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Dopo il terremoto delle primarie, ecco la nuova mappa del Pd in Capitanata

2 febbraio 2010

La leadership di Manfredonia insidiata da Foggia, che vuole contare di più. Negli 8 comuni più rappresentativi, 6 hanno disobbedito alle indicazioni ufficiali.

La sensazione c’era già mentre andava avanti lo spoglio delle “primarie”, man mano che affluivano i responsi degli scrutini dai diversi comuni della provincia di Foggia. Adesso, la conferma. Le primarie che hanno opposto Nichi Vendola a Francesco Boccia per la designazione del candidato del centrosinistra nella sfida elettorale regionale pugliese della prossima primavera, hanno letteralmente sconvolto la mappa del Partito Democratico in Capitanata, aprendo nuove ferite e profonde lacerazioni.
La conferma giunge dai dati ufficiali delle primarie di due domeniche fa. Come si sa, il risultato complessivo provinciale ha registrato la netta affermazione del governatore uscente. Oltre 10 (55,82%, a favore di Vendola, 44,18% a favore di Boccia, i punti di distacco inflitti dal candidato che, almeno sulla carta, non godeva dell’appoggio del partito di maggioranza relativa del centro sinistra.
In questa analisi, tuttavia, guarderemo ai voti non già in termini percentuali, ma piuttosto in termini assoluti, ovvero conteggiando donne e uomini che hanno espresso la loro preferenza per l’uno o per l’altro candidato provocando qualcosa che sulle prime appare essere un autentico terremoto. C’è anche da precisare che soltanto una lettura di questo tipo consente di tracciare una mappa attendibile del “radicamento” del Partito Democratico e del centrosinistra, nei diversi comuni della provincia di Foggia. Le gerarchie restano, più o meno, quelle espresse dalla vecchia Quercia e dalla vecchia Margherita ma con alcuni significativi spostamenti.
Abbiamo detto delle percentuali. Il distacco, in termini di voti assoluti è di circa 3.500 voti: 16.964 quelli a favore di Vendola, 13.428 quelli a favore di Boccia.
È interessante anche rilevare il dato relativo ai comuni che hanno votato per l’uno o per l’altro candidato: sono 36 quelli che hanno preferito il governatore uscente, e soltanto 18 quelli che invece hanno consegnato la maggioranza allo “sfidante” Boccia.
La novità forse politicamente più interessante è quella che riguarda la partecipazione al voto nella città capoluogo che ha riconquistato lo scettro di comune più rappresentativo nella mappa del “popolo dei gazebo”, scettro che in precedenti occasioni era toccato invece a Manfredonia.
I votanti sono stati 4.589 a Foggia, 3.189 a Manfredonia, 1.994 a San Giovanni rotondo (il solo comune della “pentapoli” ad essere compreso nell’elenco dei comuni più significativi della mappa disegnata dalle “primarie”); 1.765 a San Severo, 1.507 a Cerignola, 1.379 a Apricena, 1.094 a Lucera. Gli altri comuni hanno fatto registrare percentuali di afflusso alle urne inferiori a 1000 unità. Significativo, comunque, il caso di Veste dove si sono recati alle urne in 908.
Ma vediamo adesso come sono andate le cose nei comuni più significativi. A Foggia ha vinto nettamente Vendola (3.067 voti contro i 1.522 di Boccia). A Manfredonia, capitale riconosciuta del Pd di Capitanata, l’ha invece spuntata Boccia: 2.104 i voti a suo favore, contro i 1.085 toccati a Vendola. Sommando i voti dei due centri, la spunta comunque Vendola: ed è questo il dato che deve far maggior riflettere il gruppo dirigente del Pd d Capitanata, a prevalenza sipontina: d’ora in poi dovrà cambiare qualcosa, negli equilibri di gestione interna del Partito che dovranno essere, per forza di cose, meno manfredoniani…
Anche perché il governatore si è imposto in tutti gli altri comuni più rappresentativi, con la sola eccezione di Apricena. A S. Giovanni Rotondo, 1.079 i voti toccati a Vendola, 915 quelli conquistati da Boccia. A San Severo, l’affermazione del governatore è stata ancora più netta 1.006 i i voti per Vendola, 759 quelli per Boccia. Ancora più elevata la percentuale di consensi ottenuta dal governatore a Cerignola: 997 voti, contro i 510 dello sfidante.
La trafila di comuni pro-Vendola si interrompe ad Apricena, dove il governatore ha perduto di una quarantina di punti: 709 i voti per Boccia, 670 quelli per Vendola. Lucera ha fatto invece registrare una delle percentuali più elevate a favore del Presidente (83, 36%, che tradotto in voti significa 912 voti a Vendola e soltanto 182 a Boccia. Anche Vieste ha dato il suo OK al governatore: 478 voti contro i 430 toccati a Boccia. In buona sostanza, negli otto comuni presi in considerazione, ben 6 hanno “disobbedito” alle indicazioni (pur perentorie) dei vertici del Partito Democratico e all’invito pro-Boccia di Massimo D’Alema.
Ma qui non si tratta soltanto di verificare il maggiore o minore tasso di disobbedienza espresso dal “popolo dei gazebo” nell’appuntamento con le primarie: quel che pare venir fuori dal risultato del voto di due domeniche fa è una nuova mappa del Partito Democratico quanto mai a “pelle di leopardo”.
Se la leadership di Manfredonia sembra essere ancora fuori discussione, dato il brillante risultato ottenuto nella città sipontina da Boccia, nel resto della provincia si profilano evidenti malesseri, sofferenze che vedono un Partito Democratico virtualmente spaccato in due tra nuove “roccaforti” come, appunto, Manfredonia e nuovi possibili “laboratori” come il capoluogo.
È tuttavia evidente che la leadership sipontina, se vorrà governare il partito con la necessaria serenità, dovrà, in qualche modo, confrontarsi con un contesto estremamente diverso da quello che sembrava essere stato sancito dalle primarie e dalla stagione congressuale soltanto qualche settimana fa. La lunga vicenda elettorale regionale ha scompaginato equilibri che non si sono consolidati, e forse non si consolideranno più. Il risultato ufficiale delle primarie lo dice con assoluta evidenza. Il gruppo dirigente del Partito Democratico di Capitanata dovrà adesso riguadagnarsi il consenso cercando di ritrovare nelle aree “disobbedienti” nuovi equilibri e nuovi punti di riferimento.

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