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La storia di Luigi C.: “Ecco come ho sconfitto il cancro”

28 gennaio 2010

Ci sono storie che vorremmo raccontare tutti i giorni. Storie belle come questa, che strappano un sorriso ma anche una lacrima di commozione. Storie che fanno sperare, un un tempo in cui è difficile declinare la speranza quotidiana, e si preferisce sempre più affidarsi a gratta e vinci e lotterie. Storie individuali che riconducono però ad un tessuto collettivo sano, che parlano di servizi che funzionano, di bella e buona sanità. Qui da noi, e non dove portano i viaggi della speranza. Qui da noi, a San Severo, a San Marco in Lamis.
È la storia di Luigi C. cui il 7 dicembre di tre anni fa è stata diagnosticata una brutta malattia, di quella che si diceva fossero incurabili: un cancro al colon.
Questa storia sta a dimostrare che invece il cancro può essere sconfitto.

* * *
Sono stato felice di raccogliere l’invito di scrivere questa storia, perché mentre vivevo l’esperienza della malattia, l’anno scorso, ricordo che pensavo spesso che ci sarebbe piaciuto molto raccontarla.
Ero sicuro che quello che stavo vivendo era una lezione di vita molto importante per me, ma anche per altre persone.
Il 7 dicembre del 2007 si è aperta una brutta parentesi nella mia vita tranquilla, ma anche con una gioia immensa per la nascita del mio nipotino Alessandro, figlio di mio figlio.  Appena nato mi ha dato tanta gioia e tanta forza nel superare tutto questo.
Una parentesi che, come tutte le parentesi, ha un inizio e una fine.
Oggi, a distanza di poco più di un anno, la mia vita è tornata ad essere esattamente quella di prima e dalla mia esperienza posso dire che il cancro è una malattia come tante altre. È possibile esserne colpiti ma si può guarire grazie alla propria volontà ed alla collaborazione con i medici oncologi che mi hanno sostenuto ed hanno creduto in me.
Una esperienza importante, profonda, di cui non ho avuto difficoltà a parlare perché credo possa essere utile a tante altre persone.
Mi presento: sono Luigi, pensionato delle FF.SS. e residente in San Severo. Cominciamo dalla brutta parentesi: quel cancro al colon che appare  come un fulmine a ciel sereno proprio nel periodo della gioia immensa regalatami della nascita di Alessandro. È venuta alla luce prematuro, a sette mesi e mi ha dato tanta forza nel prosieguo della malattia, nei giorni di degenza dovuti all’intervento chirurgico e nel ciclo di chemioterapia che mi costringeva a dovermi ricoverare ogni 15 giorni all’ospedale Umberto I di San Marco in Lamis sotto la cura del Primario dott.Gismondi e del dott. Lombardi e di tirarmi su.
Vi racconto come e’ successo.
Non avvertivo alcun fastidio, è stato un caso che nelle feci c’era sangue nero, e subito c’è stato un allarme, il medico di famiglia, dottoressa Racano, mi fece subito degli esami di sangue e vide che c’erano dei valori bassi nel sangue e al momento stesso mi fece la carta di di ricovero in ospedale, che nel primo momento mi rifiutai. Poi, le insistenze di mia moglie e di mio figlio mi convinsero di ricoverarmi all’ospedale nuovo di San Severo,  reparto di chirurgia, ed il medico di guardia non ebbe esitazione nel ricoverarmi come vide gli esami di sangue.
Il giorno dopo mi fecero tutti gli esami possibili ed altri accertamenti del caso.
Feci i test ed emerse quell’orribile sospetto: la possibilità che all’origine di tutto vi fosse un tumore al colon.
C’era bisogno di intervento chirurgico, il dott. e primario Lucio Ferrozzi che mi ha dato tanta fiducia dalla prima visita, mi disse che se volevo farmi operare da lui non dovevo far altro che firmare l’autorizzazione per decidere la giornata dell’intervento, ma la mia famiglia non era convinta, volevano che mi portassero in qual’che altro ospedale specializzato. Io invece mi ero convinto di farmi operare dal dott. Ferrozzi che guidava un reparto molto efficace, in cui ho avuto molta fiducia, e così firmai per autorizzare l’intervento per il 3 gennaio 2008.
Uscii  dall’ospedale dopo gli accertamenti.  Essendo stato stabilito che l’operazione sarebbe avvenuta ai primi id gennaio, il Dott. Ferrozzi mi dimise per farmi trascorrere il Natale a casa. Tornai a ricoverarmi il 2 gennaio 2008 ed il giorno dopo ci fu l’intervento che andò a buon fine, per la gioia di tutti dove hanno dimostrato la loro vicinanza, in attesa dell’esito dell’esame istologico sul “polipo” che mi era stato asportato.
Dopo qualche mese il dott. Ferrozzi mi mando a chiamare per il risultato istologico che conferò la matura maligna del tumore: flessura epatica al colon dx  G2 Stadio secondo Dukes. Il primario mi consigliò di sottopormi senza indugio alla chemioterapia per assicurarsi che nessuna cellula avrebbe intaccato il fegato, e mi suggerì di farla presso l’ospedale di San Marco in Lamis.
Parlò col dott. Massimo Lombardi  specialista in chemioterapia oncologica che aveva una buona conoscenza in questo campo, e mi incoraggiò ulteriormente dicendomi che il reparto era uno dei più preparati.
Il ciclo della chemioterapia è durato oltre 6 mesi, ma è andato tutto bene grazie alle cure e all’attenzione del dott. Gismondi, responsabile del Reparto oncologico, e del dott. Lombardi e tutti gli infermieri professionali che lavorano nel reparto.
Io ero molto preoccupato in quel periodo ma i dottori mi dettero la forza interiore di accettare tutte le cure e le condizione del caso. Sopportai bene la chemioterapia con 12 applicazioni per 2 volta al mese con ricovero di 4 giorni per ogni ciclo.
Nelle prime sedute avvertii sensi di nausea, stanchezza, vomito e altro, ma io non mollavo e sono andato fino in fondo.
In ospedale in questi mesi ho conosciuto persone straordinarie con cui siamo diventati amici, ci siamo confidati speranze e tristezze: ci vorrebbe un libro per raccontare il tutto e delle confidenze toccanti di altri pazienti del mio stesso caso ed anche peggio, ed ho visto morire tante persone che non c’è l’hanno fatta.
Dopo questo periodo naturalmente devo fare dei controlli trimestrali per altri 5 anni e stare sempre all’erta perché il male potrebbe tornare a farsi vivo.
Per il resto vivo come prima, non ho nessun disturbo, mangio di tutto e digerisco bene. Per il momento la parentesi per me è sospesa, anzi spero che si sia definitivamente chiusa.
Ho voluto però ripensare alla mia esperienza e comunicarla agli altri attraverso la scrittura, perché credo sia importante mettere in circolo i momenti di emozione e le esperienze di cure positive o negative, per portare un messaggio di fiducia e di speranza.
Il malato oncologico deve trovare le risposte alla sua vita, cercare di dare un valore alla vita e cercare di spiegare tutto quello che a lui sia accaduto.
Quello con il rapporto con il medico oncologo che ha curato la persona che desidera soprattutto sentirsi considerato una persona amica e non un caso come un’altro.
Ogni paziente vuol potersi fidare di chi lo cura, sapere che è  in buone mani, sentirsi protetto da chi si prende cura di lui, ascoltato e aiutato come nel mio caso.
A me tutto questo è accaduto, e per questo non posso fare a meno di rivolgere un affettuoso, sincero e commosso ringraziamento a tutti coloro che mi sono stati vicini, parenti, amici, infermieri e medici tutti.
Concludo ricordando che è importante avere fede: ho avuto molta fede e la Fede mi ha aiutato a rinascere.
Luigi C.

