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Nel Pd si avvicina la resa dei conti / Tutti contro la leadership sipontina

27 gennaio 2010

Il giorno dopo le primarie del centrosinistra, e la prevedibile batosta patita dal Pd (in provincia di Foggia, va detto, un po’ meno che altrove, rispetto alle altre province pugliesi), è iniziata la resa dei conti. Il fatto è che la mappa disegnata dalla vittoria di Vendola e dalla speculare sconfitta di Boccia alle primaria in provincia di Foggia consegna l’immagine di un partito spaccato, ed è quanto di peggio ci si potesse attendere, alla vigilia di una competizione elettorale che per il Pd di Capitanata sarà insidiosissima.
Si vota, va ricordato, non soltanto per la Regione Puglia ma per due comuni importanti come Manfredonia e Cerignola. La città sipontina sta sempre più diventando la capitale democratica di Capitanata, ma anche la roccaforte dalemiana, ed è possibile che il riverbero della sconfitta delle primarie si abbatta perciò proprio su Manfredonia. Del resto, a Manfredonia si addensano e si concentrano i poteri più alti del Pd provinciale: Paolo Campo è il sindaco uscente, nonché segretario provinciale; Angelo Riccardi è consigliere regionale uscente, e candidato sindaco, per non  parlare di Michele Bordo, deputato e dalemiano doc. È difficile che gli esiti della sconfitta durissima patita da D’Alema non coinvolgano la città sipontina, anche perché Campo, Riccardi e Bordo si erano spesi fino in fondo per Boccia, e non è un caso che Manfredonia sia stata trai  pochi centri dauni a far registrare un risultato in controtendenza, rispetto a quello regionale ed a quello provinciale, con il 66 per cento de voti a favore del candidato “ufficiale” del Pd e solo il 36,4 per il governatore uscente.
Dai “gazebo” sembra, insomma, uscire una mappa diversa sia per il Pd, sia per il più composito universo della sinistra. La vittoria dalemiana di Manfredonia è rimasta infatti isolata: Boccia è andato sotto praticamente in tutti gli altri grandi centri, anche quelli come San Giovanni Rotondo e San Marco in Lamis, in cui il Pd è più radicato. È andata male a Foggia, malissimo a Lucera, Vendola l’ha spuntata anche a Cerignola ed a San Severo, nonostante che la volata di Boccia fosse qui “tirata”  dal  consigliere uscente Dino Marino. Del resto, i numeri hanno una loro logica, impietosa, ineludibile: cinque anni fa, in provincia di Foggia, Boccia la spuntò su Vendola, seppure di stretta misura, per una settantina di voti. Domenica, il governatore uscente ha inflitto al suo avversario un distacco di quasi 4.000 vita. La chiave di volta è che questa volta gli elettori e forse anche gli iscritti del Pd hanno votato contro le indicazioni dei loro dirigenti,hanno disobbedito nonostante la sinistra minaccia di D’Alema che aveva annunciato che chi non sosteneva il candidato ufficiale doveva ritenersi fuori dal partito.
Per la classe dirigente del Pd di Capitanata e di Foggia, comunque la si volti e comunque la si giri, è una batosta.
È difficile che questo mezzo terremoto possa aver dirette ripercussioni sulla lista per le regionali che il Pd si appresta a licenziare. La grana più grossa riguarda Foggia, che cinque anni fa restò esclusa dalla rappresentanza regionale, per i veti incrociati che non riuscirono a far individuare un candidato in grado di intercettare  il necessario numero di preferenze. Questa volta dovrebbe tuttavia toccare a Sergio Clemente, tra i più suffragati sia alle provinciali di due anni fa, sia alle comunali della scorsa primavera. A Cerignola c’è da risolvere la “grana” di Elena Gentile, assessore regionale uscente, che dovrebbe essere comunque candidata. Critica la conferma per Dino Marino a San Severo. sarebbe la sua terza legislatura regionale. A Manfredonia potrebbe registrarsi un avvicendamento tra Riccardi (come si è detto candidato alla poltrona di primo cittadino) e lo stesso Paolo Campo. Ma in tutti i casi ci sarà comunque da fare i conti con i mugugni ed il malessere derivante dalla sconfitta rimediata alle primarie.

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