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Elezioni Puglia, chi ha paura dello sbarramento

5 febbraio 2010

Il dado è tratto: nessuna modifica alla legge elettorale. Diverse liste (tra cui Psi, la Destra, Prc e Pdci) a  rischio quorum. Si studiano alleanze dell’ultima ora. Si voterà il 28 e il 29 marzo.

Non se ne fa nulla: nessuna modifica alla legge elettorale regionale e, in particolare, alla norme che, proprio a partire dalle elezioni del prossimo mese di marzo, introduce – per la prima volta nel sistema elettorale regionale – lo sbarramento del 4 per cento.
Il consiglio regionale si è espresso a larghissima maggioranza sull’argomento, che aveva suscitato roventi polemiche nelle scorse settimane. Il “quorum” era stato introdotto già cinque anni fa, ma poi si convenne di rinviarne l’applicazione nel turno elettorale del 2010. Era oggettivamente difficile, senza trovare preventivamente una vasta convergenza da parte delle forze politiche, far passare in consiglio una questione così delicata, e così in effetti è stato.
I pugliesi sono chiamati dunque per la prima volta al voto con lo sbarramento elettorale: le liste che non otterranno almeno il 4 per cento dei voti, che tradotto in voti sonanti significa qualcosa come 80.000-85.000 voti da farsi affidare dagli elettori. Non pochissimi, sicché sono in molti a tremare, e c’è da supporre che queste ultime settimane che precedono l’inizio della campagna elettorale vera e propria vengano spesi adesso alla ricerca di alleanze tra una lista e l’altra.
Ma chi rischia di più dallo sbarramento? Proiettando i dati delle elezioni regionali di cinque anni fa si ha un dato particolarmente significativo del potere dirompente dello sbarramento. Nel 2005, si presentarono ai nastri di partenza delle elezioni venti liste (per quattro candidati presidenti): a superare la quota del 4 per cento furono soltanto in otto. Se si fosse votato fin da allora con il quorum, sarebbero rimaste fuori dal consiglio regionale ben 12 liste: 5 perché in ogni caso non avevano raggiunto i voti necessari, e 7 per non raggiunto la quota dello sbarramento.
E ne sarebbe stata profondamente alterata anche la composizione del consiglio. La prima conseguenza concreta che l’introduzione dello sbarramento comporterà è  dunque una sostanziale riduzione delle liste in campo, consolidando quella tendenza al bipolarismo che si manifesta attraverso un dato questa volta politico e non aritmetico: le elezioni di marco vedranno l’esordio politico del Pd e del Pdl, che cinque anni fa si presentarono, rispettivamente, come  Ds e Margherita (Pd) e come Forza Italia ed An (Pdl).  I partiti maggiori dei due poli conquistarono nel 2005 il 56,26 per cento dei voti (quasi il 30 quello che sarebbe oggi il Pdl e lo 26 quello che sarebbe oggi il Pd). Oltre lo zoccolo duro determinato dalla capacità di attrazione dei due partiti maggiori, andarono oltre lo sbarramento soltanto l’Udc (che allora si presentò con il centrodestra, e che si attestò al 7,77%), Puglia prima di tutto (centrodestra, 9,13%) e nello schieramento di centrosinistra, Rifondazione Comunista (che era la lista di riferimento del candidato presidente Vendola) che raggiunse il 5,11% e il Psi, che superò di pochissimo la soglia fatidica, fermandosi al 4,01 per cento, percentuale utile anche a capire quanto voti assoluti ci vogliono per raggiungere lo sbarramento. Cinque anni fa i socialisti ne conquistarono 85.775.
Visto che in politica ormai cinque anni rappresentano un’eternità, e che il quadro politico dell’ultime elezioni non è più assimilabile a quello di oggi, per ottenere un dato più omogeneo rispetto allo stato dell’arte prendiamo adesso in esame i risultati delle elezioni europee dello scorso anno. Anche in questo caso, l’effetto dirompente è assodato: 16 le liste in campo nelle elezioni del 6 e 7 giugno 2009, e soltanto cinque quelle che superano il 4 per cento. Nell’ordine il Pdl (43,2), il Pd (21,7), l’Udc (9,1), l’Italia dei Valori (8,9) e Sinistra e Libertà (6,9). Resterebbero invece al di sotto del quorum forze come il Prc-Pdci e la Destra, che alle europee si sono attestate attorno al 3 per cento.
C’è da dire che anche rispetto ad 8 mesi fa, il quadro politico non è più quello di prima: Sinistra e Libertà (formazione promossa da Vendola a livello nazionale) è divenuta Sinistra Ecologia e Libertà, ed ha perduto per strada il Psi, che è probabilmente il partito maggiormente a rischio: il trend elettorale che si è manifestato dal 2005 ad oggi lo vede in discesa, e pare molto difficile che i socialisti possano raggiungere il quorum. Dovranno allearsi con qualcuno: o fare ritorno nell’alveo di Sinistra e Libertà, oppure allearsi con un’altra formazione politica che, nell’ambito del centrosinistra guarda con trepidazione allo sbarramento: l’Alleanza per l’Italia di Rutelli, rappresentata in Puglia da Pino Pisicchio.
Dovrà decidere sul da farsi anche la sinistra radicale rappresentata da Prc e Pdci. È un po’ lo stesso nodo che, sul versante opposto, dovrà sciogliere La Destra, che ad occhio può contare su circa il 3% per cento dell’elettorato: non abbastanza per sperare di superare da sola il quorum, ma una base più che mai interessante per poter coagulare altre forze politiche in pena, nell’alveo del centrodestra.
A rendere complicati i calcoli c’è anche la specificità della sfida elettorale pugliese che vedrà questa in lizza tre candidati, e non due com’era successo in passato. Sarà presente per la prima volta ai nastri di partenza il movimento “Io Sud” di Adriana Poli Bortone, candidato assieme all’Udc di centro. Una presenza che sconvolge il quadro bipolare, e che rende ancora più arduo il posizionamento di liste e candidati.
Di certo, per il momento, c’è soltanto la data in cui i pugliesi saranno chiamati alle urne, formalizzata dalPresidente della Regione che ha firmato il decreto con il quale si indicono ufficialmente le elezioni regionali. Le elezioni del Presidente della Giunta e del Consiglio Regionale si terranno domenica 28 e lunedì 29 marzo 2010, dalle ore 8 alle ore 22 di domenica e dalle 7 alle 15 di lunedì.

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