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Gentili signore, fate sentire la vostra voce, le vostre parole.

23 febbraio 2010

Donne ai margini. La misoginia della politica. Il silenzio della società civile

Non è stato vano gettare il sasso nell’acqua stagnante. Sia Lino Del  Carmine che Gustavo Gesualdo, pur da sponde, par di capire, politicamente divergenti dicono cose importanti rispetto a questo particolare momento della condizione femminile in Capitanata. Così come, prima di loro, aveva fatto Paola Lucino, e prima ancora la stessa Paola ed Anna Maria Tatarella, nello speciale che il nostro giornale ha dedicato alla “grande occasione perduta” dal consiglio regionale, che ha concluso la legislatura senza riuscire ad approvare (diversamente da quanto ha fatto, per esempio, il consiglio regionale campano) una legge che garantisse una più adeguata presenza femminile negli scranni dell’assise regionale pugliese.
Questa amara vicenda politica è in un certo senso speculare alle cronache di ordinaria violenza che le donne sono costrette a subire con particolare e rinnovata virulenza nelle plaghe della Puglia settentrionale.
Come avevamo già scritto (ed in questo condividiamo la tesi di Gustavo Gesualdo) in una situazione in cui l’illegalità è sempre più diffusa e così pure la violenza, la legge della giungla, a vincere è sempre il più forte, ed a rimetterci sono sempre i più deboli: in termini di classe, così come di sesso.
L’ostracismo verso le donne, la misoginia politica manifestata dalla politica pugliese sono l’altra faccia della stessa medaglia, che è rappresentata dalla “debolezza” delle donne e la conseguenza di una brutta legge elettorale (approvata sul finire della scorsa legislatura) che sembra fatta a misura dei forti e per penalizzare proprio i deboli.
Non si è voluto mettere mano al sistema per garantire una più adeguata rappresentanza femminile per timore di riaprire il discorso sullo sbarramento del 4 per cento, approvato in omaggio ad un bipolarismo che non sta nella testa e nel cuore degli italiani, ma che va avanti a colpi di improbabili sistemi elettorali. Nulla di cui meravigliarsi, beninteso: questa legge è figlia di quella stessa politica che priva gli elettori della possibilità di scegliersi, attraverso il voto di preferenza, i propri rappresentanti alla Camera ed al Senato.
C’è un altro aspetto perverso di questa legge di cui non si è parlato molto. La sola donna candidata alla presidenza del governo regionale pugliese, Adriana Poli Bortone, corre il rischio di non sedere neanche in consiglio regionale. Per farcela dovrà classificarsi almeno seconda nella sfida regionale. Se dovesse arrivare terza, non avrebbe il diritto a sedere in consiglio perché, diversamente da quanto accade per le elezioni comunali, il diritto ad ottenere un posto in consiglio viene garantito soltanto al primo ed al secondo arrivato.
Ma torniamo a noi. Anzi, alle donne ed alla loro difficile condizione, in questa città, in questa provincia. Bene fa Lino Del Carmine a rilanciare la necessità di un protagonismo femminile che negli ultimi tempo è stato alquanto vacillante. Ma il senso del mio appello, della mia provocazione, era proprio questo: sembra essere precaria (sono d’accordo in questo sia con De Carmine che con Paola Lucino) proprio la dimensione comunitaria dell’universo femminile. Per essere veramente “universo” occorre essere in qualche modo rete.
Per questo, non si può che restare perplessi di fronte al “silenzio” del mondo associativo femminile al cospetto di una situazione così tanto drammatica, come quella che ormai quasi quotidianamente colpisce le donne a Foggia e in provincia.
Per questo, rilanciamo il confronto, “aspettando l’8 marzo”, come giustamente scrive Del Carmine. Nella speranza che sia un confronto che veda protagoniste le donne. Gentili signore, fate sentire la vostra voce, le vostre parole.
Arturo Desio

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