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Campane a morto per le donne pugliesi

14 febbraio 2010

Sul flop delle politiche di genere marcato dal consiglio regionale pugliese, che non è riuscito nemmeno ad affrontare la questione,  registriamo l’intervento dell’avv. Anna Maria Tatarella, già in passato intervenuta sulla vicenda della rappresentanza di genere. In quell’occasione l’avvocato foggiano denunciò il silenzio che si stava consumando attorno alla legge, da parte della classe politica pugliese. Oggi Anna Maria Tatarella constata amaramente come la cosa sia evoluta, anzi involuta, anzi mai nata. Un funerale virtuale con tanto di campana a morto. Ecco il testo del suo intervento.
“L’annuncio della mancata discussione della proposta di emendamento della legge elettorale pugliese è suonata nelle mie orecchie come il preannunciato rintocco rassegnato di una  “campana a morto”.
In occasioni più fortunate si sarebbe potuto dire :” Tanto rumore per nulla …” A chiosare l’episodio che ci occupa, invece,  nemmeno gli onori commemorativi della cronaca .
Mi rimarrà sempre il dubbio, di saper perché mai le promotrici della proposta di emendamento non si siano date la pena di sostenerla  efficacemente  in consiglio, anche ricorrendo alla pressione mediatica sull’argomento.
Il risultato ottenuto, ovvero il non risultato, come purtroppo  la politica ci ha abituati a registrare,  è la sintesi dell’utile compromesso fra -la solita- ipocrita demagogia di sinistra  e- il solito – becero maschilismo di destra.
La reggente  classe  politica , nell’intento di sopravvivere a se stessa ha così  calpestato il principio costituzionalmente  garantito della  parità dei sessi nell’accesso alle cariche elettive  e ha senza ombra di dubbio, clamorosamente mostrato tutta la sua inadeguatezza culturale .
Credo fortemente che, garantire la presenza delle donne al tavolo delle scelte è  un’esigenza che scaturisce più dall’essenza stessa del meccanismo della “reale” di  rappresentanza che dal tentativo di proteggere una categoria debole.
Un sistema nel quale la maggioranza dei cittadini è composto da  donne ma che non le vede  nelle sedi in cui le decisioni vengono assunte, presenta un’anomalia così vistosa da renderne impossibile il corretto funzionamento.
L’effetto aberrante di tale esclusione è tanto più evidente se si considera il ruolo fondamentale delle donne- mamme nella formazione delle nuove generazioni. La politica che si nega l’opportunità del  confronto con le mamme, si chiude inevitabilmente al  futuro.
Mi infastidisce alquanto l’argomento, usato- inconsapevolmente-anche  da molte donne ,   secondo il quale non sarebbe necessario, né giusto  ricorrere allo strumento legislativo impositivo per garantire la presenza delle donne nelle posizioni apicali delle istituzioni.
Si dice spesso ” Non è questo il mezzo;  e’ la mentalità che andrebbe cambiata”.
E quindi, per seguire  questo metodo di approccio si dovrebbe giungere ad escludere l’intervento legislativo  in qualsiasi materia. Suvvia! Nessuno mai si sognerebbe di dire che non bisogna legiferare in materia fiscale finchè  la mentalità prevalente  non ritenga  giusto pagare le tasse !  D’altra parte,  nel 1945, quando si diede il voto alle donne, la maggioranza degli italiani non era di certo pronta ad accettare la novità legislativa
E’ un fatto che le resistenze culturali di fronte all’argomento sono assai forti da sdradicare ,  ma il  Supremo legislatore che ha guardato oltre le barriere della discriminazione ,  ci ha indicato la strada da percorrere.
L’art 117 della Costituzione recita : ” Le leggi regionali rimuovono gli ostacoli che impediscono la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale , culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive” .
Il dettame è chiaro come è altrettanto chiaro che i nostri attuali rappresentanti alla Regione,  nell’obiettivo dell’autoconservazione, arretrano  rispetto alla Costituzione .
Ci pensino le donne quando “gli affezionatissimi della poltrona” gli andranno a chiedere  di votarli!
Anna Maria Tatarella
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