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Il dibattito del Quotidiano / Donne vittime silenziose

23 febbraio 2010

Ha decisamente colpito nel segno la provocazione lanciata dalle colonne del Quotidiano di Foggia da Arturo Desio che, commentando i numerosi e recenti episodi di cronaca che hanno visto donne di Foggia e provincia vittime di gravi episodi di violenza, ha sottolineato il “silenzio” delle associazioni femminili. In effetti, mentre non si sono registrate prese di posizione delle associazioni, nonostante la gravità dei fatti (l’accoltellamento di qualche giorno fa alla Maddalena, la condanna all’ergastolo dell’uxoricida che  abusava della figlia, i diversi casi di stalking, il tentativo di aggressione e di violenza ad un’universitaria 30enne a rione Martucci), il commento del nostro redattore sta suscitando un appassionato dibattito, sia sul blog del giornale, sia tra gli amici di Facebook.
A scendere in campo per prima un’altra redattrice del giornale, Paola Lucino, che in un articolo che  abbiamo pubblicato negli scorsi giorni si chiede, a proposito delle associazioni femminili: “Cosa possono fare? Ci sono follie che sfuggono a qualunque maglia, incontrollabili. Tenere accesi i riflettori sulla prevenzione, su quello che le donne possono fare per difendersi se sanno di avere a che fare con un tipo violento, magari lo sanno dall’inizio o lo scoprono dopo. Oggi lo stalking è un reato: bisogna denunciare le persecuzioni. C’è uno sportello in questura, hanno fatto una campagna su questo.”
“Le forze dell’ordine della città – dice ancora Paola – questo tema non l’hanno mai trascurato. Altro punto: i centri di mediazione familiare. Da noi stanno attecchendo, studi legali con personale specializzato nel settore vanno prendendo corpo. Altro aspetto: le separazioni, sia fra fidanzati che fra coniugi sono, in molti casi, tragiche; è la parte maschile, più frequentemente, a non capacitarsi. Questo momento non va sottovalutato, mai, ma affrontato con lucidità e cautela perché quello che passa nella testa di una persona che si sente “abbandonata” può divenire furia devastante. Non sono casi isolati ma una casistica, un paradigma, purtroppo.”
La questione sollevata da Desio appassiona però anche lettori maschi. Ospitiamo in altra parte della pagina un’interessante ed approfondita riflessione di Lino Del Carmine, noto esponente del mondo politico e sindacale foggiano, con la relativa risposta di Arturo Desio.
Sullo stesso argomento, scrive invece il sempre attento Gustavo Gesualdo: “Meno chiacchiere inutili e più fatti: cultura della legalità. Questo, e solo questo cambierà il destino delle donne e degli uomini del sud. Che poi al sud, le donne siano maggiormente sacrificate sull’altare della società, questo è un fatto lampante.
Ma è tutto sempre riconducibile alla generale condizione di illegalità diffusa, di omertà e di mafiosità intrinseca a certo modo di intendere la vita. Gli unici retaggi da eliminare assolutamente sono questi.”
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8 commenti leave one →
  1. Paola Lucino permalink
    23 febbraio 2010 21:07

    E che vuol dire che siamo sacrificate di più sull’altare della società? Che il tasso di disoccupazione femminile al sud è altissimo? Eppure si scrive sempre: “Aumentano le imprese rosa”, saranno almeno dieci anni che lo sento dire. ma quante resistono? Siamo parte di un’illelagalità diffusa? e in quale veste? Nei campi di pomodori, da escort, da colf in nero? Gesualdo chirisca, per favore.
    P.S. Ciao Arturo, ma lo vuoi dire che domani non parlo di donne? Poco poco…

  2. 24 febbraio 2010 15:44

    Le donne sono i soggetti più deboli della società italiana.
    Specie nel sud.
    Come al solito, la presenza o l’assenza di benessere attenua o accentua una disuguaglianza sociale.
    E’ il caso della donna.
    Nel ricco nord, le donne possono trovare una indipendenza umana, sociale ed economica più facilmente che al sud.
    Questo le rende donne più libere.
    Libere di mandare a quel paese un marito manesco o semplicemente infedele, libere di sposarsi o di restare single, libere di avera una vita libera in tutti i sensi.
    Libere, insomma.
    E torniamo al nodo di ogni questione meridionale:
    nel sud c’è tantissima ricchezza, ma veramente tanta.
    Il problema è che, l’illegalità diffusa, la presenza delle mafie, la complicità omertosa di tanta parte della società civile o il solo e semplice silenzio della gente comune, consente al mondo dell’anti-stato di essere ricco e di imporre le proprie regole.
    Sì, cara Paola, siete le più sacrificate sull’altare della società.
    Molto mal ripagate dall’immenso lavoro familiare di cui siete interpreti tradizionali.
    E’ la realtà.
    Certo, se penso a esempi come la Lambresa o la Poli Bortone, debbo osservare che, le donne meridionali, in politica come nella società o nella famiglia, offrono il meglio della umanità pugliese.
    Esse dimostrano di avere quegli attributi che uomini come Fitto e Vendola, dimostrano (per strade diverse) di non disporre.
    Spero che il mio pensiero sia completo adesso, anche se nn ricordo bene il mio intervento cui tu, cara Lucia, facevi riferimento.
    Spero che adesso a più chiaro.
    Saluti.

