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La fotocronaca di Luigi Pascarelli / Sioux in azione fanno scempio di Parco S. Felice

17 febbraio 2010


Foggia si abbrutisce. Ogni giorno di più, è inutile negarlo. Ed è inutile negare che una buona parte di responsabilità, in questo ce l’hanno anche i cittadini, che spesso esibiscono un senso civico prossimo allo zero.
A farne le spese sono proprio le zone della città che dovrebbero costituire delle “oasi” e per le quali sono stati spesi fior di soldi pubblici. È il caso di Parco San Felice il cui progetto di ammodernamento rappresenta uno dei punti più qualificanti di quel progetto Urban, che doveva servire proprio a rendere più vivibili le periferie cittadini.
Ed invece guardate come si è ridotto Parco San Felice.
I vandali hanno spadroneggiato, distruggendo praticamente tutto il centro che doveva fungere proprio da elemento di aggregazione per i giovani che frequentano il parco. Vi era prevista, tra l’altro, una sala prove, che non è stata mai nemmeno inaugurata, perché i “nuovi barbari” hanno colpito prima. Nelle medesime condizioni versano sia il campo di bocce che quello di calcetto: per quanto riguarda quest’ultimo i vandali hanno infierito perfino sul tappeto sintetico, distruggendolo.
La bella fotocronaca è di Luigi Pascarelli, che ringraziamo per averne consentito la pubblicazione sul nostro giornale.

Trovate in questa pagina una selezione del ricco album che Pascarelli ha pubblicato su Facebook (http://www.facebook.com/ album.php? aid=11076& id=100000256757303) accompagnato da commenti che fanno riflettere se non altro sul fatto che, fino a quando qualcuno come Pascarelli è capace di indignarsi dei documentare questo incredibile scempio, allora forse non tutto è perduto.
Ecco cosa scrive il nostro amico lettore a commento del suo album. “Foggia, Parco San Felice I Sioux, minoranza indigena affetta da una forma grave di frustrazione ,dedita alla distruzione di ogni cosa o forme di decoro, spinti dalla voglia di soddisfare il proprio ignobile ego.

Le foto sono di stamane, passeggiavo per il parco mentre mi imbatto in un luogo dove mi ricordano gli edifici del Kosovo dopo il ritiro serbo. Mura scritte con frasi di ogni genere… i capolavori fallici inneggiano le lodi nelle menti mononeuroniche… vetri in frantumi, mura distrutte nei locali che dovevano ospitarne l’arte, servizi igienici devastati con escrementi sparsi sul pavimento…. nulla c’è dopo il loro passaggio… solo macerie… macerie come le vite che hanno prodotto questo.”
Il problema è che queste “macerie” – come giustamente le definisce Pascarelli stanno spargendosi in città: non c’è angolo della periferia, ed i nomato casi anche del centro, che non sia deturpato dalle gesta dei vandali o dei Sioux.

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