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Il ruolo dell’informazione locale, di Michele Campanaro


Su Facebook c’è un bellissimo intervento parlato del collega Davide Leccese sul diritto all’informazione dei media foggiani. Un profondo momento di riflessione di Davide che condivido pienamente. Il mondo dell’informazione locale in questo ultimo decennio ha conosciuto una grande trasformazione, che lo ha reso meno articolato e più complesso e, nel contempo, più bisognoso di regole e norme valide per esso, ma utile anche per la società. Da anni sostengo che l’informazione è motore fondamentale dello stesso sviluppo sociale, nutre le imprese, le istituzioni, le grandi e piccole organizzazioni della società, i cittadini. Assai più che nel passato essa è condizione indispensabile per formare un’opinione, per valutare un fenomeno, per operare scelte, e come sosteneva Einaudi: ”Conoscere per deliberare”. Nella società odierna, o si è cittadini informati o non si è cittadini. La nostra informazione locale, nello specifico radiotelevisivo, registra un forma quasi abulica. Non riesce a dare voce e dignità a chi non ne ha.
E’ una informazione che amplifica solo i messaggi di chi ha già “audience”, tradisce uno dei suoi ruoli essenziali che è quello di portare alla ribalta i problemi di tutti, anche di quelli che non “fanno notizia”. Ripeto spesso che diventare oggetto di notizia è spesso premessa per diventare soggetto di diritto. Invece si assiste allo spettacolo di cittadini che non solo non sanno nulla, ma non cercano nemmeno di sapere le cose che dovrebbero sforzarsi di sapere, per tutelare i propri diritti.
Nel suo intervento su Facebook, Davide Leccese, si sofferma anche sulla memoria storica del giornalista, il riferimento è alla campagna elettorale in corso, infatti nessun collega si è preoccupato di dare spazio ai programmi dei tantissimi candidati sindaci. Nessun riferimento alla “campagna acquisti” dei candidati consiglieri, dove tra un piatto di lenticchie e un valzer avviene la metamorfosi della casacca, ma nessun riferimento ai mille candidati consiglieri. Dopo Tangentopoli oramai tutti si sentono in dovere di candidarsi per risanare, risollevare, rispalmare, questa città brutta sporca e noìosa, non sono mie considerazioni mai i tanti slogan che si leggono in città. I prodi mille candidati consiglieri, in molti senza una formazione politica,  si ritengono la “manna” dell’amministrazione della cosa pubblica. E’ brutto vedere sui manifesti volti giovanissimi con slogan vecchi. La politica non è un momento di goliardia, è ben altro. Ecco questo va detto a chi dovrà rappresentarci tra gli scranni di Palazzo di città. Ed invece le tivù locali ci propongono l’eterno spettacolo della disinformazione.
La nostra professione si differenzia dalle altre per un motivo ben precipuo: siamo autonomi nei confronti di tutti i “poteri”.
Resto più che convinto che nessun cittadino sia in grado di fruire pienamente dei diritti all’informazione, che gli sono assicurati in un sistema democratico, se non è aiutato da noi.

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