  3. 24 febbraio 2010 16:01

    Leggo solo adesso che il mio intervento rera stato riportato in calce al presente post.
    Confermo qundi il mio intervento.
    La legalità, la sua affermazione, la sua inconstrata emersione, favorirebbe sicuramente la condizione femminile in terra di Puglia, come in tutto il sud.
    Ma la legalità, non va solo affermata, ma va vissuta ed interpetata, cristianemente inetrpretata.
    Sulla propria pelle.
    Anche a scapito dei propri interessi personali.

    PS
    Cara Paola, se non erro, abbiamo condiviso qualche battaglia civile e politica insieme.
    Ricordo ancora quella telefonata nella quale ti confidavo di voler abbandonare Foggia, telefonata fortemente condizionata dal terribile evento della perdita di Leoardo Biagini.
    Ricordo ancora che un tempo, ci davamo del tu e quel “chiarisca Gesualdo” non ha il sapore di un tempo.
    Il mio nome è ancora Gustavo.
    E scusami se ti do del tu.
    Saluti.

  4. Anna Maria Tatarella permalink
    25 febbraio 2010 14:15

    Non tutte le strade , Gustavo, portano al nord .
    La globalizzazione ha preso piede in tutte le discussioni e finisce col banalizzare ogni singola questione, mi viene da dire !
    Non mi fraintendere, tutto quello che dici è sacrosanto e vero . Chi potrebbe negarlo , la legalità è ormai un’utopia … ma non è mai bene ricondurre tutti gli avvenimenti ad un’unica ” ineluttabile matrice” si finirebbe per fare dell’inutile qualunquismo. Le questioni sono assai diverse e vanno analizzate singolarmente , se è vero che l’obiettivo è quello di porvi rimedio , altrimenti parliamo tanto per parlare e non per fare .
    Sulla faccenda della rappresentanza dei generi, ho già ampiamente detto la mia . La società è duale :uomini e donne , la democrazia è duale : sicché uomini e donne ugualmente rappresentati al tavolo delle scelte istituzionali . L’inossidabile attaccamento al potere è l’ostacolo . I cittadini tutti , (del nord e del sud poiché le cose in questo campo, davvero, non sono assai diverse) se intendono rimuoverlo dovrebbero battersi per la garanzia del rispetto dei principi costituzionali . Quanto all’escalation di violenza indiscriminata e anche registrata a carico delle donne ,in questi ultimi tempi , mi spiace contraddirti ma non è affatto una questione di benessere, di sviluppo economico e di nord e sud ; e dimostrazione ne è il fatto che succede ed è successo nelle migliori famiglie , nelle più -apparentemente- tranquille , nelle più colte e nelle più agiate . Nel dinamico paesino del nord come nell’apatica piana foggiana . Se proprio devo trovare un denominatore comune io lo vedo piuttosto nel delirio di onnipotenza di cui stiamo diventando vittime . L’unico modello da imitare è quello vincente Dobbiamo raggiungere il risultato , non importa come , non importa con quali mezzi, non importa a quali rischi, non importa con quali sacrifici ; non importa se fingiamo di essere chi non siamo. Come si fa a rimanere “controllati” in questo mondo? Come si fa ad accettare una sconfitta o semplicemente un no ? Nella follia di questo sistema la violenza e addirittura la morte possono essere strumenti e quindi il tragico esito dell’affermazione della personalità di successo .
    Ha ragione Paola che la deriva , va arginata all’interno della famiglia come pure nella scuola. Ruolo principe, credo, però, debba essere riconosciuto e richiesto alla chiesa. E’ ora che i preti facciano i preti che, siano reali interpreti della parola di Cristo, che escano dalle affaristiche canoniche e scendano dai loro -sempre più mediatici.- pulpiti per indicare la ” retta via ” .

