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Puglia matrigna? Ma un po’ ce lo meritiamo

23 dicembre 2009

La Capitanata sconta anche l’impressionante leggerezza della sua classe politica. E la sua scarsa capacità di coesione.

Ha parlato decisamente fuori dei denti il presidente dell’associazione provinciale degli industriali di Capitanata, Eliseo Zanasi, nel corso della consueta conferenza stampa di fine anno. Un discorso, il suo, dai toni più spiccatamente politici che non economici. Una discorso tanto “politico” che a molti degli astanti è venuto fatalmente in mente un interrogativo: cosa sarebbe successo se anziché “solo” presidente dell’associazione di categoria degli industriali e della Camera di Commercio, Eliseo Zanasi, fosse stato, oggi, anche il sindaco di Foggia?
Come si ricorderà, alla vigilia delle elezioni amministrative della scorsa primavera, Zanasi è stato per molte settimane in predicato di essere il candidato del centro sinistra nella sfida per il governo della città. Ricorderete, anche, come andarono le cose: Zanasi fu “sconsigliato” ad accettare la candidatura dalla maggior parte del mondo economico e finanziario cittadino, e dunque fu costretto a fare marcia indietro dopo aver fatto più di un pensierino sulla opportunità politica che gli veniva offerta. Il meno che si possa pensare è che, qualora Zanasi avesse accettato la candidatura ed avesse vinto le elezioni e fosse, dunque, oggi il sindaco della città capoluogo avrebbe gettato, con quanto ha detto nella sua conferenza stampa di fine anno (che è anche l’ultima del suo mandato quadriennale, ormai alla scadenza), un autentico cerino acceso sulla campagna elettorale per il rinnovo del consiglio regionale che è ormai alle porte.

ZANASI SPARA AD ALZO ZERO
Delle forti dichiarazioni rilasciate da Zanasi durante l’incontro con i giornalisti, abbiamo già compiutamente riferito nel giornale di ieri. Qualche ulteriore riflessione, però, la ferma presa di posizione politica del presidente di Assindustria, la merita senz’altro. Soprattutto per il duro atto d’accusa pronunciato all’indirizzo della Regione Puglia. Zanasi ha rilanciato la tesi della “Puglia matrigna” che il nostro giornale va sostenendo da mesi, attribuendone le ragioni alla “leggerezza” politica della nostra classe dirigente a Bari. Secondo il pluri-presidente, la Capitanata è stata penalizzata in alcune nevralgiche operazioni di sviluppo (come la diga di Piano di Limiti, o come l’aeroporto Gino Lista) dal fatto che la sua rappresentatività in seno al governo regionale pugliese è prossima allo zero. Con Vendola, la provincia di Foggia ha avuto soltanto un assessore in giunta, la cerignolana Elena Gentile. Anche il governatore del centro sinistra si è comportato come i suoi predecessori di centro-destra.
Zanasi ha chiesto per la prossima legislatura regionale almeno quattro assessori espressi dal territorio da uno, minacciando, nel caso in cui la Capitanata non venga adeguatamente rappresentata nell’esecutivo, che gli industriali faranno un  pensierino all’ipotesi della Moldaunia, ovvero alla progetto che mira ad unificare la Capitanata con il Molise.
Zanasi ha messo il dito nella piaga. C’è solo da capire se la progressiva marginalizzazione politica della provincia di Foggia sia il frutto del destino cinico e baro, oppure di una particolare volontà penalizzatrice della classe dirigente regionale, e di quella barese, in particolare, oppure se il problema non risieda proprio nella classe dirigente della provincia di Foggia.
Potremo anche non avere molti assessori, è vero. Però abbiamo i consiglieri regionali che ci vengono assegnati dallo statuto regionale e non dalla volontà politica del governatore: cos’hanno fatto, in questi cinque anni, i nostri rappresentanti istituzionali alla Regione Puglia?

