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Authority alimentare: le ragioni dei veneti, le ragioni dei pugliesi

30 dicembre 2009

Un blog serve sempre a confrontarsi, e certe volte anche a discutere vivacemente. Ci scrive il lettore Diego, che non qualifica la sua provenienza geografica ma dalle cose che dice pensiamo che difficilmente sia nato nel Mezzogiorno. Il nostro lettore difende (e ne ha evidentemente tutto il diritto) la scelta del Ministro Zaia di portare l’authority a Verona, strappandola a Foggia, così commentando l’articolo con cui, sul blog e sul giornale, avevamo dato notizia dell’improvvisazione accelerazione impressa dal Ministro.
Riferendosi al nostro titolo “il ministro Zaia si porta l’authority in Veneto”, Diego osserva che “prima di tutto semmai fu l’allora ministro pugliese Paolo De Castro che per avantaggiare la sua regione e il suo elettorato scippò, durante il governo Prodi, la sede a Verona, sede che fu assegnata dal precedente ministro Gianni Alemanno, naturalizzato romano ma pugliese di nascita. Zaia non fa altro che confermare la decisione del precedente governo Berlusconi stravolta dal caduto governo di centro-sinistra.”
“In secondo luogo – aggiunge Diego – non è realistico né giusto assegnare a Foggia la sopracitata authority, che indubbiamente merita  Verona e il Veneto intero. I dati riferiti al Veneto parlano chiaro. Il Veneto è ai vertici della produzione agricola italiana, con una Produzione Lorda Vendibile di circa 5 miliardi 50 milioni di euro l’anno, il 10 per cento del totale nazionale, primi nel settore della zootecnia da carne con il primato assoluto negli avicoli, nel vitellone da carne e nella conigliatura; produce oltre 7 milioni di ettolitri di vino dei quali circa un terzo a Denominazione di Origine Controllata ed è tra i primi esportatori con il 28 per cento dell’export nazionale; i veneti sono i primi produttori ortofrutticoli con 920 milioni di euro di fatturato all’anno per non parlare delle 6570 aziende di trasformazione con i loro 2 milioni di euro di valore aggiunto.”
“Verona – conclude il nostro lettore – è una candidatura legittima, realistica e sensata non fosse altro perché ospita le principali manifestazioni di promozione dell’attività agricola e agroindustriale tra cui per esempio Fieracavalli, Vinitaly, ecc..  Come sempre le lobby del Sud che non perdono occasione per far pressione sul governo (vedi Sicilia e non solo) e cercare di prendere tutto il possibile salvo poi non saper dimostrare di utilizzare le risorse per creare ricchezza.”
Fin qui il commento di Diego, che però impone da parte nostra una risposta, e qualche ulteriore considerazione.
Nessuno ha mai negato l’assoluta legittimità di Verona ad ospitare la sede nazionale dell’agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, o ha messo in dubbio la fondatezza della candidatura, suffragata ampiamente dai dati – incontestabili – sciorinati dal nostro lettore.
Verona è il cuore dell’agricoltura italiana e settentrionale, così come il Tavoliere è il cuore dell’agricoltura meridionale, e non a caso i due capoluoghi di provincia sono dotati delle più prestigiose manifestazioni fieristiche del settore.
Il punto è un altro. E riguarda peculiarmente quella unità nazionale che il ministro Zaia ed il suo partito (la Lega Nord), sembrano tenere in assai scarso conto. La questione meridionale resta – almeno per noi –  una questione nazionale. Anzi, “la” questione nazionale.
Concentrare strutture e poli di eccellenza nelle aree del Paese che già sono forti e ampiamente provviste di eccellenze, significa condannare il Sud ad una posizione ancora più di retroguardia rispetto alle dinamiche di crescita che riguardano l’Italia. Il problema è tutto qui.
In aggiunta, c’è da ricordare che in materia di sicurezza alimentare Il Nord ha già avuto. Il governo ha deciso infatti di collocare a Parma l’Efsa, ovvero la sede dell’agenzia europea che l’Unione Europea ha attribuito all’Italia. È vero che l’authority italiana è un’interfaccia con quella europea, ma caro Diego, non ti pare inutile che due strutture simili vengano concentrare praticamente nella stessa area?
Infine, qualche considerazione di natura politica. Non ci risulta che né l’allora ministro Alemanno, né il premier abbiano mai ufficialmente deciso di collocare l’authority nazionale a Verona. Alemanno sostenne che Verona aveva (naturalmente, aggiungiamo noi) tutte le ragioni per presentare la propria candidatura, e tutti i titoli per ottenerla. Ma nessuna decisione formale fu assunta.
Il governo Prodi espresse una propria opzione preferenziale per collocare l’agenzia nel Mezzogiorno, ma la scelta definitiva fu operata dal Parlamento (italiano) che notoriamente non è una lobby di meridionali, ma la sede più alta e rappresentativa dell’unità nazionale. È stata l’aula di Montecitorio a scegliere Foggia, ratificando e precisando l’emendamento alla legge finanziaria 2008 presentato dal Governo Prodi.
È anche il caso di ricordare che a pronunciarsi in merito è stato anche l’attuale Parlamento (la cui maggioranza è di centrodestra, e non di centrosinistra). Il Ministro Zaia venne duramente sconfitto dal voto bipartizan di parlamentari meridionali di entrambi gli schieramenti, che approvarono qualche mese fa una mozione in cui veniva confermata la scelta del capoluogo dauno quale sede operativa dell’authority, invitando il Governo a provvedere entro trenta giorni, a rimuovere tutti gli ostacoli che si frapponevano alla operatività dell’authority foggiana. Il ministro che quel pomeriggio rappresentava il Governo chiese che non si votasse la mozione, ma una semplice raccomandazione, che il governo era comunque pronto ad accogliere.
Il promotore dell’iniziativa, il deputato pugliese Michele Bordo, tenne duro e chiese che la sua proposta di mozione fosse messa ai voti, ed il governo fu sconfitto da quel voto trasversale.
I trenta giorni sono abbondantemente scaduti senza che sia successo alcunchè. In compenso, però, il Ministro Zaia ha annunciato il dietro front, e neanche nella sede istituzionale, ma nella campagna elettorale per l’elezione del consiglio regionale veneto.

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