  5. 26 febbraio 2010 09:00

    Pensavo fosse ben chiaro a tutti che le libertà individuali non sono solo delle belle parole incorniciate in una costituzione in gran parte inapplicata.
    La libertà di lavorare, fra queste, è addirittura posta al primo articolo di quella costituzione italiana che non funziona e che irrigidisce inutilmente il sistema la gestione del potere esecutivo.
    Assegnare alle donne uguali diritti agli uomini significa innanzi tutto poter garantire alle donne, a tutte le donne, del nord e del sud del paese, una indipendenza economica.
    E questa l’unica cosa che garantisce tale indipendenza è il lavoro.
    Vogliamo analizzare?
    Bene, analizziamo.
    Le donne italiane che vivono nel nord del paese sono pienamente libere di scegliere quotidianamente del loro futuro grazie al benessere economico che concede loro opportunità di lavoro concrete.
    Le donne italiane che invece vivono nel sud del paese sono assoggettate alla schiavitù loro assegnata dalla mancanza cronica di posti di lavoro veri (lo stato non può mantenere tutti con un posto di lavoro nella P.A.).
    Questa analisi dimostra esattamente il contrario delle tue affermazioni, cara Anna Maria.
    E questa analisi è reale, concreta, dannatemente concreta.
    Insisto nel dire che nel sud la ricchezza ed il benessere esistono in gran quantità, ma tali risorse vengono rese inaccessibili a chi non si sottometta ad un sistema che, definire mafioso, è quantomeno realistico e non certamente qualunquistico.
    Si vuol continuare a far finta di nulla?
    Si vuole contnuare con inutili quanto dispersive analisi senza capo ne coda al fine di rendere invisibile il node centrale della questione meridionale delle donne e degli uomini?
    Si vuole continuare a godere della ricchezza prodotta con fatica e sudore altrove, senza corrispondere a tale solidarietà nazionale un impegno serio e concreto, quotidiano e determinato nella eliminazione di ogni mafia e di casta mafiosa?
    Ognuno è libero di scegliere, grazie a Dio.
    Ma le sue scelte devono essere responsabili e mature:
    non si sceglie uno stile di vita in piena coscienza facendone pagare il relativo costo a terzi.
    Io non so se sia comprensibile che, ati alla mano, nel sud del paese si consuma in modo notevolmente superiore a quanto si produca e si dichiari in termini di redditi sottoponibili al fisco.
    Pensavo fosse un tempo ormai scomparso quella scuola di pensiero che era ben scritta anche in testi di diritto pubblico italiano degli anno ’80, nei quali si affermava che:
    l’evasione fiscale nel meridione d’Italia viene tollerata in compenso delle differenti condizioni economiche vissute nel mezzogiorno.
    Invece rilevo tale filosofia di vita, tale stile dicondurre la quotidiana esistenza ancora come viva e vitale.
    Ma non è abbastanza chiaro oggi che, se non si combatte l’illegalità diffusa e la mafiosità dilagante, non esiste un futuro per il sud e per le genti che lo abitano?
    Il nord non può null in questa condizione:
    non si può curare un malato contro la sua stessa volontà.
    Urgono convincenti e duraturi segnali di responsabilizzazione dal sud del paese.
    E’ compensibile questa evidente quanto deprimente realtà?
    Lo spero.
    Altrimenti la speranza di un futuro migliore scomparirà per sempre nel mezzogiorno d’Italia.
    Poichè il resto del paese non è in condizione di reggere per sempre a questa condizione di disparità.
    Poichè il governo di un paese non può governare bena sapendo che un indirizzo politico esecutivo avrà un effetto in una parte del paese e l’esatto effetto opposto in un’altra.
    La situazione è quantomai seria.
    Va seriamente affrontata.
    Saluti.

  6. 26 febbraio 2010 09:26

    I dati del disastro sono disponibili ovunque, in specie negli archivi dei quotidiani economici come Il Sole 24 ore.
    Qui invece, posto il link al documento della Conferenza Episcopale Italiana (da sempre assolutamente avversa alle posizioni leghiste, per intenderci bene e definitivamente) che denuncia come la l’illegalità diffusa nel mezzogiorno non è più spiegabile nei termini devastanti in cui si pone oggi, con la presenza territoriale delle mafie.
    Nel documento si parla espressamente di:

    Della mafia
    cancro

    meccanismi perversi o semplicvemente malsani

    tessitura malefica che avvolge e schiavizza la dignità della persona

    Il controllo malavitoso del territorio porta a una forte limitazione, se non addirittura all’esautoramento dell’autorità dello Stato e degli enti pubblici, favorendo l’incremento di corruzione, collusione e concussione, alterando il mercato del lavoro, manipolando gli appalti, interferendo nelle scelte urbanistiche e nel sistema delle autorizzazioni e concessioni, contaminando così l’intero territorio nazionale

    Del mezzogiorno:
    un collettore di voti per disegni politico-economici estranei al suo sviluppo

    essendo purtroppo diffuse attività illecite non sempre collegate alle organizzazioni criminali, ma ugualmente deleterie», come «usura, estorsione, evasione fiscale, lavoro nero

    Della comunità meridionale:
    una carenza di senso civico, che compromette sia la qualità della convivenza sociale sia quella della vita politica e istituzionale, arrecando anche in questo caso un grave pregiudizio allo sviluppo economico, sociale e culturale

    Ed infine, del federalismo, la CEI riconosce (per la prima volta espressamente) che, sia pure in una certa visione (profondamente errata, aggiungo io) che:
    sarebbe un passo verso una democrazia sostanziale» se «solidale, realistico e unitario» (qui sbagliano in pieno poichè il federalismo spinge alla assunzione di responsabilità ed non alla loro cessione solidaristica ed unitaria che sta letteralmente protando il paese al tracollo).

