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C’eravamo tanto amati / È ormai guerra tra Pdl e Udc

20 febbraio 2010

Mazzone: “Inevitabile la revoca degli assessori”. Di Giuseppe: “Uno scippo, una truffa”.

Esplode la polemica, anzi infuria, sull’espulsione dell’Udc e dei centristi dalla maggioranza di Palazzo Dogana. C’era da aspettarselo, perché dal ballottaggio che nella primavera del 2008 portò alla presidenza della provincia Antonio Pepe, con l’appoggio determinante dei centristi, ad oggi ne sono successe di tutti i colori, così da compromettere, forse irreversibilmente, un rapporto che soltanto nel 2008 sembra potesse innescare nuovi equilibri politici in Capitanata.
E invece, subito dopo i cin cin per la vittoria di Pepe, tra Pdl ed Udc è successo tutto e il contrario di tutto, ma soprattutto una serie di colpi bassi culminati con il “divorzio” sancito l’altro giorno con la revoche delle deleghe agli assessori in quota all’Udc a Palazzo Dogana.
A turbare i rapporti tra i due partiti è stata, soprattutto, la massiccia migrazione politica che ha portato diversi esponenti centristi ad approdare nelle file del Pdl e l’ex presidente di An e vice coordinatore provinciale del Pdl, Lucia Lambresa, a candidarsi per il centro alle elezioni comunali.

SEMBRAVA UNA MAGGIORANZA A PROVA DI BOMBA, INVECE…
È questa del resto anche la chiave di volta che ha reso possibile l’allontanamento dell’Udc dalla giunta e dalla maggioranza di Palazzo Dogana. Se i numeri fossero rimasti quelli sanciti dalla elezioni provinciali, Pepe non avrebbe più avuto i numeri sufficienti per poter andare avanti. Ma nel frattempo hanno lasciato il centro Enrico Santaniello (che, del resto giungeva da Forza Italia e che è quindi tornato al vecchio amore, approdando nel Pdl) e Nicandro Marinacci, finito nell’Udeur.
L’Udc aveva reagito schierandosi un anno dopo, nel corso del ballottaggio per l’elezioni del sindaco di Foggia, dalla parte del candidato del centrosinistra, Gianni Mongelli, che aveva così potuto sconfiggere proprio Santaniello, candidato del centrodestra.
Quella inattesa sconfitta ha innescato la verifica politica, conclusasi qualche giorno fa, con la revoca degli incarichi agli assessore Udc Vito Guerrera (lavori pubblici) e Nicola Vascello (turismo). Le deleghe sono tornate nelle mani del presidente Pepe che le assegnerà soltanto dopo le elezioni regionali.
L’aria si è fatta pesante, a Palazzo Dogana, perché comunque i numeri sono diventati più risicati. Nel frattempo Pdl ed Udc continuano a dirsene di tutti i colori. A cominciare tra due democristiani della vecchia guardia come Franco Di Giuseppe e Gabriele Mazzone, che pur legati da una profonda amicizia personale e da una lunga comune militanza politica, si trovano oggi su sponde opposte. Di Giuseppe guida infatti l’Udc, Gabriele Mazzone il Pdl.
Mazzone non perde neanche in questo delicato frangente il suo aplomb da gentiluomo, e comincia la sua dichiarazione proprio mettendola sul piano umano. “La rottura traumatica del rapporto con l’Udc all’Amministrazione provinciale – scrive in una nota – ha causato in me profonda amarezza e delusione. Non è stato facile interrompere una collaborazione con amici che si sono dimostrati leali e valenti colleghi di Giunta, oltre che affidabili interlocutori politici. Ma è stata una conclusione inevitabile, in conseguenza del fatto che la presenza dell’Udc a Palazzo Dogana era diventata incompatibile, date le scelte politiche operate da quel partito al Comune di Foggia (anche se favorite da qualche nostro errore), al Comune di Manfredonia e, soprattutto, a livello regionale, dove abbiamo atteso oltre il dovuto nella speranza che l’Udc ponesse fine all’intesa fra Casini e D’Alema.”

