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Casini tiene in bilico anche Palazzo Dogana

8 gennaio 2010

L’avvenire della giunta Pepe sempre più legato agli sviluppi regionali

Alle mosse di Casini e dell’Udc si guarda con interesse anche dalle parti di Palazzo Dogana: la scelta dei centristi se appoggiare o meno il candidato del centrosinistra avrà infatti inevitabili ripercussioni anche sugli equilibri della maggioranza di centrodestra che governa la provincia di Foggia.
La Destra guidata da Paolo Agostinacchio aveva chiesto la verifica politica della maggioranza già all’indomani dello “strappo” operato dai centristi nelle elezioni amministrativa dello scorsa primavera, quando l’apparentamento al ballottaggio al Comune di Foggia è stato decisivo per la sconfitta del centrodestra.
La verifica si è trascinata stancamente fino ad oggi, contribuendo però a polarizzare i numerosi scontenti di Palazzo Dogana che hanno a più riprese minacciato la crisi.
Il cerino acceso sta nelle mani, anzi tra le dita, del presidente Antonio Pepe che ha fino ad oggi procrastinato i tempi nella speranza che la coalizione che lo portò a vincere le elezioni provinciali del 2008 possa riproporsi anche alla Regione Puglia. Pepe non vuol allontanare dalla giunta e dalla maggioranza i centristi, e per ragioni evidenti: la base aritmetica della maggioranza si assottiglierebbe ulteriormente ed esporrebbe ancora di più l’amministrazione al rischio di magre in consiglio provinciale, come si è spesso verificato negli ultimi tempi.
Il presidente ne fa anche una questione di volontà politica: quella coalizione lo ha eletto, e non vorrebbe che ragioni esogene lo costringano a cambiare gli equilibri.
Ma se dopo lo strappo di Foggia, l’Udc dovesse rendersi protagonista di uno strappo anche per quanto riguarda la Regione, per Pepe diventerebbe difficilissimo continuare a difendere le ragioni dell’Udc, ed a questo punto sarebbe praticamente inevitabile l’apertura formale della crisi e la costituzione di una nuova maggioranza senza i centristi dell’Unione di Centro e della Rosa Bianca.
Non è per la verità particolarmente incoraggiante neanche l’altro scenario, quello che si aprirebbe qualora, alla fine l’Udc dica sì a Fitto e sostenga alle elezioni regionali il candidato del centrodestra, perché a questo punto comunque verrebbero i nodi al pettine. Gli scontenti che si annidano nelle file delle liste civiche che hanno sostenuto Pepe non avrebbero più lo scudo della verifica dietro cui trincerarsi, e dovrebbe venir allo scoperto. La richiesta, mai formalmente dichiarata, è che il presidente proceda ad un rimpasto nella sua giunta, chiamandovi  farne parte gli “eletti”. Ma sembra difficile che il notaio scenda a patti. Non sta nel suo dna, nella sua idea della politica. In un modo o nell’altro su Palazzo Dogana potrebbe materializzarsi lo spettro delle elezioni anticipate.

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