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Autunno pugliese

28 dicembre 2009

Annullata l’assemblea regionale tra urla e proteste. Mai il centrosinistra aveva vissuto un momento così difficile. Il numero due del Pd, Scalfarotto: “Decisioni kamikaze, Vendola ed Emiliano sono due risorse che non si possono contrapporre”.

È finita a pesci in faccia, e la ricucitura appare sempre più difficile. È finita con l’assemblea regionale rinviata a data da destinarsi, mentre i sostenitori di Nichi Vendola occupavano rumorosamente la sala dell’Hotel Excelsior di Bari, dove l’assise avrebbe dovuto svolgersi, e Sergio Blasi e Michele Emiliano si riunivano in un serrato faccia a faccia, probabilmente per mitigare le pretese di unanimità avanzate dal sindaco di Bari quale condizione per accettare l’eventuale investitura da parte dell’assemblea regionale. Si parla di un “quorum” dell’80 per cento che accontenterebbe Emiliano, ma vista l’aria che tira, anche questa è una percentuale piuttosto a rischio.
È finita che peggio non si poteva: per il Pd, per il centrosinistra che sembra ormai incamminato verso una lotta fratricida da cui potrà trarre giovamento soltanto il Pdl. È finita ancora peggio per Sergio Blasi, il cui esordio alla guida del Partito democratico pugliese non sembra destinato a restare negli annali della storia politica regionale.
Altro che primavera pugliese, qui siano all’autunno, un autunno che preconizza un lungo e rigido inverno.

LA LUCIDA ANALISI DI IVAN SCALFAROTTO
La diagnosi più lucida, e forse perfino più spietata, del drammatico momento che sta vivendo il centrosinistra pugliese giunge dal numero due del Pd, Ivan Scalfarotto, e si tratta di un’analisi assolutamente in linea con il nostro commento di qualche giorno fa, quando abbiamo scritto che il Pd ha fatto di tutto per cacciarsi in un vicolo cieco che potrebbe avere un esito pesantissimo dal punto di vista elettorale.
Scalfarotto, che è originario di Foggia e dunque segue con particolare trepidazione le vicende pugliesi parla di “decisioni kamikaze che i nostri elettori non comprendono e non giustificano”, sottolineando come “il Partito democratico si è cacciato in una situazione che pare la Legge di Murphy applicata alla politica: tutto quello che poteva andar storto è andato storto.”
Ed è precisamente quanto avevamo scritto, rilevando l’assurdità di una situazione in cui si è privilegiata una improbabile formula (la coalizione allargata ai centristi dell’Udc, che però non vogliono saperne di Vendola), senza preoccuparsi di individuare preventivamente il timoniere.
Scalfarotto punta anche l’indice contro il malvezzo di concordare a Roma intese che è poi difficile trasferire in periferia. La critica, pur senza che il vicepresidente democratico lo dica espressamente, è al deus ex machina del Pd pugliese, Massimo D’Alema, che non si è reso conto che dando il benservito a Vendola faceva incamminare tutto il centrosinistra in una strada rischiosissima: “Se vogliamo tornare a comprendere i territori e a vincere nelle Regioni, – dice ancora il vice di Bersani – invece che incartarci su nomine romane, dovremmo tornare rapidamente a decisioni prese localmente e dal basso utilizzando ampiamente le primarie che sono nel Dna, oltre che nello Statuto, del partito democratico.”
“Avere nella stessa regione due personaggi della levatura di Vendola e Emiliano dovrebbe essere una risorsa straordinaria per qualsiasi coalizione politica – conclude Scalfarotto – salvo ovviamente che non li si annulli mettendoli l’uno contro l’altro facendoli apparire come due galli nello stesso pollaio.”

