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Aziende speciali: la cura Mongelli comincia dall’Ataf, ma resta il bubbone dell’Amica

28 gennaio 2010

Il primo colpo di mannaia di Gianni Mongelli si abbatte sui vertici dell’Ataf. Via il vecchio cda politico presieduto dal Pino Marasco, cassate tutte le poltrone, almeno per il momento. Al posto dell’ex segretario della Margherita va ad insediarsi un amministratore unico, vecchia conoscenza dell’azienda: l’ing. Domenico Mazzamurro, che ha diretto l’ex municipalizzata nei suoi anni ruggenti, dal 1974 al 1990, per poi mettere a frutto l’esperienza maturata nella direzione dell’ATAC e del COTRAL, le aziende di trasporto pubblico di Roma e del Lazio.
Mongelli ha cominciato dall’Atta forse perché si tratta dell’azienda allo stato più tranquilla.
Nella circostanza, ha preso corpo anche il metodo che il sindaco intende utilizzare per procedere agli annunciati rimpasti in seno alle aziende speciali. L’avvicendamento con il vecchio consiglio di Amministrazione, in carica in applicazione del regime di prorogatio, è avvenuto infatti nel corso dell’assemblea societaria svoltasi nell’altro pomeriggio, ed è stato attuato nelle forme e secondo le previsioni del ‘decreto anticrisi’ e della delibera del Consiglio comunale (n.88 del 30 novembre 2009) che ha fissato gli indirizzi per la nomina e la designazione dei rappresentanti del Comune di Foggia presso Enti, Aziende ed Istituzioni.
Mongelli ha in sostanza applicato, nella sua qualità di rappresentante della proprietà, gli indirizzi che gli erano stati affidati dal consiglio comunale. Una procedura irreprensibile, di fronte alla quale ai vecchi partiti non è rimasto altro da fare che far buon viso a cattivo gioco.
Il trapasso è avvenuto in modo sereno. Il giorno prima dell’assemblea societaria  il presidente uscente Marasco in una conferenza stampa aveva  fatto il punto sulla situazione aziendale, rilevando come la burrasca finanziaria che aveva fatto intravedere alla gloriosa azienda di trasporto pubblico lo spettro del fallimento sia sostanzialmente rientrata. Secondo Marasco, il suo consiglio di amministrazione si era insediato avendo di fronte un disavanzo di bilancio di 5 milioni di euro e un capitale sociale ridotto a 7 milioni di euro, a fronte dei 21milioni previsti. “Ma abbiamo lavorato nella giusta direzione – ha detto l’ex presidente – prevedendo adeguamenti di contratti di servizio fermi al 1996 e un miglioramento dei flussi finanziari con il Comune di Foggia.”
Al nuovo amministratore unico l proprietà ha comunque affidato un preciso mandato: fare il punto sulla situazione finanziaria aziendale e nello stesso tempo elaborare un piano industriale che possa risanare definitivamente l’azienda.
Nei prossimi giorni, la strategia Mongelli dovrebbe essere applicata anche alle altre aziende speciali che dipendono dal Comune. Forse il prossimo turno toccherà ad un’altra azienda relativamente tranquilla, e cioè l’Amgas, che presenta una questione tanto urgente, quanto sospeso, e cioè la cessione (già deliberata dalla proprietà, quando era ancora sindaco Orazio Ciliberti) del portafoglio clienti gestito dalla consociata Amgas Blu. Anche per quanto riguarda l’Amgas il passaggio di consegne non dovrebbe essere particolarmente tematico: come Marasco per l’Ataf, anche il presidente uscente dell’Amgas, Lanfranco Tavasci (che è poi il solo presidente “tecnico”, sopravvissuto per tutti i cinque anni della consiliatura, all’avvicendamento coi politici) ha illustrato i risultati del suo mandato in un incontro: nell’ultimo anno, il gas transitato e distribuito è aumentato del 15% rispetto al 2008, 463 nuove utenze allacciate, resta però sempre da affrontare il “buco” lasciato proprio dal Comune di Foggia che non ha pagato all’azienda bollette per circa 7 milioni di euro.
