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La nuova politica (ri) nasce dal basso

13 febbraio 2010

Mentre quella vecchia nega gli spazi di discussione e di precisazione, nella gente cresce l’attenzione verso il governo locale: riflessioni a margine dello scoppiettante dibattito sugli avvisi alla giunta Ciliberti

Dovrebbe far riflettere gli addetti ai lavori della politica lo scoppiettante dibattito andato in onda a commento del nostro articolo sulle comunicazioni giudiziarie che hanno raggiunto l’ex sindaco Ciliberti e la sua Giunta. Dovrebbe far riflettere i politici di professione questo fervore dialettico, questa tangibile ansia di partecipazione. Dovrebbe farli riflettere perché mai, come in questo momento, la politica è avara di spazi di partecipazione e di dibattito. I  congressi, se e quando si fanno (e non vengono sostituiti dal più sbrigativo ricorso alle primarie) sono appannaggio esclusivo degli addetti ai lavori, ed hanno comunque tempi di discussione contingentati. Delle assemblea aperte di una volta, non è rimasta traccia. Sicché l’agorà della politica è divenuto il social networking, del resto sempre più praticato dagli stessi politici di professione.
Dall’intensa discussione – che pubblichiamo nelle pagine interne – emerge peraltro un sempre più nitido distacco dei cittadini dalla “cattiva” politica, e di questo sono  sintomatici proprio i contenuti della discussione. Al di là delle invettive sul presunto danno erariale derivante secondo l’accusa dal mancato esperimento di una gara pubblica per i servizi di guardiania del comune, e che la Guardia di  Finanza ha stimato in un milione e trecentomila euro, su una cosa sono d’accordo tutti i partecipanti al dibattito, innescato dalla coraggiosa e civile presa di posizione proprio di uno degli ex amministratori coinvolti, Gigi Il Grande, all’epoca assessore al  decentramento.
Il dato su cui i nostri lettori digitali concordano è che la città di Foggia è ormai disastrata. Invece le opinioni divergono sulle responsabilità della drammatica situazione finanziaria in cui è precipitata l’amministrazione comunale. Per alcuni le colpe sono dell’amministrazione di centrosinistra che ha governato la città negli ultimi cinque anni. Per altri, le responsabilità sono anteriori, e vanno addebitate alle amministrazioni di centrodestra guidate da Paolo Agostinacchio.
La questione non può essere però affrontata però soltanto con il metro della passione ideologica. Il problema è in fondo riconducibile alle stesse considerazioni iniziali che svolgevano sulla politica, sempre più chiusa in se stessa, sempre più restia a coinvolgere, ad aprire la discussione, ad essere trasparente.
La questione finanziaria comunale era, e resta, un fatto di numeri. Che non sono mai stati svelati nella loro interezza. Se è vero che Ciliberti ha ereditato dalla precedente amministrazione (che, non va dimenticato, era reduce dal fallimento della compagnia aerea Federico II Airways) una situazione finanziaria già difficile, già prossima al disastro, avrebbe fatto bene a dirlo. A chiare lettere, anzi, a chiari numeri. Invece non lo ha fatto, Nè a riuscito ad invertire la tendenza che volgeva, inevitabilmente, al peggio.
In questo senso va messa in risalto la bella iniziativa della presidente della Daunia Ambiente, Rosa Cicolella, che ha “dato i numeri” sulla situazione dell’azienda consociata all’Amica. Come i responsabili delle altre aziende speciali, anche Cicolella ha voluto convocare una conferenza stampa al termine del suo mandato. Con una sostanziale differenza rispetto ai suoi colleghi. Mentre questi hanno  utilizzato l’incontro con i giornalisti per parlare delle (presunte) cose belle che hanno fatto, Rosa Cicolella ha dato numeri, ha ufficializzato la consistenza del disavanzo della gestione aziendale (un milione e mezzo di euro), ne ha spiegato le ragioni, tutte riconducibili al piano industriale dell’Amica, che ha prodotto un aggravio nel costo del personale dovuto al passaggio del personale dipendente da 5 a 6 ore ed a un certo numero di cambi di mansione. “La città ha il dovere – ha detto Rosa Cicolella – di sapere in che modo stiamo spendendo i soldi della collettività”. Ben detto. Peccato che la brava presidente sia una rondine che non fa primavera.
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