Skip to content

Campagna elettorale fiacca: grande assente, il territorio

22 marzo 2010

Si è consumata senza colpi d’ala anche l’ultima domenica di una campagna elettorale in cui il grande assente è stato il territorio: la Puglia, le sue sei province così diverse e così distanti tra di loro. Una grande occasione perduta, soprattutto per la provincia di Foggia che, tra le sue consorelle pugliesi, è quella che sta messa peggio, e che più delle altre avrebbe bisogno della Regione per vedere rilanciate le sue aspettative di ripresa e di sviluppo.
È un altro prezzo che i pugliesi sono costretti a pagare ad una brutta legge elettorale, nata sull’euforia del maggioritario a tutti i costi. Consentendo il voto disgiunto e chiudendo la partita al primo turno, il sistema elettorale voluto dal Pdl e dal Pd (la legge venne approvata all’unanimità cinque anni fa, ma i piccoli partiti la votarono  soltanto perché rinviava di cinque anni lo sbarramento, che entra in vigore in questa tornata) limita di fatto la sfida elettorale ai candidati presidenti. Vince chi tra loro ottiene anche soltanto un voto in più degli avversari, e il vincitore si trascina con sé il premio di maggioranza.
I voti alle liste contano assai poco. Di fatto, servono soltanto a determinare come verranno ripartiti i seggi all’interno dei diversi schieramenti. Di conseguenza, viene resa quasi del tutto insignificante la campagna elettorale territoriale. Sui temi provinciali prevalgono quelli generali; gli sfidanti accusano, il presidente in carica si difende, e contrattacca.
Tutta la campagna elettorale è vissuta su questo cliché e i temi “quotidiani”, quelli che maggiormente interessano l’elettorato sono rimasti quasi completamente emarginati dal dibattito politico. I politologi sostengono che il prezzo da pagare al bipolarismo o bipartitismo  che dir si voglia è un aumento dell’astensionismo: l’impressione è proprio questa.
Gli ultimi sondaggi mostravano percentuali molto significative di indecisi, e può essere che dietro l’indecisionismo si nasconda in realtà l’intenzione di non andare a votare. O più precisamente di non esprimere un voto che sta diventando sempre meno “utile”: alle politiche non si possono esprimere voti di preferenza ai candidati, e si è perciò costretti a dare una delega in bianco ai partiti. Quando, come nel caso delle regionali, il voto di preferenza può essere espresso, è un voto che non serve per decretare il vincitore della sfida.
Ciò spiega anche perché è stato quasi nullo il confronto tra le liste, ovvero tra i candidati di un partito e l’altro. Ciò che preme maggiormente al candidato di un certo partito, non è tanto strappare voti ai partiti avversari, ma piuttosto togliere voti (di preferenza) ai candidati dello stesso partito. La recrudescenza del fenomeno dell’affissione selvaggia di manifesti cui abbiamo assistito è una conseguenza della lotta senza quartiere ingaggiata dai candidati per accaparrarsi il voto di preferenza.
Ma la conseguenza peggiore è stata rappresentata, come abbiamo detto all’inizio, dallo svilimento dei temi provinciali, che avrebbero dovuto rappresentare invece il piatto forte della campagna elettorale. Basti vedere come i candidati hanno (anzi, non hanno) affrontato il problema della frana che si sta abbattendo sulla ferrovia Foggia-Napoli e sulla vicina statale delle Puglie. Non se ne sono occupati, tutti presi a lanciare i loro sterili proclami, tutti intenti a farsi notare.

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: