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L’interrogazione di Di Pasqua (Prima Foggia) sul Teatro Giordano: “Ci hanno messo meno a costruirlo che non a restaurarlo…”

23 gennaio 2010

Ma dietro i ritardi ci sarebbero problemi tecnici e le richieste finanziarie dell’azienda appaltatrice.

Finalmente qualcosa si muove. Finalmente qualcuno rompe gli indugi e chiede di saperne di più sulle ragioni per cui il Teatro Giordano, alle prese con infiniti lavori di ristrutturazione e di restauro, ancora non viene riconsegnato alla cittadinanza. Con danni che non riguardano soltanto l’aspetto del servizio culturale negato alla città, ma anche quello puramente finanziario: il Comune di Foggia corre il serio rischio di vedersi revocati i finanziamenti allo scopo elargiti dalla Regione Puglia  se non si svolgerà  la stagione lirica. I finanziamenti erano stati concessi per la stagione 2009, che non si è tenuta. Pare che l’Assessorato regionale alla cultura abbia concesso una proroga, ma se l’importante appuntamento non si terrà nelle prossime settimane, c’è il rischio che il finanziamento venga definitivamente revocato.
A volerci vedere  più chiaro sulle vicende del teatro è il consigliere comunale Consalvo Di Pasqua, capogruppo della lista “Prima Foggia” (di centrodestra) e vice Presidente della Commissione Cultura. Di Pasqua ha presentato, sull’argomento,  una interrogazione al Presidente del Consiglio Comunale e al Sindaco.
Nella sua richiesta di chiarimenti, il consigliere racconta che alla fine dello scorso mese di ottobre, una delegazione della Commissione Cultura si è recata presso il Teatro comunale U. Giordano, al fine di constatare l’esecuzione e l’andamento dei lavori della struttura. Al sopralluogo ha presenziato un geometra del S.U.A.P., che ha illustrato i lavori effettuati e quelli ancora da eseguire. Non c’era il progettista ed il direttore del cantiere, che è l’arch. Giuseppe Casolaro, tecnico del Comune di Foggia. Alla fine della visita, è stata  avanzata la formale  richiesta di una dettagliata relazione sullo stato dei fatti, da redigersi a cura del Responsabile del Procedimento, ovvero l’arch. Casolaro. “Ma – annota il consigliere Di Pasqua –  a tutt’oggi la relazione non è ancora pervenuta” per cui ancora “v’è certezza della data di ultimazione dei lavori, più volte  proclamata e  disattesa.”
Il vicepresidente della commissione consiliare alla cultura si lascia andare, a questo punto, ad un divertente excursus di carattere storico e culturale, rilevando come si stia parlando  “di un importante Teatro, progettato da Luigi Oberty e fatto costruire da possidenti cittadini dell’epoca, in soli tre anni (1825-1828) e come, invece, “i tempi dei lavori di ristrutturazione, dopo quasi due secoli, sono  quasi doppi a quelli di costruzione, nonostante, forse, sopraggiunte  innovazioni tecnologiche.”
Fin qui la premesse dell’interrogazione di Di Pasqua che, nel dispositivo, chiede al presidente del consiglio ed al sindaco di conoscere “quali motivi ostativi sono alla base della mancata ultimazione dei lavori e della conseguente ritarda consegna del Teatro; quali provvedimenti l’Amministrazione ha intrapreso per risolvere gli eventuali problemi; quali sono i tempi definitivi di consegna della struttura, di fondamentale importanza per la crescita culturale della città.”
In attesa che il sindaco risponda sull’argomento (che Mongelli ha peraltro particolarmente a cuore, avendo inserito la riapertura del Giordano tra i suoi obiettivi programmatici più urgenti) il Quotidiano di Foggia ha raccolto alcune voci circa le ragioni che ostacolano e ritardano a tutt’oggi la riapertura del contenitore culturale più antico del capoluogo dauno.
Ci sono stati diverse problemi progettuali, l’ultimo dei quali pare sia stato rappresentato dalla mancanza di una cabina elettrica. Questo inconveniente sarebbe stato adesso finalmente risolto, e si sarebbe in attesa della visita della commissione di vigilanza sul pubblico spettacolo che è chiamata a dare il nulla osta alla riapertura. Il paradosso è che assai difficilmente il teatro, nonostante i lavori supplementari di restauro cui è stato sottoposto, riuscirà a raggiungere la capienza di un tempo (circa 715 posti). Le nuove rampe d’accesso (rese necessarie dalle nuove norme sulla sicurezza) hanno migliorato l’accessibilità al loggione ed ai plachi di terza fila, ma non tanto da consentire il ritorno all’agibilità precedente dei due ordini di posti, che saranno dunque con ogni probabilità decurtati rispetto a quanto non fosse in origine, confermando dunque le perplessità sull’opportunità generale del progetto di restauro che vennero a suo tempo manifestate dall’allora assessore comunale alla cultura, Tito Salatto.
Le ragioni della ritardata consegna dei lavori non sarebbero però soltanto tecniche ma anche, e soprattutto, finanziarie. Sembra, infatti, che l’impresa appaltatrice vanti nei confronti dell’Amministrazione – alle prese con la ben nota crisi finanziaria – un certo credito, e che pertanto non intenda smobilitare il cantiere fintanto che non verrà pagata.

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