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Centrosinistra alle primarie. Alle urne 17 o il 24 gennaio

29 dicembre 2009

Il segretario regionale Blasi anticipato da Emiliano. La svolta arriva dal sindaco di Bari, che spiazza tutti. Coro di sì: dallo stesso Vendola, alla Federazione della Sinistra, ai mariniani. Ma che figuraccia per Blasi e D’Alema.

Ma chi comanda nel Partito democratico pugliese? All’indomani della figuraccia rimediata all’Hotel Excelsior (l’annullamento della seduta dell’assemblea regionale è stato deciso senza che che chi ha assunto la decisione fosse neanche presente in sala), i vertici del Pd ne combinano un’altra. Della serie: la mano destra non sa quello che fa la mano sinistra.
Ma andiamo per ordine. In mattinata si sparge la voce (ufficiosa) che l’assemblea regionale sarebbe stata riconvocata per il 7 gennaio. Notizia non secondaria, visto che alcuni giornali, commentando quanto successo lunedì pomeriggio all’Excelsior avevano sostenuto che l’organismo dirigente regionale del Pd sarebbe stato sì riconvocata, ma in una data ed una località segrete.
Qualche ora dopo, il dietro front. Clamoroso. Che non giunge però, come sarebbe stato lecito aspettarsi, dal segretario regionale Blasi, sempre costretto in questi giorni ad inseguire le truppe che pure dovrebbe guidare, ma dal presidente, Michele Emiliano, sindaco di Bari e possibile avversario di Nichi Vendola. Più che un dietro-front, si tratta di un’autentica svolta, che accade davanti ai giornalisti, che chiedono ad Emiliano di commentare il terribile lunedì vissuto dal suo partito. Davanti a microfoni e taccuini, Emiliano stupisce tutti: “Se Vendola proprio ci tiene, vuol dire che faremo le primarie.”

DA EMILIANO UNA PROVA DI SAGGEZZA ED INTELLIGENZA POLITICA
Un bel colpo ed anche una bella prova di saggezza ed intelligenza politica: vista l’impasse in cui era precipitato il Pd, vista la quasi inevitabile spaccatura che lo scontro tra Vendola ed Emiliano avrebbe determinato tanto all’interno del Pd quanto in seno all’intero centrosinistra pugliese, tanto vale andare alle primarie, che a questo punto diventano davvero il male minore. A determinare l’assenso del sindaco del capoluogo regionale è stata probabilmente anche la presa d’atto che dentro il partito non c’era l’unanimità che egli stesso aveva chiesto attorno alla sua candidatura con il famoso sms di domenica sera e nemmeno quell’80 per cento negoziato con il segretario Blasi nel lungo faccia a faccia di lunedì pomeriggio. Emiliano non è stato tuttavia affatto tenero con Vendola, accusandolo di voler spaccare anche il Pd ed il centrosinistra, dopo aver spaccato il suo partito.
Non si è fatta attendere la risposta del governatore, ovviamente positiva: Vendola ha anche proposto una data per la chiamata alle urne del popolo del centrosinistra: il 17 gennaio. La data non è casuale, perché sue giorni dopo il consiglio regionale dovrà prendere in esame il “lodo Emiliano”, definito anche “Emilianum”, ovvero la modifica alla legge elettorale regionale che dovrebbe consentire ad Emiliano di candidarsi alla presidenza della Regione anche da sindaco di Bari: l’attuale sistema prevede l’ineleggibilità di sindaci e presidenti di provincia.
È possibile che sia proprio questo il prezzo che Vendola e le sue truppa dovranno pagare alla intesa sulle primarie: sostenere in consiglio regionale la modifica del sistema elettorale. Quattordici consiglieri dell’area socialista e comunista hanno già detto no, ma potrebbero ravvedersi qualora sull’altro piatto della bilancia venga messo l’azzeramento dello sbarramento elettorale (del 4 per cento) che precluderebbe alle forze politiche minori la possibilità  di essere rappresentate in consiglio regionale.

BLASI E D’ALEMA I VERI SCONFITTI
Sulla data non è stata comunque ancora raggiunta un’intesa. In una dichiarazione dettata alle agenzia nel tardo pomeriggio, Emiliano ha fatto sapere di preferire invece il 24 gennaio, e non il 17 proposto da Vendola. È evidente che il sindaco di Bari vuole prima incassare il voto favorevole del consiglio all’emendamento che gli consentirebbe di mantenere la fascia tricolore.
C’è aria di disgelo, comunque, tra il Pd ed la sinistra. D’accordo con la proposta di Emiliano è anche la Federazione della Sinistra: “Non sarebbe male – ha detto il portavoce della FdS, Paolo Ferrero – se il Pd facesse la propria parte per mettere fine a questa vergognosa farsa che si sta recitando in Puglia. Si facciano le primarie. E sia chiaro che chi partecipa alle primarie poi fa parte anche della coalizione elettorale.”
Giudizi positivi emergono anche dallo stesso Pd. Se la strada delle primarie era stata indicata dal vicesegretario nazionale Ivan Scalfarotto e dal deputato Gero Grassi, un sì senza condizioni arriva anche dalla componente di minoranza che in sede congressuale ha sostenuto la mozione Marino:  ed esponenti della mozione Marino. “Fallito il tentativo di proporre soluzioni politiche preconfezionate – sostengono in una nota la deputata  Anna Paola Concia, Enrico Fusco, Fiammetta Fanizza, Patrizia Calefato e Angelita Simone, delegati all’Assemblea regionale del Pd pugliese – occorre ammettere che solo con le primarie il Pd può recuperare equilibrio e pluralismo e lottare, tutti insieme, per vincere le regionali 2010 in Puglia.” Ma che è tutt’altro che scontato il voto dell’intero Pd per Emiliano lo si intuisce dal passaggio successivo della nota dei mariniani: “Accanto alla giusta candidatura del presidente uscente Vendola, sarà l’Assemblea regionale del Pd che dovrà scegliere democraticamente il nome del suo candidato alle primarie. Per ridare voce a chi l’ha persa nella brutta giornata di ieri. La proposta di Vendola per le primarie il 17 gennaio, ci sembra assolutamente ragionevole’.
Tutto è bene, dunque, quel che finisce bene? Non proprio. La convergenza sulle primarie dei due competitori Emiliano e Vendola senza dubbio rincuora il centrosinistra, nella speranza che chiunque venga sconfitti accetti di sostenere poi cavallerescamente il vincitore. Una dichiarazione d’intenti, in questo senso, l’ha già fatta Emiliano, che ha dichiarato la sua disponibilità a sostenere lealmente Vendola, qualora sia il governatore a vincere le primarie.
Ma ad uscire sconfitti da questa storia sono i tessitori dell’improbabile trama che ha portato a questo psicodramma che sa tanto di tragicommedia: il segretario regionale Blasi ed il deus ex machina  D’Alema. Comunque vadano le cose il 17 gennaio, si faccia o no l’assemblea regionale (che a questo punto non si capisce più a cosa servirà, visto che i tempi sono già strettissimi per organizzare le primarie), Blasi e D’Alema hanno perduto. Malamente.

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