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Le politiche culturali del Comune e della Provincia di Foggia / Direttori artistici per interventi meno effimeri

26 marzo 2010

In un suo recente intervento a proposito di quello che ha definito “stupro” perpetrato ai danni della Pinacoteca900, Nico Baratta ha lanciato una suggestiva ipotesi: affidare le politiche culturali cittadine (e par di capire anche i contenitori culturali che sono chiamati ad ospitarli) ad uno o più direttori artistici. Le istituzioni culturali cittadine, in effetti, non hanno mai avuto un direttore artistico vero e proprio. Non è mai successo al Teatro Comunale Giordano, non è mai successo al Teatro del Fuoco.
Per la verità, l’amministrazione comunale, nei decenni passati, era riuscito a “specializzare” alcuni suoi funzionari che avevano maturato una considerevole esperienza nel settore della cultura, e potevano essere a tutti gli effetti ritenuti dei direttore artistici. Ci riferiamo in modo particolare a Enrico Sannoner, che per tanti anni ha diretto il Teatro Comunale Giordano, e a Mariano Vitale, che è stato per un periodo di tempo altrettanto lungo direttore del Palazzetto dell’Arte. Se Sannoner ha portato il Teatro Giordano alla ribalta nazionale per la qualità della sue stagioni (soprattutto quella teatrale e quella lirica), Vitale ha sperimentato negli anni Settanta ed Ottanta avanzate forme di gestione della struttura espositiva, con un comitato di cui facevano parte anche gli artisti.
Oggi è molto più difficili per le autonomie locali specializzare i propri dirigenti ed i propri funzionari, perché è cambiato lo status giuridico dei dirigenti, che sono sottoposti a cicliche rotazioni nei propri incarichi. È successo sia al Comune che alla Provincia. I due maggiori enti locali hanno preferito accorpare il settore cultura con il settore museale e con quello bibliotecario. Nicola Corvino che dirigeva il settore cultura al Comune con Salatto e con Cipriani è stato spedito ai servizi sociali, e l’incarico della cultura è stato affidato alla direttrice del museo civico comunale, Gloria Fazia. Geppe Inserra che dirigeva il settore alla Provincia, si occupa adesso del sistema informatico dell’ente di Palazzo Dogana, e l’incarico della cultura è stato affidato al direttore della Biblioteca, Franco Mercurio.
La Provincia ha sperimentato qualche anno fa qualcosa di simile ad un direttore artistico con la nomina a consulente culturale del presidente del regista Giovanni Albanese, che riuscì a portare nelle politiche culturali di Palazzo Dogana qualche brillante intuizione.  Adesso questo ruolo viene egregiamente svolto da Mario De Vivo. C’è però un limite per così dire, strutturale, e su questo ha perfettamente ragione Nico Baratta. Le politiche culturali non possono soggiacere ai valzer di dirigenti e consulenti. Se da un lato è comprensibile e legittimo che il sindaco e il presidente della Provincia scelgano “intuitu personae” chi deve collaborare con loro sul versante culturale, affidando la delega della cultura a specifici assessori, l’incarico di direzione dei corrispondenti servizi a dirigenti, affiancando gli uni e gli altri con cullanti, dall’altro questo meccanismo è troppo esposto  ai meccanismi dell’alternanza politica. Le politiche culturali hanno bisogno di tempi lunghi per sedimentarsi e per non cadere nell’effimero. Tanto per dirne una, la civica amministrazione ha di fatto chiuso quello Spazio Giovani che era divenuto un punto di riferimento nazionale. Perché dunque non pensare, al,neo per la direzione dei contenitori che implicano scelte artistiche, a direttori scelti dopo una selezione pubblica?

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  1. Nico Baratta permalink
    27 marzo 2010 02:54

    Spazio Giovani, grande opportunità per giovani artisti musicali. Un ricordo che lascia l’amaro in bocca e soprattutto ci confina in quello spazio periferico della cultura stessa, non valorizzando ciò che di buono abbiamo e che si stava cercando di creare. Un’oppottunità anche di lavoro, e dicamola tutta, persa fra le scartoffie ammnistrative sempre più polverose. Diamo una sferzata alla Cultura di Foggia, iniziando a dare a Cesare quel che è di Cesare.

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