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Fini bacchetta Pepe

17 febbraio 2010

La presa di posizione del presidente della Camera contro i parlamentari pluri-incaricati. Il Pd: “Il presidente accetti la raccomandazione del suo mentore, e si dimetta”

È bastato che la notizia venisse diffusa dalle agenzie per far esplodere un caso politico. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervenendo ad un convegno della Luiss a Roma, ha pesantemente bacchettato i suoi colleghi parlamentari che detengono doppi o tripli incarichi. Parole dure ed inequivocabili, quelle usate dall’ex presidente di An, che in questa veste lanciò la candidatura alla presidenza della Provincia di Antonio Pepe, finito adesso nel mirino di Fini, in quanto parlamentare ed al tempo stesso presidente della Provincia.
“Stiamo superando il limite della decenza – ha detto il presidente della Camera -,  fare insieme il presidente della Provincia, il sindaco e il parlamentare significa abusare della fiducia degli italiani che non hanno l’anello al naso. Già è difficile fare una cosa per bene, figuriamoci due, tre, quattro… Ognuno cominci da se stesso, perché altrimenti ne va della credibilità della politica”..”
Per la verità, ci sarebbe una norma che vieta la sovrapposizione di incarichi fra il parlamento, le province e i comuni con oltre 20 mila abitanti, ma non viene più rispettata. A fine gennaio,  la giunta per le elezioni di Montecitorio ha ribadito che non esiste l’incompatibilità per chi ricopre un doppio incarico. Ma Fini non ci sta: se non c’è una incompatibilità giuridica, ce n’è una morale.
Per la verità, il caso di Antonio Pepe è tutt’altro che isolato, anzi si può dire che il presidente della provincia di Foggia sia in buona compagnia. Il caso più diffuso è proprio quello dei presidenti di province che detengono contemporaneamente anche la poltrona parlamentare, con Pepe, figurano nella lista i presidenti delle province di Bergamo, Ettore Pirovano, di Biella, Roberto Simonetti, di Asti, Maria Teresa Armosino, di Frosinone, Antonello Iannarilli, di Salerno, Edmondo Cirielli e di Napoli, Luigi Cesaro. Il record spetta però a Brescia: il sindaco della città Adriano Paroli e il vicepresidente della Provincia Giuseppe Romele siedono a Montecitorio, mentre Daniele Molgora, di incarichi ne cumula addirittura tre: oltre che presidente della provincia di Brescia e deputato è anche sottosegretario. La lista dei pluriincaricati comprende anche perché Mauro Cutrufo, parlamentare e vicesindaco di Roma; Riccardo De Corato che siede aMontecitorio ed è vicesindaco di Milano, come Raffaele Stancarelli, sindaco di Catania, Nicola Cristaldi, sindaco di Mazara del Vallo, Marco Zacchera, sindaco di Verbania e Giulio Marini, sindaco di Viterbo. Il ministro Altero Matteoli, oltre che al governo è anche primo cittadino di Orbetello. La lista potrebbe allungarsi, visto che diversi esponenti del governo (anche ministri) sono in corsa per la presidenza di regioni o per importanti poltrone amministrative nella competizione elettorale di fine marzo.
Chissà come ha preso la sortita di Fini, Antonio Pepe. Si sa che il notaio foggiano fu tirato per i capelli nella competizione elettorale alla Provincia: il Pdl non aveva candidati alternativi. A “benedire” la candidatura fu proprio Gianfranco Fini, in piazza XX settembre. Pepe non ne sapeva nulla, l’annuncio fu dato all’improvviso proprio durante il comizio di Fini, che aveva concordato la candidatura del parlamentare (già allora Pepe sedeva a Roma) direttamente con Berlusconi.
Pepe ci sarà rimasto sicuramente male, anche perché non si può certo dire che il notaio sia uno che corre dietro all poltrone. È chiaro che il presidente della Camera non ce l’aveva direttamente con lui, e che la presa di posizione s’inquadri nel contesto di quelle differenze e quelle prese di distanza che di tanto in tanto vedono Fini protagonista. Ma certo gli strali lanciati contro i pluri-incaricati creano un problema in più alla Provincia di Foggia, alle prese con una insidiosa verifica politica.
C’è da scommettere che, qualora fosse chiamato effettivamente a scegliere tra Montecitorio e Palazzo Dogana, Antonio Pepe non avrebbe dubbi, e preferirebbe Roma a Foggia. E chissà che la sortita del presidente della Camera non possa accelerare una decisione su cui secondo alcuni il presidente della Provincia starebbe meditando, deluso dalla piega che stanno prendendo le cose a Palazzo Dogana, e dalle lotte intestine che lacerano la sua maggioranza.
Intanto la minoranza ha colto l’assist offerto da Fini. Rino Pezzano, responsabile Enti Locali della segreteria provinciale del PD, ha rilasciato una pesante dichiarazione in cui si legge, tra l’altro: “Gianfranco Fini ha benedetto la candidatura di Antonio Pepe e Gianfranco Fini gli suggerisce di alzarsi da una delle poltrone che occupa a Foggia e a Roma. I
“Al presidente Pepe suggeriamo di ascoltare il proprio mentore politico – riprende Rino Pezzano – a maggior ragione considerando che lui, la sua Giunta e la sua maggioranza stanno amministrando tutt’altro che bene”. Inoltre, “il PdL insiste a voler cacciare l’UdC dalla coalizione di governo, alterando visibilmente e sostanzialmente il risultato elettorale”.
Insomma, conclude il responsabile Enti Locali del PD, “Pepe e la destra prendano atto della loro incompatibilità con il governo della Provincia e consegnino ai cittadini di Capitanata l’opportunità di scegliersi un altro presidente e un’altra maggioranza”.

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