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Incredibile ma vero: l’Amica messa in liquidazione

20 gennaio 2010

Decisione autonoma del cda, che non ha informato la proprietà, cioè il Comune

È la sconfitta più amara e cocente della politica. Ma anche la fine dei sogni di gloria del management della vecchia Quercia che aveva voluto appuntarsi come un fiore all’occhiello la presidenza dell’Amica. La notizia è dura come una mazzata, si fa perfino fatica a crederci: il Consiglio di Amministrazione dell’azienda speciale che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti urbani, ha attivato la procedura di messa in liquidazione della Società.
Si tratta di una iniziativa autonomamente assunta dei vertici aziendali che, com’è stato sottolineato da Palazzo di Città, è stata adottata senza informare la proprietà dell’Azienda, cioè il Comune di Foggia.
La messa in liquidazione di una società è la fase che precede la sua cancellazione. Con la liquidazione si tenta di trasformare il patrimonio aziendale in danaro, che servirà per pagare debiti contratti dalla società. Proprio qualche giorno fa, il sindaco di Foggia aveva anticipato la sua volontà non soltanto di azzerare i cda delle aziende speciali comunali, ma anche di non procedere al rinnovo dei consigli di amministrazione “collegiali”. Se per l’Ataf e per l’Amgs era stata prospettata l’ipotesi di nominare amministratori unici, affidando loro il mandato (a tempo) di predisporre i piani industriali delle aziende e le misure necessarie per il superamento della situazioni di crisi finanziaria, per l’Amica la cura individuata da Gianni Mongelli era perfino più drastica: non un amministratore unico, ma un commissario, nominato dal Prefetto.
Evidentemente, Mongelli si era convinto della insostenibilità della situazione aziendale dell’Amica, che nel corso degli ultimi anni è stata l’azienda che ha conosciuto il più vorticoso turn over di presidenti ed amministratori.  Il primo ad arrivare sulla presidenza che scotta fu un tecnico di comprovata esperienza ed affidabilità, Antonio Di Biase, che conosceva bene l’ambiente dell’azienda di corso del Mezzogiorno per esservi stato tempo prima direttore generale. Ma su quella poltrona, il manager durò poco, neanche un paio di anni, mentre si profilava una situazione societaria e finanziaria sempre più difficile.
lniziò così il “valzer” delle presidenze: prima  Colomba Mongiello, quindi Gianni Ricci, nell’ambito dell’ennesimo rimpasto della giunta Ciliberti, infine l’arch. Elio Aimola, cui è toccato di dover gestire la fase più cruciale e difficile della vita dell’azienda: due incendi nella discarica di Passo Breccioso, con la conseguenza necessità di trovare un’altra discarica; la difficoltà di pagare gli stipendi al personale, la crisi di liquidità per i quali, soltanto qualche mese fa, Aimola aveva proposto il prestito obbligazionario oppure lo smobilizzo dei crediti verso enti pubblici. Con quest’ultima operazione l’Amica avrebbe potuto incassare, facendoseli anticipare da un istituto di credito, i crediti vantati nei confronti del Comune di Foggia, che ammonterebbero ad una cifra di poco inferiore ai 29 milioni di euro.
Nulla lasciava presagire che la situazione sarebbe tuttavia precipitata così improvvisamente e così drammaticamente. Per l’Amica e dei i dipendenti si prospettano adesso giorni difficili.

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