Anche in questo caso, ad occuparsi della questione sarà un amministratore unico, con lo stesso mandato affidato a Mazzamurro per quanto riguarda l’Atta: risanare, rilanciare, alleggerire il carico e la pressione finanziaria delle aziende speciali sulle casse comunali. Più facile a dirsi, che non farsi, in verità, ma l’aver affidata ad amministratori tecnici la delicata missione è già qualcosa.
Resta invece del tutto aperto il bubbone dell’Amica, perla quale il “metodo Mongelli” prevede una cura da cavallo. non la designazione, come per le altre due aziende, di un amministratore unico, ma la nomina di un vero e proprio commissario, nomina che Mongelli chiederebbe direttamente Prefetto. Stando alla deliberazione del cda dell’Amica, l’azienda si trova avviata verso la procedura di scioglimento, in quanto non riesce a capitalizzare i crediti che vanta nei confronti del Comune di Foggia.
Nel corso dell’incontro con i sindacati e con gli stessi vertici aziendali di qualche giorno fa, Mongelli è stato pesantissimo: ha accusato il cda uscente di aver promosso “atti onerosi” nonostante il perentorio invito ad astenersi formulato dal Comune, ha lasciato inoltre chiaramente intendere che l’Amministrazione sta approfondendo la consistenza e la natura dei crediti vantati dall’azienda: per il momento sono stati riconosciuti 13 milioni di euro, ma non è detto che l’amministrazione approvi interamente la “lista della spesa” presentata dagli amministratori.
Una brutta vicenda che sta già provocando non pochi scossoni, anche di natura politica. Sulla ridefinizione delle municipalizzate e in particolar modo quella relativa all’Amica Spa, il gruppo comunale di Sinistra Ecologia e libertà nelle persone dell’assessore Rocco Laricchiuta ed il consigliere comunale Leonardo De Santis,  hanno diffuso una nota particolarmente pesante: “Gli attuali sviluppi della situazione delle società di proprietà del Comune di Foggia, con particolare riferimento alle ultime decisioni del Consiglio di Amministrazione di Amica Spa, –  vi si legge – hanno assunto nelle ultime ore connotazioni grottesche. L’atteggiamento prevaricatore degli amministratori e l’agire in totale disprezzo del mandato conferito dal socio unico sono emblematici della degenerazione di un sistema che ha spostato l’asse dello scontro politico in un territorio che avrebbe dovuto essere preservato al fine di salvaguardare la cittadinanza. Dobbiamo oggi constatare come il fallimento di alcune esperienze del passato torni  prepotentemente alla ribalta, esperienze che ci auguriamo possano essere di monito per quanti domani dovranno decidere i nuovi assetti delle aziende partecipate del Comune.”
“La Lista Mongelli, – concludono Laricchiuta e De Santis – al di là delle differenze culturali che connotano i singoli rappresentanti,  crede che sia necessaria una azione forte e di rottura da parte dell’Amministrazione comunale al fine di isolare le cattive prassi gestionali e relegarle a un periodo buio della nostra storia politica cittadina nel quale non vogliamo e non possiamo riconoscerci. Pur nella convinzione che non tutte le esperienze di amministrazione delle aziende partecipate e derivate sia da bollare come un fallimento, non possiamo non esimerci dal rimarcare la nostra piena fiducia nell’operato del Sindaco Mongelli e torniamo a chiedere a viva voce l’azzeramento immediato di tutti i consigli di amministrazione delle aziende partecipate vagliando la possibilità di un periodo transitorio di commissariamento tecnico. Un periodo, ci auguriamo, durante il quale la politica – a nostro avviso unico titolare delle scelte che dovranno in futuro provvedere alla riorganizzazione delle società – si possa interrogare sul percorso migliore da intraprendere con l’unico scopo di non far ricadere sulla popolazione lo scotto di lotte intestine o interessi di quartiere”.

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