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Perché non è decollata la campagna elettorale: candidati in fuga per non prendere impegni

25 marzo 2010

PFacebook, il sempre più diffuso sito di social networking, offre agli iscritti la possibilità di esprimere il loro gradimento su note, o articoli ed opinioni che vengono pubblicati da altri iscritti, cliccando su “mi piace”. i nostri amici ed i nostri lettori virtuali hanno manifestato particolare apprezzamento per i nostri articoli sulla campagna elettorale, di cui stiamo sottolineando la povertà dei contenuti e delle idee in circolazione, cui fa da contraltare il più totale disprezzo delle regole di democrazia esibito da moltissimi candidati, che violano le norme che disciplinano le affissioni.
Per la verità avremmo preferito che l’apprezzamento dei lettori si indirizzasse verso gli impegni dei candidati, o verso una seria riflessione sulle cose  da fare per colmare il sempre più profondo “gap” che separa la Capitanata dalle altre province pugliesi. Mai come in questa campagna elettorale abbiamo rilevato un profondo distacco tra la politica e la vita quotidiana. Per definizione la politica dovrebbe essere lo strumento che affronta e risolve i problemi della comunità. Ed invece, salvo rare eccezioni, in campagna elettorale abbiamo sentito slogan, frasi fatto, nella migliore delle ipotesi generiche prese di posizione su macro-problemi, come la sanità e la crisi dell’agricoltura, che sicuramente riguardano anche il territorio della Capitanata, ma  non sono specifici del nostro territorio.
La politica è divenuta così autoreferenziale, così chiusa all’interno dei suoi palazzi, da non leggere neanche più i giornali, da non affacciarsi neanche più al balcone. Abbiamo inutilmente – noi e coraggiosi cittadini come Marianna Onorato, fondatrice del gruppo che chiede il miglioramento delle strade del Subappennino – prese di posizione “forti” sulla frana che da diversi giorni ha interrotto i collegamenti tra la Puglia e la Campania, e su quel dissesto idrogeologico che rappresenta il più serio e più drammatico problema della Capitanata, assieme a quello delle infrastrutture.
Non ci vuole molta immaginazione per comprendere perché mai buona parte dei candidati in corso per un seggio in consiglio regionale abbia accuratamente evitato di prendere posizioni. Lo hanno fatto per evitare di prendere impegni che difficilmente saranno in grado di mantenere.
Lo abbiamo detto e lo abbiamo scritto più volte. La Capitanata era, fino agli anni Settanta, la provincia pugliese che faceva marcare il più alto tasso di riduzione del divario con le aree centrosettentrionali. Poi, questo meccanismo si è bruscamente inceppato.
L’inceppamento ha non a caso coinciso con l’avvento delle Regioni, e più precisamente con il trasferimento alle Regioni di buona parte dei meccanismi dei finanziamenti dell’intervento straordinario, che faceva capo prima di allora alla Cassa per il Mezzogiorno. Questo istituto aveva avviamo per la provincia di Foggia una serie di opere pubbliche di cruciale importanza, come l’irrigazione, la grande viabilità a supporto del turismo garganico, le dighe. Opere che riconoscevano espressamente la specificità del territorio dauno, ed valorizzavano le sue potenzialità. L’avvento delle Regioni ha innescato profondi mutamenti nei nei meccanismi di distribuzione delle risorse, meccanismi che hanno più spesso obbedito a parametri geopolitici, che non alla logica delle specificità territoriali.
La Capitanata è stata di conseguenza duramente penalizzata. Negli ultimi cinque anni, per la verità, qualcosa ha cominciato a muoversi, nel senso che il governo regionale ha scelto di distribuire i finanziamenti con una logica diversa, che ha puntato maggiormente al coinvolgimento nella programmazione delle autonomie locali.
Ma per recuperate il “gap” sarà necessario mettere in moto meccanismo seri di perequazione che consentano di risalire la china. Non sarà per niente facile. Ecco perché i candidati scappano di fronte all’assunzione di responsabilità.

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