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Foggia, tra Palazzo di Città e l’Amica finisce a pesci in faccia

21 gennaio 2010

La durissima risposta di Mongelli ad Aimola. Il sindaco sconfessa il presidente dell’azienda speciale: scelta irresponsabile. E accusa: la responsabilità dei disavanzo è del cda.

Il braccio di ferro ingaggiato dal sindaco Gianni Mongelli con il cda dell’Amica è finito che peggio non si poteva. A pesci in faccia. Anzi, a cazzotti nei denti, seppure cazzotti mediatici.
La notizia che l’azienda speciale preposta alla raccolta ed allo smaltimento dei rifiuti soliti urbani avesse deciso attraverso il cda di mettere in liquidazione la società aveva suscitato più incredulità che non sensazione. Sembrava, a dirla tutta, il colpo di coda di un cda ormai delegittimato dalla decisione annunciata dal sindaco di voler procedere al commissariamento dell’azienda, senza neanche avvicendare il consiglio di amministrazione.
La drastica decisione di Mongelli non dev’essere piaciuta neanche un poco al presidente Elio Aimola ed agli altri componenti del cda, che hanno reagito come quel tale che per dispetto della moglie…
Il peggio è che della clamorosa scelta del cda non era stato avvertita la proprietà, che è poi lo stesso sindaco Mongelli. Un colpo di testa, oltre che un colpo di coda. Che il sindaco non ha digerito. Durissimo il comunicato emesso da Palazzo di Città, che fin da subito aveva preso le distanze dalla vicenda, rimarcando che si tratta di un’autonoma decisione del management aziendale, non negoziata con l’amministrazione, né da questa condivisa. In un comunicato diffuso dall’ufficio stampa del sindaco si conferma sostanzialmente la notizia anticipata ieri dal Quotidiano: “Il Consiglio di Amministrazione di Amica S.p.A. ha attivato le procedure per la liquidazione della società, con la comunicazione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio, compiendo un atto sorprendente e, con ogni evidenza, teso a bloccare il processo di cambiamento e innovazione attivato da questa Amministrazione nel delicato e decisivo settore dei servizi pubblici locali”. Non usa mezzi termini, Mongelli per bollare e bocciare l’inaspettata decisione dei vertici aziendali.
“La decisione è stata assunta senza alcuna comunicazione, formale o informale, al proprietario dell’azienda – aggiunge il primo cittadino – e, fatto ancor più grave, in attesa dello svolgimento di una nuova assemblea societaria, come dichiarato dal presidente del CdA, Elio Aimola, nel verbale redatto dal notaio Augelli in sede di assemblea straordinaria lo scorso 13 gennaio.”
Mongelli puntualizza, comunque, “allo scopo di tranquillizzare i lavoratori e i cittadini”, che “la procedura attivata non ha e non avrà come esito il fallimento dell’azienda o lo scioglimento della società, perché l’Amministrazione comunale è ancor più determinata a procedere in direzione del risanamento, della riorganizzazione e del rilancio delle attività svolte e dei servizi forniti. Lo testimoniano gli oltre 14 milioni di euro trasferiti ad Amica negli ultimi 6 mesi, che si aggiungono ai 9 già versati in precedenza, e le attività avviate per perfezionare gli atti tendenti alla ricostituzione del capitale sociale.”
Il sindaco va poi giù pesante, definendo la scelta operata da Aimola e co. irresponsabile e dichiaratamente politica: “l’irresponsabile decisione assunta – si legge ancora nel comunicato – ha i connotati tipici della ritorsione politica messa in atto da chi, con ogni evidenza, in tutti questi mesi non ha fatto altro che alimentare tensioni, dentro e fuori l’azienda, al solo scopo di far fallire il nostro progetto di governo e in spregio al principio della sana, corretta e trasparente gestione.”
Ma sta nella “chiusa” la stoccata finale, durissima: per la prima volta, da Palazzo di Città, parte una precisa accusa all’indirizzo del cda di una delle aziende municipalizzate, attribuendo ad esso precise responsabilità nel disavanzo di gestione: “E’ solo grazie a questo CdA – conclude Gianni Mongelli – che oggi l’azienda si trova gravata di ulteriori 10 milioni di euro di perdite di gestione, determinate da decisioni discutibili ed in contrasto con le direttive della proprietà manifestate più volte e attraverso atti formali”. Un vero e proprio j’accuse che sembra destinato a sortire effetti politici pesantissimi, e forse devastanti.

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