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Noiosi e stucchevoli i salotti radiotelevisivi politici

13 marzo 2010

Una campagna elettorale per apparire e non per dire

Anna Maria Tatarella, candidata alle scorse elezioni amministrative comunali assurta agli onori della cronaca per aver ripulito il centro cittadino dai manifesti abusivi, ci scrive fu Facebook commentando l’articolo “Quel che vorremo sapere dai candidati”, in cui lamentavamo l’insipienza della campagna elettorale, che si trascina tra stucchevoli salotti radiotelevisivi e le solite affissioni selvagge, senza il benché minimo confronto sui problemi del territorio, e senza che emergono proposte precise su come affrontarli e risolverli.
Dopo aver espresso il suo apprezzamento per le nostre tesi, Tatarella scrive: “E pensare che qualche giornalista si congratula per i toni pacati di questa campagna elettorale…”
Non c’è di che stupirsi, visto che le campagne elettorali sono ormai più che altro mediatiche (vabbè che fa ancora freddo, ma non c’è stato fino ad oggi un comizio che sia uno, ed anche le manifestazioni pubbliche in cinema o in teatri si sono contate sulle dita di una mano) e che sono dunque soprattutto le emittenti televisive a “menare le danze”.
L’assenza di polemica è determinata dall’assenza di contraddittorio. I candidati si parlano addosso, tutti tesi a dimostrarsi più sani e più belli. I giornalisti evitano di porre loro domande scomode, ed il gioco è fatto. E la noia pure.
Del resto, quanta attenzione le emittenti locali pongano nel cercare di dar voce a tutte le tesi ed a tutte le opinioni è svelato da un poco noto documento, che pubblichiamo in altra parte del giornale: l’elenco delle (non molte) emittenti radiofoniche e televisive che hanno comunicato all’Agcom (l’autorità garante per le telecomunicazioni) la loro disponibilità a mandare in onda gratuitamente messaggi . Le radio e le televisioni foggiane e baresi che non hanno accolto l’invito del garante sono, del resto, in buona compagnia. Nella home page dell’autorità campeggia, infatti, il seguente avviso: “Non sono pervenute richieste di adesione ai Mag (messaggi autogestiti che vengono mandati in onda a titolo gratuito, n.d.r.) da parte delle emittenti radiotelevisive nazionali.”
La campagna elettorale viene concepita da alcune emittenti soltanto come una occasione per rimpinguare il proprio bilancio aziendale, e non già come un momento fondamentale di democrazia, in cui ci si dovrebbe sforzare di tenere alta l’attenzione sui temi e sui problemi che riguardano il futuro della comunità.
In campagna elettorale, l’Agcom svolge un ruolo nevralgico di vigilanza e di controllo sull’effettiva attuazione della par condicio. Ieri, la Commissione Servizi e prodotti dell’Autorità ha esaminato i dati del monitoraggio sul pluralismo politico relativi alla campagna elettorale. E si tratta di dati così sbilanciati da indurre la stessa Agcom a diffondere immediatamente un comunicato in cui si legge che “pur considerando la situazione di incertezza determinatasi nella presentazione delle liste elettorali, l’Autorità ha rilevato un certo squilibrio dell’informazione sui telegiornali ed ha quindi deciso di richiamare tutte le emittenti al rispetto dei principi di completezza, correttezza, obiettività, equità, imparzialità e parità di trattamento di tute le liste concorrenti, principi ai quali l’informazione deve attenersi con particolare rigore nei periodi elettorali.”
Un principio che non ci sembra particolarmente rispettato dalle nostre parti. Nè per quanto riguarda la distribuzione degli spazi tra i diversi schieramento, né per quanto riguarda la pari opportunità di accesso dei candidati alla ribalta televisiva.
La presunta pacatezza dei toni sottolineata da Anna Maria Tatarella è quindi la diretta conseguenza di una campagna elettorale finta, in cui non conta tanto dire, proporre, confrontarsi, discutere, ma semplicemente apparire, farsi vedere. Poco conta che i problemi concreti della nostra terra restino fuori della porta dei salotti televisivi.

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