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Ciliberti contro Mongelli

15 febbraio 2010

L’ex primo cittadino mette sotto accusa la “discontinuità” del suo successore. Chiesto l’intervento del Pd. Ma proprio il caso dell’Amica conferma che ha ragione l’attuale sindaco.

La discontinuità di Gianni Mongelli diventa adesso un caso politico. A sollevarlo, l’ex sindaco di Foggia, Orazio Ciliberti, che rimprovera al suo successore di non aver garantito i livelli occupazionali in qualche modo assicurati dal comune durante il periodo in cui ha governato – con risulti non certo esaltanti, sia sotto il profilo della qualità dei servizi, che sotto quello finanziario – la precedente amministrazione di centrosinistra. L’ex primo cittadino si riferisce alla cooperativa sociale che garantiva i servizi di spazzamento, costretta a licenziare le maestranze per il mancato rinnovo del contratto da parte dell’Amica.
Ciliberti ha affidato le sue lamentele ad una nota pubblicata dal quotidiano regionale, nella quale, tra l’altro, affronta anche la questione della situazione debitoria comunale, lasciata in eredità proprio a Mongelli.
“È vero – afferma Ciliberti – che il Comune naviga in cattive acque finanziarie da troppo tempo. È vero che in cinque anni da sindaco, a me non è riuscito di eliminare la debitoria comunale, anzi – a dirla tutta – la debitoria è rimasta quella di cinque anni prima, con qualche entrata in meno e qualche spesa in più. È vero che i pagamenti del Comune sono sempre meno tempestivi e sempre più difficili. È vero che abbiamo commesso errori amministrativi, ma noialtri non abbiamo mai lasciato nessuno per strada.”
Che la precedente amministrazione si sia fatta carico, e forse fin troppo, di svolgere una funzione di ammortizzatore sociale è andato di fatto, ma come lo stesso ex sindaco pare ammettere implicitamente, tra le righe, non si può pretendere di avere la botte piena, e la moglie ubriaca.
La precedente amministrazione di centrosinistra ha garantito il mantenimento dei livelli occupazione ad un indotto elefantiaco, e poco efficiente. Un clamoroso esempio giunge proprio dal servizio di nettezza urbana: ma la città è stata così sporca come nell’era Ciliberti: eppure, a garantire i servizi c’erano non soltanto l’Amica, ma anche la sua consociata Daunia Ambiente, ed un imprecisato numero di cooperative convenzionate.
Risultato: l’Amica si è indebitata fino al collo, la Daunia Ambiente pure, la città è rimasta sporca.
La funzione di ammortizzatore sociale svolta dalla precedente amministrazione ha fatto acqua da tutte le parti. Proprio qualche giorno fa, la presidente di Daunia Ambiente, Rosa Cicolella, ha ricostruito le ragioni che hanno prodotto un considerevole disavanzo di gestione, ragioni riconducibili al piano industriale dell’Amica, che prevedeva, tra l’altro, la promozione di diversi dipendenti, ed il loro inquadramento dai servizi di raccolta, ad autista. In pratica, si sono tolte dall’attività di raccolta e di pulizia diverse unità, per mandarli a condurre mezzi di cui l’azienda non dispone, visto che il deficit aziendale non consente manche la riparazione degli automezzi in panne.
È stato proprio questo circolo vizioso a mandare in tilt l’amministrazione comunale, che non è un’opera pia, ma un ente pubblico che deve garantire servizi di buona qualità.
Da ieri mattina la città ha cominciato ad essere più pulita. Per raggiungere questo obiettivo, ci voleva la discontinuità prima teorizzata e poi messa in pratica dal sindaco Mongelli: che ha messo l’azienda speciale nelle mani di un viceprefetto (Michele Di Bari) che appena insediato ha convinto i sindacati a far tornare in strada diversi dipendenti che pur avendo la qualifica di operatore ecologico, erano finiti negli uffici.
Un circolo virtuoso che si contrappone al circolo vizioso della vecchia amministrazione. Fino a che punto, però, Mongelli riuscirà a tirare dritto su questa linea? Chi lo sa. Dopo are annunciato di dissentire  di prendere le distanze dalla linea della nuova amministrazione, Ciliberti invita il suo partito, il Pd, ad “avere una voce chiara e forte su queste tematiche. Subito e senza esitazione.” In sostanza, Ciliberti vorrebbe che il Pd desse l’altolà a Mongelli, ed è tutt’altro che isolato nella sua posizione. I partiti masticano sempre più amaro: fanno buon viso a cattivo gioco di fronte alle numerose prove di concreta discontinuità fino ad oggi offerte dal sindaco. La sortita di Ciliberti potrebbe essere qualcosa di più del semplice (e comunque) legittimo sfogo dell’ex primo cittadino: potrebbe essere l’inizio di una fronda, dagli imprevedibili sviluppi.

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