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Regionali 2010: le proiezioni del Quotidiano di Foggia per la provincia di Foggia

8 febbraio 2010

Vendola, Palese, Poli Bortone si vince o si perde in Capitanata La Puglia settentrionale sarà ancora una volta determinante. Ma sarà comunque una corsa fino all’ultimo voto.

Sarà un turno elettorale che si vincerà o si perderà sul filo di lana. Lo dicono i primi sondaggi, lo dicono le proiezioni che si ricavano rileggendo i dati relativi alle tornate elettorali che si sono succedute dal 2005, data delle ultime regionali, ad oggi. L’incertezza è accentuata dalla più ghiotta novità politica dell’appuntamento  con le urne di fine marzo. per la prima volta, nella storia della Seconda Repubblica, non si vota tra due contendenti, ma tre, e come si ricava dai dati che prenderemo tra poco in esame, alla fine è proprio il terzo incomodo che potrebbe fare la differenza, facendo pendere la bilancia da una parte o dall’altra.
Riflettori puntati soprattutto sulla provincia di Foggia, che cinque anni fa si rivelò determinante nell’attribuire il successo a Nichi Vendola. Lo vediamo dalla tabella 1, che compendia i risultati delle elezioni del 2005, suddividendoli nelle sei circoscrizioni provinciali. Vendola e Fitto pareggiarono il conto nelle provincia, conquistandone tre a testa (Foggia, Brindisi e la Bat andarono a Vendola, che però perse a Bari, Lecce e Taranto). L’attuale governatore si agghindò la presidenza per soli tremila voti. Ma la provincia che fece marcare il differenziale più consistente tra i due sfidanti fu proprio la Capitanata, dove Vendola sopravanzò il candidato del centrodestra di ben 26.000 voti.
IL BIPOLARISMO GIOVA AL PDL
Non è la prima volta che le strade della vittoria, soprattutto quando si corre sul filo di lana, passano per la Puglia settentrionale. Ed è una ragione di più per cercare di capire da allora ad oggi cosa è avvenuto negli equilibri elettorali.  È verosimile supporre che chi la spunterà in provincia di Foggia con ogni probabilità andrà a sedersi sulla poltrona presidenziale.
Nella tabella 2 abbiamo ricostruito, elezioni per elezioni, cosa è successo nell’ultimo quinquennio, cercando di accorpare i dati in prospettiva degli schieramenti e delle liste che scenderanno in campo a marzo. Abbiamo pertanto accorpato i voti a suo tempo conquistati dai Democratici di Sinistra e dalla Margherita nel Pd, e lo stesso abbiamo fatto per quanto riguarda Forza Italia ed Alleanza Nazionale, successivamente confluiti nel Pdl. Guardando i dati, è facile desumerne che il percorso verso il bipolarismo non è stato lo stesso, nei due schieramenti: ha portato certamente meglio al Pdl, rispetto al Pd.
Il Pdl segue un trend sostanzialmente espansivo nell’ultimo periodo, raggiungendo il massimo dei consensi alle elezioni politiche del 2008. Non deve trarre in inganno il risultato relativamente modesto ottenuto alle provinciali dello stesso anno, perché in quella competizione erano presenti numerose liste civiche.
Il Pd ha toccato i suoi livelli massimi nel 2006 (quando però non era ancora Partito Democratico ma si presentava come Ulivo) e quindi nel 2008. Ma tra l’uno e l’altro passaggio elettorale è successa una cosa importante, che ha pesantemente influito sui risultati elettorali da allora: se il Pd ha tenuto rispetto ai risultati che in precedenza veniva conquistati dalla Quercia e dalla Margherita, si è sfaldato il resto della sinistra. L’aggregazione prodotta, bene o male, dal Pd non è stata compensata dalla tenuta del resto delle forze della sinistra.
I DUE POLI SOSTANZIALMENTE PARI
Le cose sono andate ancora peggio verso la fine del quinquennio: il risultato delle elezioni europee rappresenta il dato più basso del Partito Democratico. Va sottolineato anche come la capacità di aggregazione del Pd si manifesti più in occasione di competizioni politiche, che non amministrative: alle elezioni provinciali l’elettorato del centrosinistra si è distribuito in maniera più omogenea.
Il dato più omogeneo nel quinquennio preso in considerazione è quello che riguarda l’Udc, che alle europee ha oltrepassato la soglia del 10 per cento.
Ma per prevedere quel che accadrà a fine marzo, la tabella più utile è la 3, in cui abbiamo scorporato i dati elettorali e li abbiamo quindi riallocati a seconda della coalizioni che saranno in lizza il 28 ed il 29 marzo, simulando la corsa a tre che vedrà protagonista Vendola per il centrosinistra, Palese per il centrodestra e Poli Bortone per il centro.
Anche il grafico che compendia i dati della tabella rivela quanto sarà incerta la competizione elettorale. Il nettissimo vantaggio accumulato dal centrosinistra nel 2005 (16 punti nella nostra simulazione, in quanto abbiamo sottratto i voti conquistati dall’Udc) si è andato via via assottigliando. Ancora dieci punti di vantaggio alle politiche 2006, quindi testa a testa nel 2008, con il centrodestra che la spunta alla camera ed il centrosinistra che si rifà alle provinciali (risultati del primo turno), leggero vantaggio per il centrodestra alle ultime elezioni prese in considerazione, le europee dello scorso anno.
Stabile, invece, stabilissimo il centro, contenenza al rialzo. Si parte dall’8,49 delle regionali 2005: ma alle fine del quinquennio il risultato si attesta sulla doppia cifra. Va naturalmente ricordato che la proiezione non può tenere conto del risultato della lista “IoSud” di Adriana Poli Bortone, che si presenta per la prima volta alle elezioni. L’impressione è che il centrodestra abbia recuperato il gap che lo vide seccamente sconfitto alle elezioni regionali in Capitanata, sconfitta che fu poi decisiva per la vittoria di Vendola. Ma comunque vadano le cose, sarà un testa a testa. Fino all’ultima scheda.
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One Comment leave one →
  1. matteo antonio permalink
    17 febbraio 2010 19:38

    le previsioni sembrano giuste ma c’e la sorpresa polibortone

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