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Pepe al contrattacco: “Più coesione, o me ne vado”

12 febbraio 2010

Pare che la frenata alla crisi a Palazzo Dogana sia stata imposta dal presidente della Provincia in persona, piuttosto stufo della piega che stanno prendendo le cose. Pepe avrebbe addirittura minacciato di dimettersi (circostanza che provocherebbe lo scioglimento del consiglio provinciale) qualora dalla sua maggioranza non verranno concreti segnali di una maggiore compattezza e di una più forte coesione.
Come si ricorderà, mentre il capogruppo del Pdl, Paolo Mongiello, aveva chiesto al Presidente di rimuovere “senza ulteriori indugi” i due assessori centristi dalla giunta provinciale, e di assegnare subito le deleghe vacanti ad esponenti del Pdl, assai più prudente è stato il coordinamento provinciale del partito di maggioranza relativa, che ha sostanzialmente congelato la crisi, rinviandone la soluzione a dopo le elezioni regionali che si svolgeranno il 28 e il 29 marzo.
La questione non riguarda tanto la soluzione della verifica, in quanto pare ormai scontato che l’Udc non farà più parte né della giunta né della maggioranza di Palazzo Dogana. Quel che non sono piaciuti a Pepe sono stati i tempi e i modi dell’accelerazione che avrebbero voluto imprimere i “falchi” del Pdl.
Non a caso, dai settori più moderati del partito di maggioranza relativa erano giunti nei giorni precedenti alla sortita di Mongiello inviti che andavano in direzione ben diversa: licenziare sì  gli spessori dell’Udc, ma congelare l’assegnazione delle deleghe facendole tenere ad interim, al presidente.
Da buon notaio, Antonio Pepe è dotato di una ferrea logica e di un buon senso dell’aritmetica: la sua maggioranza negli ultimi mesi non se l’è passata proprio bene quanto a coesione, e diverse volte non è riuscita ad assicurare il numero legale. Il mal di pancia non riguarda soltanto la questione dell’Udc, ma ha radici più profonde. Molti, troppi consiglieri provinciali della maggioranza ambiscono ad un posto nell’esecutivo, e vorrebbero ribaltare il metodo che Pepe adottò quando scelse i suoi assessori, lasciando poco spazio alle indicazioni e ai diktat dei partiti. È comunque impossibile contentare tutti quelli che sognano un posto al sole, e la conseguenza è eh se il Pdl ed i suoi alleati non riusciranno a trovare una maggiore coesione, i prossimi mesi saranno molto problematici, visto che, con l’uscita dell’Udc dalla maggioranza quest’ultima viene a trovassi ulteriormente alleggerita, ed anche ulteriormente esposta ai mal di pancia dei consiglieri.
Per questo Pepe ha puntati i piedi, pretendendo (e, a quanto pare ottenendo) di essere lui a dettare i tempi ed i modi della crisi e del successivo rimpasto.
In un modo o nell’altro, non se ne parlerà comunque prima delle elezioni, ed è del resto assolutamente logico che sia così. La campagna elettorale è una sorta di derby in casa del Pdl, e fatalmente metterà a dura prova equilibri che già sono molto precari. Designare adesso i nuovi assessori provinciali – dovendo per forza di cose accontentare alcuni e scontare altri – equivarrebbe a gettare benzina sul fuoco. Per questo Pepe non ci sta, e pretende segnali concreti di una ritrovata coesione all’interno della sua maggioranza.

La crisi a Palazzo DoganaPepe contrattacca: piùcoesione, o me ne vadoPare che la frenata alla crisi a Palazzo Dogana sia stata imposta dal presidente della Provincia in persona, piuttosto stufo della piega che stanno prendendo le cose. Pepe avrebbe addirittura minacciato di dimettersi (circostanza che provocherebbe lo scioglimento del consiglio provinciale) qualora dalla sua maggioranza non verranno concreti segnali di una maggiore compattezza e di una più forte coesione.Come si ricorderà, mentre il capogruppo del Pdl, Paolo Mongiello, aveva cheto al Presidente di rimuovere “senza ulteriori indugi” i due assessori centristi dalla giunta provinciale, e di assegnare subito le deleghe vacanti ad esponenti del Pdl, assai più prudente è stato il coordinamento provinciale del partito di maggioranza relativa, che ha sostanzialmente congelato la crisi, rinviandone la soluzione a dopo le elezioni regionali che si svolgeranno il 28 e il 29 marzo.La questione non riguarda tanto la soluzione della verifica, in quanto pare ormai scontato che l’Udc non farà più parte né della giunta né della maggioranza di Palazzo Dogana. Quel che non sono piaciuti a Pepe sono stati i tempi e i modi dell’accelerazione che avrebbero voluto imprimere i “falchi” del Pdl.Non a caso, dai settori più moderati del partito di maggioranza relativa erano giunti nei giorni precedenti alla sortita di Mongiello inviti che andavano in direzione ben diversa: licenziare sì  gli spessori dell’Udc, ma congelare l’assegnazione delle deleghe facendole tenere ad interim, al presidente.Da buon notaio, Antonio Pepe è dotato di una ferrea logica e di un buon senso dell’aritmetica: la sua maggioranza negli ultimi mesi non se l’è passata proprio bene quanto a coesione, e diverse volte non è riuscita ad assicurare il numero legale. Il mal di pancia non riguarda soltanto la questione dell’Udc, ma ha radici più profonde. Molti, troppi consiglieri provinciali della maggioranza ambiscono ad un posto nell’esecutivo, e vorrebbero ribaltare il metodo che Pepe adottò quando scelse i suoi assessori, lasciando poco spazio alle indicazioni e ai diktat dei partiti. È comunque impossibile contentare tutti quelli che sognano un posto al sole, e la conseguenza è eh se il Pdl ed i suoi alleati non riusciranno a trovare una maggiore coesione, i prossimi mesi saranno molto problematici, visto che, con l’uscita dell’Udc dalla maggioranza quest’ultima viene a trovassi ulteriormente alleggerita, ed anche ulteriormente esposta ai mal di pancia dei consiglieri.Per questo Pepe ha puntati i piedi, pretendendo (e, a quanto pare ottenendo) di essere lui a dettare i tempi ed i modi della crisi e del successivo rimpasto.In un modo o nell’altro, non se ne parlerà comunque prima delle elezioni, ed è del resto assolutamente logico che sia così. La campagna elettorale è una sorta di derby in casa del Pdl, e fatalmente metterà a dura prova equilibri che già sono molto precari. Designare adesso i nuovi assessori provinciali – dovendo per forza di cose accontentare alcuni e scontare altri – equivarrebbe a gettare benzina sul fuoco. Per questo Pepe non ci sta, e pretende segnali concreti di una ritrovata coesione all’interno della sua maggioranza.

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