MICHELE EMILIANO CHIEDE L’UNANIMITÀ
Non si conoscono bene le ragioni dell’annullamento dell’assemblea regionale del Pd da cui doveva sortire la fatidica decisione: se puntare sul sindaco di Bari, Michele Emiliano, allargando così la coalizione anche ai centristi e all’Idv, o se accettare l’autocandidatura di Nichi Vendola. I lavori avrebbero dovuto svolgersi a porte chiuse, a testimonianza del clima surriscaldato che si respira negli ambienti democratici. Probabilmente l’annullamento (non è chiaro neanche se si tratti di un semplice rinvio o di un annullamento tout cort) è maturato per dare all’assemblea regionale la possibilità di pronunciarsi in un clima, se non più sereno, almeno più chiaro. Alle 17, ora in cui avrebbe dovuto cominciare l’assemblea, la sala nella quale avrebbero dovuto riunirsi soltanto i 126 delegati era piena di semplici iscritti del Pd e di un folto gruppo di sostenitori di Vendola, che l’hanno poi occupata.
A cercare di motivare le ragioni dell’annullamento è stata la deputata Cinzia Capano’: “Non siamo nelle condizioni di svolgere l’assemblea. Siamo in una fase assai delicata, c’è l’esigenza di parlarsi con grande franchezza, ed è diritto-dovere di ogni organismo dirigente condurre questa discussione con molto senso di responsabilità e misura, per cui il segretario del partito ha ritenuto che quelle di oggi non fossero le condizioni per affrontare una discussione.”
A far crescere ancora di più la tensione era stata l’iniziativa di Michele Emiliano che, con un sms inviato domenica notte ai componenti dell’assemblea, dopo avere solo qualche ora prima dichiarato di accettare la candidatura senza riserve – aveva fatto sapere che, qualora non fosse stata una scelta unanime sul suo nome, si sarebbe fatto da parte, lanciando di fatto la candidatura del suo “amico-nemico”, il governatore uscente Vendola.
“Ho riflettuto a lungo, – scrive Emiliano nel messaggio affidato al cellulare – ed ho deciso che chiederò il voto all’unanimità. Non posso sostenere una responsabilità del genere senza unanimità. Altrimenti proporrò all’assemblea di indicare un altro candidato e in particolare Vendola. Non posso accettare un peso così grande senza adeguato sostegno. Troppe polemiche interne ucciderebbero il mio ruolo e la campagna elettorale. Persino Boccia ha detto che i suoi si asterranno. Tutto quello che potevo fare l’ho fatto adesso è l’ora di decidere, altrimenti sarò felicemente ancora sindaco senza rimpianti.”

LEVATA DI SCUDI CONTRO IL “LODO EMILIANO”
La matassa è diventata così ingarbugliata che non è detto che, quand’anche  ottenesse l’unanimità invocata, o il quorum dell’80 per cento si cui si starebbe negoziando, la candidatura di Emiliano sarebbe costretta a navigare in acque tranquille. La coalizione non è composta soltanto dal Pd, e sta provocando un sacco di malumori sia dentro che fuori il centrosinistra, la condizione posta dal sindaco di Bari per la candidatura, ribattezzata “Lodo Emiliano”, ovvero una modifica alla legge elettorale regionale che dia la possibilità ai sindaci di candidarsi, ma senza doversi preventivamente dimettere dalla loro carica.
La possibilità che il “lodo” ottenga il voto favorevole del consiglio regionale è piuttosto problematica. Il governatore Vendola l’ha definita “una porcata”, il centrodestra ha detto no, 14 consiglieri regionali del centrosinistra (Vito Bonasora (Sl), Cosimo Borraccino (Csp), Carlo De Santis (Sl), Aurelio Gianfreda (Sa), Onofrio Introna (Sdi), Pino Lonigro (Sdi), Michele Losappio (Sl), Piero Manni (Prc), Pietro Mita (Prc), Donato Pellegrino (Sdi), Arcangelo Sannicandro (Sl), Michele Ventricelli (Sl), Francesco Visaggio (Nuovo Psi) e Giuseppe Cioce (Sd)) hanno sottoscritto un documento nel quale hanno dichiarato “la loro indisponibilità a votare favorevolmente l’emendamento con il quale si intende modificare la legge elettorale facendo venir meno il principio della “ineleggibilità” dei sindaci e dei presidenti delle Province.”
Il gruppo ha anche chiesto che la legge regionale non preveda alcun tipo di sbarramento.
Allo stato delle cose, sta diventando sempre più verosimile terza ipotesi, oltre quelle di Emiliano o Vendola, ed è quella che piace di più al Pdl ed al centrodestra: l’ipotesi Emiliano e Vendola, entrambi candidati, entrambi per il centrosinistra, ma con un centrosinistra irrimediabilmente diviso, ed irrimediabilmente sconfitto. Visto come si è maledettamente complicata la faccenda, al momento è forse l’ipotesi più verosimile.

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