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  1. 30 gennaio 2010 00:28

    carissimo, nel 2006, il 3 febbraio, feci una gastroscopia, e mi parve che da subito i medici si fossero lasciati scappare.. a parole, con la sonda nello stomaco, il verosimile sospetto del tumore. Il gg di s.vcalentino, la mia vita cambiò, quando il mio medico di base mi comunicò, ke avrei dovuto sottopormi ad altri accertamenti.. La sera esco col mio ragazzo nuovo ed un altra coppia, ma nn sono + tornata come la barbara del: “Prima”.
    ….. So cosa è ke brevemente vuoi trasmettere senza stimolare pietismo, compagni nel percorso chemioterapico, ke nn si vedono +, paure, perdita di forze, lasciarsi accompagnare da (Fortunatamente ci sono) operatori sanitari che convivono ogni gg con la realtà del Cancro.
    Bravissime persone, ammirevoli, dal reparto chirurgia, alla chemio, agli oss ke servono col sorriso un pranzo ke ti fa solo rivoltare lo stomaco ,causa la nausea della chemio; pranzo di cui possono aproffittare i familiari ke ti seguono con l’anima nel percorso senza possibili certezze.
    Piazzali da percorrere appoggiati alla spalla di qualcuno, sperando di farcela ad arrivare al reparto senza umiliarsi troppo.
    E sperare di finire il ciuclo di chemio, e sperare di poter ancora passeggiare con energia a piedi nudi sulla sabbia di una qualsiasi spiaggia, e sperare di liberarsi dallo stato di malattia.
    Farò presto la gastro, e gli esami ematici… non voglio pensarci alla possibilità ke torno ad ammalarmi….. ma questi 3/4 anni… Sopravvissuti…………. beh….. sono stati, difficili, duri x la crisi e x tutte le cose della vita…… ma……………….. Mai + ho pensato di voler Morire…………. E ringrazio, nn so chi o cosa, di ESSERCI ANCORA…………. barbara

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