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Doppia preferenza modello Campania: “Non ne sapevo nulla”

14 febbraio 2010

“Non ne sapevo nulla” Hanno risposto così le donne intervistate sulla doppia preferenza  modello Campania. Stupite,  a tratti sconfortate, un po’ fredde di fronte alle ultime vicende in consiglio regionale. Ma con le idee chiare su ciò che non va.  “La politica- osserva qualcuna di loro- viene gestita in modo autoreferenziale.” Parla di “occasione persa” Rita Masi, consulente del lavoro: ” E’ chiaro che, in ogni caso, il punto di partenza  deve essere  sempre  quello della qualità e della capacità  professionale, nell’ottica dell’efficienza del risultato. Tuttavia, quello che è  il criterio di discrimine  e di selezione in  tutti  i sistemi aziendali, non pare si applichi  alla politica .
Eppure, la cosa pubblica andrebbe  amministrata con il massimo della diligenza e con l’utilizzo del migliore potenziale umano,  sono in tante le donne in grado di parteciparvi. Invece, proprio dalla politica , in questi ultimi tempi, è  giunta la più grave delle mortificazioni della dignità femminile. Rita De Padova, consigliere di Banca Etica e volontaria impegnata nella comunità  di Emmaus, non crede all’empowerment delle donne in politica per legge: “Mi sembra , in buona sostanza, di essere trattata come un soggetto debole, bisognosa di particolare sostegno, invece la necessaria  partecipazione delle donne dovrebbe nascere dalla comune esigenza del vivere civile e da questa essere garantita . Tutto questo mi dà un senso di tristezza…..eppure c’è bisogno di concretezza  e le donne, di certo, non ne sono prive”. Ma tant’è.
Cornelia Rosiello , vice presidente della Cooperativa Arcobaleno e membro della Rete  “Le donne pugliesi faranno la differenza”, si sta preparando con il suo gruppo a sostenere Vendola per le prossime elezioni regionali. Fautrice della “politica fuori dai partiti”, lamenta il fatto che nei luoghi di potere “le donne siano quasi inesistenti”. Ma non demorde:” Non è detto però che per fare politica  si debba necessariamente essere all’interno dei partiti, la vera politica, a mio parere, è quella che si svolge all’interno delle aggregazioni sociali, nelle associazioni.
Attraverso tali strumenti le donne possono comunque  efficacemente  stimolare  l’opinione pubblica su questioni di interesse collettivo e  addirittura indirizzare  il consenso, anche elettorale, nella direzione che ritengono più opportuna . Le donne unite  possono essere determinanti nelle scelte della politica”.”. Filomena Schiavone, casalinga, è netta: “Le donne si aggregano sempre al capo. Anche adesso si sta creando il mito di Vendola cui tutte vanno dietro, è un problema culturale che dura da secoli”.”
Si ispira a Gaber Pina Calderisi, notaio, per poi allargare l’orizzonte: “Mi piaceva molto il ritornello della canzone ‘Libertà è partecipazione, ne condividevo e ne condivido ancora il senso. Ma non viviamo in una democrazia ‘adulta’ e la partecipazione  alla politica  a molti non è consentita, in special modo, non è  consentita alle donne. Con disappunto ho appreso della mancata discussione ed approvazione dell’emendamento proposto sulla doppia preferenza. Abbiamo perso un buona occasione e spero di pensare male se penso che forse a non crederci poi tanto siano state proprio delle donne. Entrare nei meccanismi  dei partiti per poi proporsi quali candidati alle consultazioni elettorali sembra essere un’impresa  riservata a pochi, o meglio sempre agli stessi. Mi  è capitato di leggere su qualche messaggio elettorale: “sono da vent’anni nel Consiglio ……..”!  Quindi molti sono gli esclusi e tra i molti soprattutto le donne”.
Rosanna Matrella, vicepresidente della Fism (Federazione italiana scuole materne) locale, lamenta la mancanza di interlocutrici: “Avevo accolto con favore la proposta regionale perché ho trovato indifferenza alle esigenze delle donne. Nessun interesse sui nidi e scuole materne, paritarie e private, da parte della politica; abbiamo anche cambiato sindacata rivolgendoci alla Cgil perché nel settore di nostra competenza è presente ai vertici una donna”. Gina Lo Martire, dirigente dell’ufficio notifiche al tribunale di Foggia, se la prende con la gerontocrazia: “Non tanto battaglie femminili attraverso le leggi quanto l’imposizione di un limite d’età alla carica elettiva”.  Licia Piemontese, insegnante, rimette in discussione le conquiste: “Crediamo ci sia stata un’evoluzione, poi escort e veline danneggiano tante donne che hanno lavorato sodo. Di questa legge si è saputo poco, la politica viene resa sempre meno comprensibile ai più. E poi dicono che le giovani generazioni sono intorpidite, ma come si fa a crederci se nemmeno i giornali ci hanno tenute informate”.
Caterina Barraco, impiegata, prende come modello i ministri donna: “Escluderle dalla politica è un grave danno,  sanno dimostrare quanto valgono, lo vediamo ogni giorno come si comportano al governo del paese”. Marianna Corvino, avvocato: “Non è solo questione di consiglio regionale, qui manca la cultura delle donne a capo di un team.  Dell’attaccamento alla poltrona da parte maschile si è detto, lo ripetiamo sempre ma il malcostume continua, per questo non si è dato rilievo alla cosa. Tutto sommato ce lo meritiamo perché ci facciamo rappresentare da gente non convincente che non ha saputo fare di questo una bandiera. Quando le donne hanno voluto fare le grandi battaglie ci sono riuscite, che politico è quello che non riesce a portare avanti una campagna, che non le dà un minimo di visibilità”.
Barbara D’Oronzo, insegnante: “C’è in atto un tentativo, in ogni campo, di rispedire a casa le donne. Questo in ogni modo, dalla violenza verbale ad altri metodi meno espliciti. Ho sempre arricciato il naso di fronte alle quote, credo che il riscatto non passi attraverso una legge ma mettendo in discussione il codice culturale per cui se sei un’eterodiretta vai, altrimenti no. Bisogna comunque dare filo da torcere a quest’assetto e i giornali devono servire per scuotere”.
Diffidente sulle quote rosa anche Agnese Berardini, una lunga militanza da dirigente di Amnesty International in regione: “Non credo si risolva molto, in realtà si trascurano anche le leggi che ci sono. Tante volte avrei voluto votare donne premiate in base al merito o che hanno saputo farsi strada. Ma è difficile trovarne di non manovrate da qualcun altro. Inoltre noi sappiamo che la politica è fatta male, ultimamente è aumentato lo scoraggiamento. Svecchiare la politica e cambiarne le regole, da questo si può ripartire”.
Paola Lucino
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