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L’Udc aspetta Boccia / Ma Casini incontra Fitto

5 gennaio 2010

Sarebbe praticamente raggiunto l’accordo tra centristi e Pdl. Mentre in casa Pd si continua a litigare allegramente.

Chi pensava che la “due giorni” che ha visto impegnati con le riunioni dei propri gruppi dirigenti il Pd e l’Udc, servisse a dipanare la sempre più intricata matassa del candidato alla presidenza della Regione è costretto a ricredersi: alla fumata grigia di Roma ha fatto eco quella di Bari. Se i democratici non sono potuto andare oltre  il mandato esplorativo affidato a Francesco Boccia, i centristi non sono stati da meno. Stanno per il momento alla finestra, nell’attesa, appunto, che Boccia sciolga la riserva. Il fatto è che l’Udc le elezioni non vuol perderle, e subordina l’appoggio alla coalizione di centrosinistra ad una condizione più che comprensibile: il Pd deve sostenere unitariamente Boccia. In realtà, nonostante l’ulteriore apertura di credito concessa a Boccia, se non altro per educazione, i margini perché si possa giungere ad un’intesa tra Pd ed Udc sembrano strettissimi, anzi praticamente inesistenti. C’è chi dice che nelle prossime ore Casini potrebbe incontrare il ministro Fitto per chiudere il cerchio dell’intesa con il Pdl. Casimi avrebbe anche concordato sulla candidatura per la presidenza di Adriana Poli Bortone.

CASINI SCETTICO SU BOCCIA
Il leader centrista Pierferdinando Casini, come abbiamo scritto ieri, aveva espresso scetticismo sulle chanche di successo di Boccia giudicandolo politicamente troppo leggero. Le speranze di bissare la vittoria di cinque anni fa (e di invertire un trend elettorale che da allora è diventato sempre più critico per il centrosinistra) passano sia per l’allargamento della coalizione anche ad Udc e a Idv, sia per la riconquista di una unità sempre più in caduta libera.
Come  si è già detto, la condizione posta dai centristi è legittima e politicamente ineccepibile, ma il desiderio di unità manifestato dall’Udc è costretto a fare i conti da un lato con la candidatura di Vendola, che ha confermato che non si tirerà indietro, e dall’altra con i crescenti malumori che serpeggiano in seno al Partito Democratico, e non solo alla base. È evidente che soltanto una coalizione forte, allargata ma compatta, potrebbe chiedere a Vendola di rinunciare alla candidatura. Perché l’altro enorme rischio che si profila da queste drammatiche settimane che sta vivendo il centrosinistra è che alla fine la coalizione non esca allargata ma dimagrita dalle trattative, con due candidati anziché uno solo.
Ma la tensione nel Pd e nel centrosinistra resta elevatissima, quasi spasmodica. Tanto per dire, Boccia ha già cominciato a litigare con vasti settori del suo partito e non. Il candidato in pectore ha dettato all’Ansa una durissima risposta agli assessori regionali Minervini, Amati e Losappio (che avevano pesantemente criticato l’operato del segretario regionale, Sergio Blasi, invitandoli “a non sparare nel mucchio”: “chiedo rispetto verso Sergio Blasi che ha svolto un lavoro straordinario stante la condizione dei gruppi dirigenti’.

BOCCIA DIFENDE BLASI: NON BISOGNA SPARARE NEL MUCCHIO
“‘Il Pd – ha detto ancora Boccia – ha chiesto 48 ore di rispetto e silenzio per le valutazioni politiche che saranno fatte nelle prossime ore con i segretari dei partiti e poi sottoposte al vaglio degli organi stessi. Di una cosa possono star certi, come ho già detto oggi accettando un mandato pieno con la riserva delle 48 ore: guarderò negli occhi ogni interlocutore e le intese politiche si faranno nell’esclusivo interesse dei pugliesi e saranno caratterizzate da legalità e trasparenza, sia nell’idea di amministrazione della cosa pubblica che nei rapporti tra i gruppi dirigenti. Saranno tutti coinvolti a partire dal presidente Vendola, e chi spara nel mucchio senza sapere cosa c’è non fa altro che continuare ad alimentare inutili conflitti'”. “Solo una persona saggia e pulita come Sergio Blasi poteva reggere fino ad oggi. Tra 48 ore – ha concluso – ci renderemo tutti insieme conto del grado di responsabilità della nostra classe dirigente. Poi Amati, Minervini e Losappio saranno liberi, come è giusto che sia, di criticare le proposte politiche dopo averle almeno conosciute.”

OTTIMISTA CAMPO: QUELLA DI BOCCIA È UNA “MISSIONE POSSIBILE”
Non male come inizio. La strada su cui Boccia dovrà muoversi è particolarmente impervia, e dal centrosinisra emergono risultati tutt’altro che rassicuranti. È infatti proprio l’assessore al lavoro, Michele Losappio a mettere in dito nella piaga:
“Le conclusioni del vertice del Pd – ha detto in una dichiarazione – sono incomprensibili e inapplicabili. Incomprensibili perchè la debolezza della candidatura Boccia è già stata pubblicamente e politicamente stigmatizzata da Casini e dall’Udc. Inapplicabile perchè senza le primarie non si può rimuovere la candidatura del Presidente della Regione. A meno che non si voglia determinare la rottura della coalizione con l’amputazione a sinistra”. Più ottimista si professa invece il segretario provinciale del Pd di Capitanata, Paolo Campo,  che in una dichiarazione alla stampa ha definito una “missione possibile” quella affidata a Francesco Boccia. Secondo Campo, “‘per ottenere il successo auspicato c’è bisogno di Nichi Vendola perchè il nuovo centrosinistra non può fare a meno della passione, dell’intelligenza e della visione di chi ha sempre svolto il proprio ruolo politico con la piena coscienza di essere parte di un disegno ben più ampio del destino di un singolo militante, dirigente o amministratore”. Il mandato affidato a Boccia non va dunque interpretata come un siluro a Vendola, ma al contrario come un tentativo di recuperare un rapporto.
Campo ha lancia un appello”ragionato e accorato” al dialogo tra Boccia e Vendola. “i savi di mente e i puri di spirito – conclude Campo – abbiano l’umiltà di confrontarsi con quanti, in tutti questi anni, hanno plaudito al governo Vendola pur avendo individuato e, talvolta, scontato i limiti di questa esperienza. Proprio in Capitanata il nostro presidente ha trovato ampio consenso elettorale e convinto sostegno politico, anche a dispetto di alcuni limiti dell’azione regionale”
Fin qui l’ottimismo di Paolo Campo. Ma la sensazione è che occorrerebbe un miracolo per restituire unità e serenità al centrosinistra pugliese, mai così lacerato e diviso.

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