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Capodogli spiaggiati, responsabili le manovre militari?

14 dicembre 2009

Foce Varano come la Tanzania: anche lì i cetacei sono stati disorientati dai sonar. Un’ordinanza della Capitaneria di Porto di Termoli vietava la navigazione proprio a causa di esercitazioni aeree. Le autorità devono dare una risposta.

Il mistero dei capodogli spiaggiati si infittisce. Anzi, si ha l’impressione che tra la preoccupazione provocata dalla necessità i smaltire le enormi carcasse, i possibili rischi per la salute pubblica e via dicendo, si voglia far decantare il vero nocciolo del problema, che riguarda le cause dello spiaggiamento, cause che potrebbero essere in qualche modo collegate al Gargano stesso, teatro del fenomeno.
Ma procediamo per ordine, cominciando col cercare di capire se si tratti di un evento eccezionale, o se si siano verificati fenomeni analoghi. Gli esperti sono stati concordi nel sottolineare che non si tratta di un fenomeno che si verifichi spesso, ed hanno ragione. Almeno in queste dimensioni, è la prima volta che nell’Adriatico è successa una cosa del genere. esistono però precedenti, anche recenti, che riguardano altri cetacei. Durante l’estate di tre anni fa, dieci delfini vennero rinvenuti morti sulle spiagge adriatiche comprese tra il litorale del Basso Veneto e le coste delle Marche in soli dieci giorni. Anche in quella occasione,gli esperti paventarono la possibilità che quella morìa  fosse stata provocata da un virus, ma si parlò anche della possibilità di un avvelenamento provocato dal TBT (un prodotto chimico molto tossico usato per impedire agli organismi marini di attaccarsi alle chiglie delle imbarcazioni) o dai sonar dei sottomarini.
Tutti i delfini vennero ritrovati in avanzato stato di decomposizione, per cui non fu possibile accertare le cause della morte e neanche stabilire se vi fosse una relazione tra i diversi ritrovamenti.

UN EVENTO ECCEZIONALE, MA PROPRIO PER QUESTO L’UOMO “C’ENTRA”
Eccezionale nell’Adriatico, il fenomeno è però molto frequente in altri mari, come quelli australiani, dove si sono verificati episodi che ricordano molto di più rispetto al caso dei delfini quanto è successo la scorsa settimana a Foce Varano. A marzo era successo a 140 balene arenarsi sulla costa Naracoopa, nelle King Island, a nord-ovest della Tasmania. Era stato l’ultimo spiaggiamento di cetacei di una lunga serie: a gennaio 48 capodogli erano spiaggiati nell’isola di Perkins ed erano morti tutti, com’è successo sul Gargano,  dopo una straziante agonia e vani tentativi di salvarli.
Si è trattato del più grande spiaggiamento di capodogli in Tasmania dopo quello del 1998 quando 66 di questi grandi cetacei si arenarono nella Ocean Beach vicino a Strahan. Solo tre mesi prima, 155 balene erano andate a morire nella spiaggia di Sandy Cape sulla West Coast, altre 32 erano state salvati da un pescatore che aveva messo a disposizione la sua barca ad esperti di cetacei che la avevano utilizzata come “un capo-branco” in mare. Una ipotesi purtroppo impraticabile qualche giorno fa, sulle coste garganiche, anche a causa delle cattive condizioni meteo.
Le cause degli spiaggiamenti australiani sono però abbastanza note, e chiamano in causa il sonar e l’eccessiva concentrazione di navi militari nella zona interessata al fenomeno, tanto è vero che già nell’ottobre 2005, la Royal Australian Navy aveva promesso di evitare ogni operazione nelle aree di permanenza dei cetacei, dopo che un rapporto del dipartimento dell’ambiente aveva evidenziato che la causa della morte di 145 balene e delfini a Marion Bay sulla East Coast era stata determinata dai forti rumori sottomarini causati dai sonar e dalle attività dalle navi militari.
Una ragione analoga potrebbe essere alla base di quanto è accaduto negli scorsi giorni a Foce Varano.
Una dichiarazione importante è quella, rilasciata all’agenzia Adnkronos, di Giuseppe Notarbartolo di Sciara, presidente del Comitato Scientifico di Accobams, acronimo che sta per “Accordo per la Conservazione dei Cetacei del Mar Nero, Mar Mediterraneo e Zona Atlantica Contigua.” Secondo Notarbartolo di Sciara, che viene ritenuto uno dei maggiori esperti del settore, “un evento come lo spiaggiamento dei sette capodogli sulle coste del Gargano deve considerarsi eccezionale. Fenomeni di questo tipo sono frequenti negli oceani ma sono un’assoluta rarità nel Mediterraneo, basti pensare che l’ultimo nel nostro mare risale all’800, avvenuto sempre nell’Adriatico”.

