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Amica, faida all’ombra della vecchia quercia

23 gennaio 2010

Il presidente Aimola manda oscuri messaggi cifrati. All’indirizzo dei suoi compagni di Manfredonia. E risponde duramente a Mongelli.

Elio Aimola manda messaggi cifrati, dagli schermi di un’emittente televisiva cittadina. Lascia intendere che la crisi dell’Amica di Foggia è stata determinata da oscure volontà politiche, e forse anche da una non meglio precisata volontà di privilegiare alcuni interessi privati che per quanto riguarda la gestione del ciclo dei rifiuti, si muovono  sul territorio della provincia di Foggia.
Fa perfino nomi e cognomi, l’ormai quasi ex presidente della azienda speciale preposta alla gestione ed allo smaltimento dei rifiuti a Foggia, ed indica il concorrente di Amica nel gruppo Marcegaglia, che ha usufruito dei finanziamenti del contratto d’area di Manfredonia per realizzare nel territorio della città sipontina uno stabilimento che si occupa della produzione di cdr (combustibile ricavato dalla lavorazione dei rifiuti).
Ad Elio Aimola è sempre piaciuto volare alto, ed il buon (ex) presidente dimentica che ai foggiani importava ed importa poco che la loro azienda di nettezza urbana sfidi colossi come il gruppo Marcegaglia nella produzione di energia dai rifiuti. Loro, i foggiani, avrebbero voluto una città più pulita, più decorosa. Cassonetti funzionanti, rifiuti regolarmente prelevati, in breve una qualità del servizio che in questi anni si è vista assai poco.

MARCEGAGLIA PRIVILEGIATA A SCAPITO DI AMICA?
Quanto ai messaggi cifrati lanciati da Aimola, sembrerebbe  trattarsi di una partita tutta interna al Pd, e più precisamente alla vecchia Quercia. L’amministrazione comunale di Manfredonia sta da tempo immemorabile nella mani della Quercia, così come nonostante il valzer di presidenti che in questi anni si è avvicendato ai vertici dell’Amica, la presidenza della maggiore azienda speciale foggiana è stata sempre appannaggio dei Democratici di Sinistra. Non si capisce con chi ce l’abbia Aimola, se con i suoi compagni o con il destino cinico e baro.
Va detto, comunque che Aimola si è finalmente deciso a motivare, con una nota ufficiale, le ragioni che hanno indotto l’azienda ad avviare le procedure per l’autoscioglmento, decisione che come i lettori ricorderanno è stata all’origine di una durissima polemica che il cda dell’azienda e il sindaco Gianni Mongelli. Ecco dunque la “campana” aziendale.
Aimola smentisce l’accusa di Mongelli che “il Consiglio di Amministrazione abbia fatto scelte per demolire il progetto di governo.” Aimola rimprovera all’amministrazione di non essersi pronunciate sulle strategie da porre in essere per la copertura delle perdite di esercizio dell’azienda, dando notizia che durante “l’assemblea straordinaria del 13 gennaio scorso durante la quale alla mia richiesta, secondo quanto previsto in materia di codice civile, di discutere l’accapo sulla coperture delle perdite di esercizio 2005/2006 il primo cittadino, in qualità di Socio Unico, ha preferito abbandonare l’assemblea adducendo come motivazione la presenza di vizi procedurali nella richiesta di convocazione. Invitato anche dal revisore dei conti di Amica, il dott. Mancaniello, a proseguire nella discussione della situazione finanziaria, il sindaco Mongelli confermava tale volontà.”

AIMOLA: MONGELLI HA ELUSO IL PROBLEMA DELLA RICAPITALIZZAZIONE
Il presidente affronta, quindi, il nocciolo della questione. Il disavanzo di gestione dell’Amica è provocata in larga parte dai debiti della proprietà, ovvero del Comune di Foggia. “Come risulta da una relazione del Collegio Sindacale, inviata a Palazzo di Città nell’ottobre scorso, – scrive ancora Aimola – la Società si trova in uno stato di crisi economico-finanziaria a seguito del mancato versamento, da parte del Socio di quanto previsto nell’assemblea del 19.03.2009 con la quale si era deliberato di aumentare il capitale sociale da 6.290.165 euro a 20.530.665 mediante il conferimento da parte del Comune di Foggia alla Società di alcuni immobili di proprietà comunale. A ciò si aggiunge un corrispettivo mensile erogato dal Comune, inferiore a quanto previsto dal contratto di servizio, che non sta consentendo all’Amica – come più volte lamentato – di fronteggiare persino le spese minime, come l’acquisto di pezzi di ricambio degli automezzi.”
Ma veniamo all’aspetto cruciale della vicenda: la scelta del cda di avviare le procedure di scioglimento.
Stando a quanto si legge nella nota del presidente, il problema più grosso sta nelle  perdite d’esercizio verificate negli esercizi 2005 e 2006, che ammontano a 11.133.701 euro, di gran lunga superiori, dunque, al capitale sociale  che è di 6.290.165. Fallita l’ipotesi di ricapitalizzazione, si è venuta a determinare, secondo Aimola la condizione per la liquidazione della società.
“Un atto dovuto – scrive ancora il presidente – che non trova il benchè minimo fondamento nell’ipotesi di un morboso attaccamento alla “poltrona” se si considera che il Consiglio di Amministrazione di Amica, all’indomani dell’elezione del Sindaco, ha messo il mandato nelle mani del primo cittadino per le opportune decisioni.”

LIQUIDAZIONE, UN ATTO DOVUTO
Aimola conclude contestando al sindaco Mongelli i dati sul “sacrificio” della nuova amministrazione per risanare l’Amica: “è fuorviante l’affermazione del Sindaco quando parla di 14 milioni di euro trasferiti ad Amica negli ultimi sei mesi, se non si aggiunge e si precisa che la Società vanta ancora un credito dal Comune di oltre 28 milioni di euro. Tale importo non considera il corrispettivo di oltre 13 milioni di euro che il Comune dovrebbe pagare all’Amica per lo smaltimento dei rifiuti nella discarica di Passo Breccioso utilizzata da oltre un anno per conferire solo i rifiuti del Capoluogo”.
Un film già visto,questo, nella relazione di un altro presidente, Lanfranco Tavasci, presidente dell’Amgas: anche l’azienda che veniva una volta ritenuta come il “gioiello di famiglia” del patrimonio comunale è stata messa in crisi dal suo utente più moroso: il Comune di Foggia, che ne è anche proprietario.
A questo punto sarebbe auspicabile che, anziché continuare a litigare e a prendersi a pesci in faccia, l’amministrazione comunale convochi una conferenza di servizio con i cda delle tre aziende comunali, per accertare l’effettiva consistenza della “esposizione” del Comune nei confronti delle azienda di cui è proprietario,e le strategie per porre in essere un risanamento che, se le cose stanno così, non può che passare dal risanamento preventivo del Comune di Foggia.

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