    Io aggiungo solo che la Chiesa Cattolica non ha provveduto alla scomunica papale nei confronti degli affiliati alle mafie, e questo la dice lunga su quanto la CEI parli bene e razzoli malissimo su temi così seri.

    Ma la CEI supera se stessa quando descrive il solito dannato lamento senza speranza che proviene dai meridionali:
    tanti sembrano cedere alla tentazione di non parlare più del problema o di limitarsi a parlarne come di un male antico e invincibile.

    Io dico che vincibile, invece, ma solo a patto he non si mischino le carte per confondere gli obiettivi e che i meridionali assurgano unitariamnete e compattamente a comportamenti dignitosi e responsabili.
    Questi comportamenti, urgono.
    Questi segnali devono essere lanciati.
    E basta lamentarsi.
    Basta abandonsarsi ad un ineluttabile destino che invece può e deve essere interpretato e modificato con forza e con ragione.
    Il federalismo sta salvando il paese, facendo coesistere sistemi grandemente differenti fra loro.
    Ora tocca a voi.
    Datevi da fare.

    Ecco il link.
    http://www.ilgiornale.it/interni/mafia_e_corruzione_paralizzano_mezzogiorno/25-02-2010/articolo-id=424773-page=0-comments=1

  7. 26 febbraio 2010 10:09

    Un’ultima cosa.
    Qui a Varese, provincia da sempre fra le premi dieci più ricche d’Italia, 68 forni si sono associati per offrire gratuitamente il pane quotidiano agli indigenti, che qui aumentano di giorno i giorno.
    Il nord è in crisi, in profonda crisi economica.
    Mettetevi nei panni di un italiano che vive nel nord del paese:
    come può essere chiamato ad una solidarietà – che viene vista come una coercizione di cui si approfitta a piene mani – verso le popolazioni del sud del paese, quando il vicino di casa è in grave difficoltà alimentare?
    Si vuol prendere coscienza della impossibilità concreta di continuare a convivere in questo modo?
    Bertolaso (per il quale non ho mai nutrito particolare simpatia) ebbe a dichiarare, sulla questione della monnezza napoletana:
    l’emergenza rifiuti è finita, per quella sociale non siamo competenti.
    E’ comprensibile a tutti che il disagio ed il deficit civile e sociale che vive il mezzogiorno può essere affrontato solo dalle popolazioni che vivono nel meridione?
    Perchè se questo non è comprensibilmente il punto condiviso di partenza di una qualsiasi discussione che verta sulla questione meridionale, è assolutamente inutile continuare a discuterne?
    Spero di essere stato utile ad una maggiore comprensione.
    Ma se resto incompreso, non ne ho colpa:
    non posso discutere con un muro di intransigenza razionale e contro un netto rifiuto di assunzione di responsabilità personale, individuale, sociale e comunitaria.
    Spero di essere stato chiaro.

  8. Paola Lucino permalink
    28 febbraio 2010 21:57

    Ho visto solo ora i commenti. Eh, ma quante cose dici Gustavo! Quel “chiarisca”, comunque, era ironico, e, in fondo, anche un complimento. Hai presente come dicono i politici di alto livello ad altri politici di altrettanto rango: “Chiarisca in Parlamento!”, per esempio. Ma com’è che non cogli l’ironia? Mi ricordo della telefonata e dei tuoi dubbi. Ora sei a Nord e ti auguro buona fortuna, credo ci voglia coraggio a trasferirsi e tu ne hai. Condivido in parte la tua analisi, cioè non credo che la debolezza economica del sud sia la sola causa di quello che avviene alle donne:come ha detto Anna Maria la violenza è generalizzata. Manca da noi un osservatorio permanente sulle donne in un’ottica di mainstreaming, una prospettiva di genere fissata a Pechino alla conferenza Mondiale delle Nazioni unite, ancora insuperata. La politica ha grosse responsabilità e le donne sono risucchiate in questo meccanismo, spesso ne sono complici e sono l’un contro l’atra armate per non perdere spazi. Che Lambresa e Poli abbiano più attenzione alle donne di Fitto e Vendola- perché è di questo che stiamo parlando- ho molti dubbi.Da noi c’è molta illegalità, è vero, ma anche negli spazi residui c’è ancora molto da fare. Ciao, un saluto a Varese e a te!

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