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Amica, un caso senza fine

5 febbraio 2010

Il day after la pioggia di avvisi di garanzia che ha colpito gli ex amministratori

Soltanto un atto dovuto, dopo la circostanziata denuncia delle Fiamme Gialle, oppure una conferma che nei conti dell’Amica, l’azienda speciale del Comune di Foggia che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, qualcosa non ha quadrato?
La raffica di comunicazioni giudiziarie partita dalla Procura della Repubblica di Foggia all’indirizzo di ex amministratori e revisori contabili della ex azienda municipalizzata foggiana surriscalda ulteriormente un clima politico che attorno all’Amica si era arroventato. Sono in tutto dieci gli avvisi recapitati dagli uomini della Guardia di Finanza di Foggia ad ex presidenti, ex componenti il consiglio di amministrazione ed ex revisori dei conti. Tra i destinatari delle comunicazioni giudiziarie  i due ultimi presidenti del cda Gianni Ricci ed Elio Aimola, entrambi in quota con il Partito Democratico, ma provenienti dalla vecchia Quercia, e i direttori generali Carlo Marconi e Michele Simone.
Pesanti i reati ipotizzati dai magistrati inquirenti: evasione fiscale (quella accertata e contestata dalla guardia di finanza che ha condotto le indagini supererebbe i 20 milioni di euro) e soltanto per alcuni degli indagati malversazione.
Proprio qualche giorno fa, il cda dell’Amica aveva vessato le sue funzioni, con la nomina ad amministratore unico (ma secondo molti si tratta di un “quasi commissario” visto che la designazione è giunta dal Palazzo del Governo) del viceprefetto, Michele Di Bari.
Il sindaco Gianni Mongelli ha più volte puntualizzato che non si tratta di un commissario ma di un amministratore unico, sulla base del modello applicato anche alle altre municipalizzate. Sarà, ma mandare un funzionario prefettizio di altissimo livello come Di Bari a cercare di cavare le castagne dal fuoco dell’azienda foggiana fiore all’occhiello della vecchia Quercia foggiana, è il segno che non tutto ha funzionato come avrebbe dovuto nella gestione dell’azienda.
L’inchiesta della Procura della Repubblica foggiana trae le mosse dai risultati di una verifica fiscale effettuata dai militari della Guardia di Finanza di Foggia alle casse dell’azienda di Corso del Mezzogiorno, che avevano già portato alla denuncia di undici persone tra cui i componenti  dei consigli di amministrazione in carica all’epoca dei fatti contestati. Si tratterebbe del biennio 2007/2008 e dei primi mesi del 2009. Uno degli indagati è deceduto nel frattempo, sicché le comunicazioni giudiziarie si sono ridotte da undici a dieci.
Le indagini della Fiamme Gialle avrebbero rilevato infrazioni di imposte dirette e indirette e avrebbero accertato l’impiego di finanziamenti comunali, erogati tramite i Boc (Buoni ordinari comunali), destinati ad investimenti e invece utilizzati per spese correnti quali debiti, pagamenti di conti correnti e stipendi ai dipendenti. A questo filone dell’indagine riferisce l’ipotesi della malversazione per un importo di oltre 2,4 milioni di euro,
I controlli hanno anche stabilito l’omessa fatturazione relativa a prestazioni effettuate dall’azienda a favore del Comune di Foggia e di altri Comuni della provincia e l’omessa dichiarazione dei ricavi.
Oltre che alla procura della Repubblica di Foggia, che ha poi deciso la formale apertura dell’inchiesta, il fascicolo delle indagini è stato trasmesso alla Corte dei Conti per eventuali iniziative finalizzate al recupero del denaro.
Quando alla metà di dicembre, si diffuse la notizia della denuncia delle Fiamme Gialle il direttore dell’ Amica, Michele Simone confermò la notifica di un verbale di constatazione per il triennio 2006-2008, sottolineando che il controllo aveva interessato i bilanci della Società “regolarmente approvati dal Socio Unico, il Comune di Foggia, e pubblicati secondo le modalità previste dalla legge. Amica è pronta ad un confronto con l’Agenzia delle Entrate di Foggia – unico soggetto deputato alla valutazione, in prima battuta, dell’operato della Guardia di Finanza – poiché siamo dell’avviso che i dati di bilancio siano stati interpretati dalla Guardia di Finanza in maniera differente da quella effettuata dalla Società”. La vicenda è però finita sotto la lente della magistratura.

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