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Centrosinistra sull’orlo di una crisi di nervi

11 gennaio 2010

Dopo l’infruttuoso faccia a faccia tra Vendola e Boccia, ogni decisione rimessa all’assemblea regionale. Dove i numeri sono incerti. Si allarga sempre più il fronte delle primarie.

Ma è Maometto che è andato dalla montagna, o la montagna che è andata da Maometto? Mai come in questo caso, è questione di punti di vista, anche se il fatto che l’incontro tra Vendola e Boccia si sia alla fine svolto a casa del segretario regionale del partito del Governatore, Fratoianni, lascia supporre che sia Boccia ad essere andato da Vendola, e non viceversa.
Non è questione di poco conto, perché denota e sottolinea tutta la buona volontà del “candidato incaricato” di trovare una soluzione, di individuare una via d’uscita nell’incredibile cul di sacco in cui si è cacciato il centrosinistra. Ma una via d’uscita non si vede, e del resto nemmeno il più inguaribili degli ottimisti avrebbe potuto sperare in un ravvedimento, in una marcia indietro da parte di Nichi, nel momento in cui all’interno del Pd si moltiplicano i “sì” alle primarie che il governatore pone come condizione per rinunciare alla candidatura, sempre che – ovviamente – esca sconfitto dal voto di iscritti e simpatizzanti della coalizione di centrosinistra.
Dopo gli ex segretari Veltroni e Franceschini la presidente Rosy Bindi e il vicepresidente Ivan Scalfarotto, si è pronunciato in questa direzione anche Ignazio Marino, battagliero candidato alla carica di segretario. E perfino il segretario Pierluigi Bersani non ha detto no, rimettendo ogni decisione all’assemblea regionale pugliese del Pd, che dovrebbe essere convocata ad horas. Con un tale spiegamento di forze più o meno a favore della prospettiva indicata da Vendola, pensare che il governatore uscente sarebbe tornato sui suoi passi era veramente una pia illusione.
I riflettori tornano così a spostarsi sull’assemblea regionale, che venne già rinviata alla fine di dicembre. C’è polemica sulla data di convocazione. I sostenitori delle primarie temono che uno slittamento eccessivo della data vanifichi la possibilità di tenere le primarie. Diversi delegati si stanno organizzato per chiedere l’autoconvocazione dell’organo regionale di governo del Partito Democratico. Sono necessarie una quarantina di firme. Ci sta lavorando l’assessore regionale Guglielmo Minervini e il gruppo che fa capo a Ignazio Marino.
Quel che è sicuro è che l’assemblea regionale non sarà direttamente chiamata a pronunciarsi sul “sì” o sul “no” alle primarie. Boccia e Blasi si presenteranno ai delegati riferendo l’esito del mandato esplorativo affidato al deputato da Roma, mandato che può ritenersi ormai concluso dopo il “faccia a faccia” con Vendola. Al termine dell’infruttuoso incontro con il governatore , Francesco Boccia ha dichiarato di aver “ribadito a Vendola che per ogni democratico le primarie sono un valore al quale nessuno di noi si è mai sottratto né si sottrarrebbe per la costruzione della nuova coalizione ma è evidente anche a Vendola che Udc, Idv, Pdci e altre forze politiche sono politicamente contrarie”. “Il tema oggi, alla fine del mandato esplorativo – ha concluso Boccia – è chiaro ed evidente: la costruzione di una nuova coalizione che va da sinistra all’Udc, questa la proposta sulla quale si esprimerà nei prossimi giorni il Pd”, anche a costo di dividere il centrosinistra, a mandarlo alle elezioni con due candidati, il che significherebbe sconfitta sicura.
A questo punto la sola cosa da fare per evitare di incorrere in guai ancora peggiori è di rompere gli indugi ed andare nel più breve tempo possibile ad un’assemblea regionale che avrà il sapore, a tutti gli effetti, di una conta. I fragili equilibri scaturiti dal congresso si troveranno così davanti al primo vero banco di prova, e non è detto che la linea D’Alema-Boccia-Blasi ottenga la maggioranza dei consensi.
Facendo un po’ di conti, i delegati bersaniani sono una sessantina, poco meno della metà della platea dell’assemblea regionale, che conta su 126 delegati. E non è detto che siano tutti uniti nel sostenere la prospettiva della nuova coalizione contro le primarie e contro Vendola. I delegati che si ispirano a Franceschini (25 circa) hanno già fatto sapere di essere a favore delle primarie. Saranno determinanti i delegati che fanno capo a Michele Emiliano, che si è chiuso nel silenzio dopo il naufragio del tentativo di opporsi lui alle primarie a Vendola. Ma se tanto mi dà tanto, e visto il tentativo che aveva fatto in prima persona di sbloccare la vicenda, il sindaco di Bari non dovrebbe essere contrario all’ipotesi che la scelta del candidato venga affidata al “popolo dei gazebo”.
In un modo o nell’altro bisogna far presto, anche perché sta scadendo il termine ultimo imposto dall’Unione di Centro, che aveva subordinato il proprio “sì” a Boccia ad un rapido e certo ricompattamento del Pd attorno all’economista deputato. Un ricompattamento che non c’è stato, e che sta rendendo ancora più ardua ed impervia la strada per il sogno della grande coalizione.

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