LA SIBILLINA AUTOCRITICA DI GABRIELE MAZZONE
Interessante, anche se sibillina l’autocritica di Mazzone: l’errore cui il coordinatore fa riferimento riguarda probabilmente proprio la mancata conclusione dell’intesa per l’apparentamento al comune di Foggia. Mazzone e Di Giuseppe si confrontarono per ore, alla fine l’Udc disse no alla richiesta di apparentarsi da sola con il Pdl, escludendo la lista civica che aveva sostenuto Lucia Lambresa, candidata a sindaco per i centristi, ed ex Pdl.
Mazzone affronta quindi il tema del “dopo Udc” lasciando intendere che comunque – come ha del resto già anticipato lo stesso Presidente Pepe – il prosieguo dell’esperienza di governo del Pdl a Palazzo Dogana non è scontato,e sarà oggetto di un’approfondita riflessione.
Dopo l’uscita dell’UDC, esiste alla Provincia una maggioranza per governare – si domanda Mzzone?
!Certo che esiste, ed è la stessa uscita vittoriosa della competizione elettorale; una maggioranza con una forza alleata in meno, ma sempre la stessa, che non cambia natura, che non si è allargata all’apporto di altre forze politiche, estranee al quadro politico di centro-destra. Il problema non riguarda i numeri, ma attiene a ragioni politiche.”
Il coordinatore si pone ancora un interrogativo: esistono le condizioni politiche per andare avanti? “Per il PDL – conclude Mazzone – queste condizioni esistono. È questo il tema su cui si confronteranno le forze politiche e , naturalmente, il Presidente Pepe, al quale spetta l’ultima parola. Mi corre l’obbligo affermare che, a prescindere dalla conclusione della vicenda, ho trovato nel Presidente Pepe un uomo di grande sensibilità e di raro rigore morale: un amministratore che ha fatto sempre prevalere l’interesse pubblico su visioni particolaristiche.”
Il segretario provinciale dell’Udc, che sull’allontanamento del suo partito dalla giunta ha tenuto ieri una conferenza stampa (di cui riferiamo più diffusamente in altra parte del giornale), non ha usato parole felpate né mezzi termini, diversamente da Mazzone.

DI GIUSEPPE ATTACCA: “I DIRIGENTI PDL SONO OTTUSI”
“La revoca dei nostri assessori all’interno della Giunta provinciale dimostra quanto sia ottusa la classe dirigente del Pdl. Quella  revoche è uno scippo, come quando ci hanno sfilato il candidato sindaco del capoluogo”.
Il riferimento è ad Enrico Santaniello, la cui candidatura venne in un primo momento proposta proprio dall’Udc. Torna così il tema dei difficili rapporti che i due partiti hanno vissuto all’indomani dell’elezione di Pepe: altro che alleati, è stato un succedersi di colpi bassi che ha finito con l’avvelenare quel che pareva essere una solida alleanza.
Su un aspetto i due segretari sembrano concordare, al di là delle sfumature diverse con cui affrontano: il nodo è Santaniello.
È appena il caso di sottolineare che se l’attuale presidente del consiglio provinciale (designato proprio dall’Udc, come viatico della sua successiva candidatura a primo cittadino) fosse stato il candidato unitario di centro e centrodestra, quasi certamente le elezioni comunali non avrebbero avuto storia e si sarebbero concluse con la sconfitta del centrosinistra. Ma le cose sono andate diversamente: il Pdl fece sapere che non avrebbe appoggiato un candidato dell’Udc, e nello stesso tempo corteggiò Santaniello. Il tema delle migrazioni politiche che rappresentano un’autentica tossina del quadro politico cittadino e provinciale è per Di Giuseppe il classico nervo scoperto, che nella conferenza stampa non lo ha nascosto affatto: “A Palazzo Dogana – ha detto ancora – hanno i numeri grazie ai transfughi e ai camaleonti. Ma i numeri sono una cosa, la maggioranza un’altra, e non c’è più”.

UDC: TORNARE ALLE URNE PER RISPETTO DEI CITTADINI
Poi Di Giuseppe è andato giù ancora più pesante: “l’allontanamento dell’Udc dalla giunta Pepe è una truffa , perché è stato truffato l’elettore, e perché è stato colpito il principio del rispetto del consenso”.
Quindi l’inevitabile annuncia del passaggio all’opposizione dei centristi, che preannunciano comunque una l’Udc farà un’opposizione costruttiva in consiglio provinciale (“voteremo solo i provvedimenti utili al territorio”) ma senza fare sconti agli ex alleati perché, chiosa Di Giuseppe, “i rapporti con la maggioranza non esistono più.”
Non meno dure le parole dell’on.Angelo Cera, che senza mezzi termini tira in ballo il ministro Fitto accusandolo di essere “vittima  di un delirio di onnipotenza che porterà in Puglia alla morte politica del Pdl”.
L’infuocata conferenza stampa si conclude con una richiesta che viene indicata dall’Udc come il “solo rimedio possibile allo sciacallaggio politico in atto: tornare alle urne, perché gli uomini del Pdl stanno occupando in massa poltrone che non gli appartengono.”
Se il buongiorno si vede dal mattino, per la maggioranza di Palazzo Dogana, ridottasi ormai al Pdl ed alle liste civiche che alle elezioni sostennero Pepe, si profilano tempi duri.

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