia ed è posta sotto la vigilanza del Ministero della salute. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, sono stabilite le norme per l’organizzazione, il funzionamento e l’amministrazione dell’Agenzia.”
Vista la ravvicinatissima scadenza posta dall’esecutivo, soltanto quindi giorni dopo la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale, era lecito supporre che dal Ministero della Salute venissero al più presto predisposto lo schema del decreto attuativo, ma non se ne fece nulla.
La legge di conversione del decreto venne esaminata ed approvata dal Parlamento qualche settimana dopo diventando legge dello Stato il 28 febbraio: l’art.11 venne ulteriormente perfezionato e riscritto come segue: “Il Comitato nazionale per la sicurezza alimentare, di cui al decreto interministeriale 26
luglio 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 231 del 4 ottobre 2007, assume la denominazione di ‘Autorità nazionale per la sicurezza alimentare’ e, a decorrere dal 15 gennaio 2008, si trasforma in ‘Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare’, con sede in Foggia, che è posta sotto la vigilanza del Ministero della salute. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, sono stabilite le norme per l’organizzazione, il funzionamento e l’amministrazione dell’Agenzia. Per lo svolgimento delle attività e il funzionamento dell’Agenzia è autorizzato un contributo di 2,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009 e di 1,5 milioni di euro per l’anno 2010“».
Grazie all’impegno dei parlamentari foggiani, venne anche stabilita una dotazione finanziaria niente affatto trascurabile. Nel frattempo, il “territorio” dando una volta tanto una bella prova di coesione, e superando alcune gelosie istituzionali che si andavano profilando, aveva sciolto uno dei nodi più spinosi: l’individuazione della sede, che avrebbe dovuto essere allocata presso alcuni locali messi a disposizione dal rettore dell’ateneo foggiano, Antonio Muscio, all’interno della sede di via Gramsci.
DAL TERRITORIO UNA RISPOSTA COERENTE E COESA
La neonata agenzia venne festeggiata in pompa magna in campagna elettorale, con una cerimonia che suscitò più di un malumore, visto che venne promossa dal Comune che escluse la Provincia. In realtà, se anziché tagliare nastri i ministri del governo uscente si fossero dati da fare per emanare “le norme per l’organizzazione, il funzionamento e l’amministrazione dell’Agenzia” previste dalla legge, questa sarebbe oggi cosa fatta.
Il resto è storia recente. Prima la scomparsa, nelle pieghe della tante manovre finanziarie del Governo, dei tre milioni di euro destinati all’agenzia foggiana, quindi il dibattito in aula, su un ordine del giorno presentato dall’on. Michele Bordo ed approvato dall’aula di Montecitorio, che impegnava il governo ad emanare entro trenta giorni i decreti attuativi, e ancora l’inserimento dell’authority nell’elenco degli enti da sopprimere, il recupero in extremis con l’emendamento all’ultima legge finanziaria, il regolamento del Ministero della Salute che fa, di fatto, marcia indietro rispetto a quanto previsto dalla legge con il declassamento dell’agenzia ad una semplice funzione attribuita ad una direzione ministeriale, e dulcis in fundo, nonostante il voto bipartizan di alcuni parlamentari meridionali del centrodestra, la bocciatura dell’emendamento presentato dall’on. Bordo alla legge sulla competitività del settore agroalimentare nel quale veniva disposta l’immediata attuazione della legge istitutiva dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Alimentare.
C’è da dire che, se il precedente governo di centrosinistra sulla questione dell’authority aveva balbettato, quello guidato da Berlusconi è stato se non altro coerente: saracinesca sempre abbassata di fronte ad una prospettiva che, vale la pena ricordarlo, è stata sempre vista come fumo negli occhi dalla Lega Nord, i cui ministri hanno più volte prospettato candidature alternative a quella del capoluogo dauno, come Verona e la stessa Parma, che già ospita l’Efsa, agenzia europea per la sicurezza alimentare.
Luciano Ventura