POTREBBERO ESSERE STATE VIOLATE NORME INTERNAZIONALI
Nel tentativo di risalire alle ragioni del grave episodio garganico, l’esperto fa un ragionamento che non fa una grinza, dal punto di vista logico: la rarità dell’evento “ci porta a supporre che lo spiaggiamento per cause naturali sia improbabile, perché in tal caso sarebbero più frequenti. La direzione nella quale ci stiamo rivolgendo è che un evento come questo sia legato all’immissione in mare di suoni a grande intensità, causati o da esercitazioni navali o da prospezioni acustiche per la ricerca di giacimenti di petrolio. Occorre però aspettare i risultati delle autopsie da parte dell’Università di Padova e di Las Palmas per avere dei riscontri.”
Notarbartolo di Sciara conclude con un interessante accenno alle implicazioni legali e giuridiche che verrebbero provocate dall’eventuale accertamento che la ragione dello spiaggiamento sia tra quelle ipotizzate, e cioè dovuta a esercitazioni navali o a ricerche di petrolio. In  questo caso, si potrebbe trattare di una violazione di norme internazionale perché, precisa l’esperto, “se così fosse esistono leggi nel Mediterraneo e in Italia che proteggono questi animali e che quindi chi conduce queste attività deve rispettare”.
Sta di fatto che la zona in cui si è verificato lo spiaggiamento era effettivamente utilizzata per esercitazioni militari, anche se non navali, ma aeree. Ad adombrare questa ipotesi è stato il sito cagnananovarano.org che pubblica il testo di una Ordinanza emessa dalla Capitaneria di Termoli il 20 Novembre scorso (avente ad oggetto “Interdizione specchio acqueo per attività velivolo A.M. senza pilota a bordo”) , il cui si legge, che “il comandante della Capitaneria di Porto di Termoli, Raffaele Esposito, ha interdetto alla navigazione lo specchio d’acqua situato di fronte la costa tra Campomarino, Marina di Chieuti e Lesina. Da domani martedì 1 Dicembre fino al 31, dalle ore 9 alle 18 di ogni giorno, sarà interdetto il transito e la sosta nella zona di mare interessata dal divieto, per lo svolgimento di un’esercitazione militare con velivolo a pilotaggio remoto (APR), guidato via satellite, senza pilota a bordo. L’attività organizzata dal 32° Stormo dell’Aeronautica Militare “Amendola” di Foggia, consisterà nel sorvolare l’area di mare interessata dall’ordinanza di divieto, pertanto – si legge nella nota della Guardia Costiera di Termoli – gli organi preposti alla sicurezza, nell’eventualità di un’emergenza e nel caso di un possibile ammaraggio hanno deciso di prendere la presente precauzione. Dal divieto sono esclusi naturalmente i mezzi militari e di soccorso.”
Il fatto che si trattasse di esercitazioni aeree, e non di manovre navali né, tantomeno, di esercitazioni sottomarine lascia supporre che si tratti di una semplice coincidenza. Ma  se non è stato il velivolo senza pilota, a provocare il disorientamento dei capodogli, cosa è stato? In un modo o nell’altro pensiamo che da parte delle competenti autorità debba giungere una risposta.

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