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Centrosinistra e centrodestra devono fare chiarezza sul deficit del Comune di Foggia

16 marzo 2010

Centrosinistra e centrodestra si accapigliano sulla ipotesi che l’amministrazione comunale possa venire commissariata. Il centrodestra ritiene sia questa l’unica strada possibile per poter “bussare a danari” alle casse dello Stato. Il centrosinistra ribatte, sdegnosamente, che è un ricatto, e che lo Stato centrale dovrebbe comunque intervenire per dare una mano al Comune, che annaspa sempre più tra i debiti.
L’impressione è che si discuta del sesso degli angeli, e che anche una questione drammatica come quella della crisi finanziaria comunale, da cui dipende il futuro di tanti lavoratori precari e di tante imprese che vantano crediti nei confronti dell’amministrazione, diventi un’occasione per fare polemica a fini elettorali ed elettoralistici.
Perché i cittadini, che sono dopotutto più diretti interessati in questa storia, possano però farsi una corretta opinione, è giusto che da una parte e dall’altra si chiariscano i veri termini del problema, che nessuno ha il coraggio di dichiarare apertamente. Il vicepresidente del consiglio regionale, nonché leader del Pdl foggiano, Lucio Tarquinio, ha agitato lo spettro del commissario, ponendo questa condizione “per cercare di ottenere da Roma un respiro finanziario per il nostro Comune”, cosa che, secondo Tarquinio sarebbe “più facile da ottenere da un commissario anziché da una parte politica”.
Non si capisce bene a che genere di commissario alluda Tarquinio, che non farebbe male a chiarire il suo pensiero. Visto che stiamo parlando di una crisi finanziaria, le ipotesi possibili sono due: un commissario nominato dal Prefetto a seguito di un eventuale autoscioglimento del consiglio che dovrebbe occuparsi dell’intera amministrazione comunale, ma che resterebbe in carica fino al prossimo turno di elezioni amministrative (vale a dire, la primavera 2011) oppure un commissario, o più precisamente, una commissione nominata nell’ambito di una eventuale procedura di dissesto finanziario, che si occuperebbe soltanto del bilancio pregresso dell’amministrazione comunale.
Va sottolineato che nell’uno o nell’altro caso, la decisione spetta al consiglio comunale, in quanto la legge sull’ordinamento locale prevede che il consiglio possa essere sciolto di autorità dal prefetto soltanto in due casi: la mancata approvazione del bilancio e il sospetto di infiltrazioni mafiose.
A quale delle due strade allude il centrodestra? Va detto che l’autoscioglimento del consiglio comunale e la nomina del commissario non implicano affatto l’aiuto finanziario del governo, mentre invece nel caso della dichiarazione di dissesto finanziario il sostegno governativo avviene ope legis, in forza di legge, ma con un costo che deve essere pagato dai cittadini.
Per essere ancora più espliciti, la prima ipotesi (commissariamento tour court ) non offre alcuna garanzia che la gestione finanziaria possa essere effettivamente risanata: può corrispondere ad un interesse politico (accorciare i tempi della consiliatura, ed arrivare a nuove elezioni prima della scadenza naturale), ma l’approdo è tutt’altro che certo. La nuova amministrazione comunale potrebbe trovarsi inguaiata come quelle precedenti.
La seconda ipotesi – la dichiarazione del dissesto finanziario – implica un costo sociale notevole, ma prevede che il sindaco, la giunta e il consiglio comunale restino in carica. La commissione si occupa della gestione pregressa, a farsi carico del debito è lo Stato, l’amministrazione in carica si occupa della gestione corrente, che dev’essere però risanata attraverso l’adozione di una serie di misure obbligatorie, che ricadono sulle spalle dei cittadini. Particolare tutt’altro che trascurabile, gli interessi sulla massa debitoria vengono congelati, e dunque non contribuiscono più a strozzare ogni tentativo di risanamento. In altra parte della pagine pubblichiamo comunque una dettagliata nota su cosa accadrebbe nel caso in cui l’amministrazione dichiarasse il dissesto.
A che punto siamo, a Palazzo di Città? Il problema è che nessuno lo sa con esattezza, mentre si approssima la scadenza entro la quale l’amministrazione Mongelli dovrà presentare il suo primo bilancio di previsione. Va ricordato che Mongelli e la sua giunta non hanno ancora, pur essendo trascorsi ormai sette mesi dall’insediamento, il loro programma di mandato, e questo non certo per mancanza di idee, ma presumibilmente proprio perché ogni volontà programmatori a deve fare i conti con la situazione debitoria. Su un aspetto, Lucio Tarquinio ha sicuramente  ragione. Ed è quello che riguarda i numeri: nessuno conosce ancora con precisione le dimensioni del deficit comunale. E il continuo ricorso ad accordi che prevedono il pagamento di una parte dei debiti, senza intervenire sul meccanismo perverso degli interessi che si accumulano, non autorizza grandi speranze.
Ma proprio per questo, dal centrodestra come dal centrosinistra, è necessario uscire dal vago. Dire alla città come stanno effettivamente le cose. E scegliere la strada da intraprendere.
Arturo Desio

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