MANCA UN PROGETTO STRATEGICO DI SVILUPPO
E il peggio è che mancano progetti strategici di sviluppo, oppure, quando ci sono, non ottengono quella mobilitazione, quell’attenzione che invece meriterebbero.
Qualche giorno fa, l’assessore provinciale alla programmazione, Leonardo Di Gioia, si è lamentato dell’atteggiamento della Regione Puglia in merito alla ripartizione ed alla destinazione dei fondi comunitari per il settennio 2007-2013. La Provincia ha preparato un bel parco progetti, che sarebbero tutti rapidamente cantierizzabili: ma secondo Di Gioia la Regione vuol decidere di testa sua in merito ai finanziamenti comunitari. Nonostante l’intera interistituzionale a suo tempo sottoscritta proprio con la Provincia (che era però allora governata dal centrosinistra) e  nonostante che le progettualità maturate nei diversi territori provinciali siano il frutto di un’approfondita concertazione che ha visto impegnate in maniera paritetica le istituzioni locali è le forze sociali.
Fatta salva una richiesta di convocazione urgente della commissione consiliare competente formulata dal consigliere regionale socialista, Pino Lonigro, quella di Di Gioia è però rimasta la classica voce nel deserto. Non un grido, non una mobilitazione, non una presa di posizione anche da parte di organismi solitamente attenti ai problemi dello sviluppo, quali le organizzazioni sindacali.
Le istanze di sviluppo della Capitanata si trovano oggettivamente schiacciate tra l’incudine di un Governo nazionale che finora ha assolutamente trascurato i problemi della nostra terra (due esempi sututti: il mancato finanziamento della diga di Piano dei Limiti che è dovuto al taglio dei fondi ha portato al piano irriguo nazionale ponte ed il mancato avvio dell’agenzia nazionale per la sicurezza alimentare che nella scorsa legislatura il Parlamento aveva localizzato a Foggia) ed il martello di una volontà regionale che spesso cede ai localismi e all’esasperante competizione tra i territori subregionali.
Da questo tunnel si può uscire soltanto attraverso una presa di coscienza diffusa e attraverso un rilancio del ruolo della politica che negli ultimi anni, al di là di ogni considerazione che si può fare sulla maggiore o minore efficienza della classe dirigente, è venuta meno alla sua funzione di governo dei processi di sviluppo e di futuro del territorio, preferendo piuttosto indulgere alle piccole polemiche quotidiane, alla logica del muro contro muro.

ANCHE IL MONDO DELL’ECONOMIA DEVE FARE LA SUA PARTE
Anche il mondo dell’economia, però, deve fare la sua parte. Zanasi lo ha argutamente sottolineato quando ha parlato della questione dell’aeroporto Gino rise lista. Il presidente è parso piuttosto scettico sulla possibilità che lo scalo aeroportuale metta effettivamente radici. Ha detto chiaramente che il trasporto aereo a Foggia durerà fino a quando dureranno i contributi alle compagnie aeree che attualmente operano sullo scalo foggiano.
Secondo Zanasi, l’aeroporto può avere un futuro soltanto se sarà realizzata la seconda pista (altra questione lasciata del tutto in sospeso dalla Regione). Però il presidente ha puntualizzato che, per quanto riguarda l’aeroporto “anche il sistema economico deve fare la sua parte”.
Un sistema economico che, va detto anche questo, negli ultimi anni appare sempre più chiuso in se stesso, sempre meno propenso a svolgere una funzione, per così dire, sociale.
È esemplare, quanto a questo, la gravissima crisi che sta attraversando la squadra del Foggia e l’assoluto disinteresse manifestato dagli industriali quando praticamente disertarono una riunione che era stata convocata ad hoc dal sindaco Mongelli. Per farsi sentire dalla regione occorre certamente una più adeguata rappresentanza politica in seno al governo pugliese. Ma occorre anche, forse soprattutto, essere compatti, uniti come sanno esserlo gli altri pugliesi, e in modo particolare i baresi e i salentini. Paradossalmente, per far valere le nostre ragioni in Puglia, dobbiamo essere più pugliesi.

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