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Pugliesi contro la politica, Foggiani contro la Puglia

31 marzo 2010

Per la prima volta in provincia di Foggia i votanti sotto il 60 per cento. Servirà il campanello d’allarme?

L’escalation dell’assenteismo elettorale ha due possibili chiavi di lettura, non alternative tra di loro, ma piuttosto complementari. La prima chiave di lettura è fornita dall’evidente, crescente disaffezione dei cittadini verso la politica, a sua volta determinata dall’altrettanto evidente allontanamento della politica da quelli che veniva una volta definiti “bisogni reali” della popolazione. Tanto per citare un solo caso, ma clamoroso, la campagna elettorale per le regionali è stata caratterizzata da un episodio di assoluta gravità, come la frana che sta portando a valle un’intera collina, tra Panni e Montaguto. Un problema vecchio di anni, ma che si è posto con la necessaria forza all’attenzione della pubblica opinione soltanto nel momento in cui la frana ha provocato l’interruzione dei collegamento ferroviari e stradali. Insomma, un classico “problema reale”, di fronte al quale, però, i candidati sono rimasti assolutamente in silenzio, come se la questione drammatica del dissesto idrogeologico non facesse parte delle emergenze che la politica dovrebbe affrontare.
La seconda chiave di lettura è determinata invece dal ruolo – purtroppo sempre più negativo – che sta recitando nel rapporto tra i cittadini e la politico dal lento e spesso contraddittorio cammino verso il bipolarismo. Questo cammino ha rappresentato, nel bene e nel male, quanto di più nuovo la politica ha messo in campo negli ultimi anni. Quattro grandi partiti (Forza Italia ed Alleanza Nazionale sul versante del centrodestra, i Democratici di Sinistra e la Margherita su quello del centrosinistra), si sono fusi, addirittura nella prospettiva del bipartitismo ma ciò non ha né semplificato il quadro politico così come si sperava, né ha dato vita alla nascita di aggregazioni politiche effettivamente nuove, con programmi e proposte politiche tra di loro alternative. In un polo o nell’altro prevalgono invece le divisioni, i contrasti.
I politologi sostengono che il calo dell’affluenza alle urne è uno dei prezzi che deve pagare una democrazia bipolare: non si vota più per il partito in cui si crede, ma per la coalizione che “più o meno” rappresenta ciò in cui crede l’elettore, La chiave sta in quel “più o meno”: l’elettore non vota più per ciò che crede sia il meglio, ma per ciò che ritiene sia il “meno peggio”, ed è ovvio che non tutti sono disposti ad andare alle urne per votare il “meno peggio”.
Inoltre, la perdita di senso delle identità politiche non sta contribuendo a migliorare il volto delle politica stessa. La crisi dei partiti è pesante, forse irreversibile. I partiti vengono sostituiti dai candidati. Le regole della comunicazione politica migrano sempre più massicciamente verso quelle della comunicazione di massa come tale. La pubblicità elettorale – ne abbiamo avuto un evidente esempio anche nell’ultima campagna elettorale – spadroneggia rispetto al confronto politico, alla discussione, al dibattito, e fatalmente ne esce scoraggiata la partecipazione dei cittadini,
Nel nostro articolo di fondo di domenica scorsa, commentando l’avvilente spettacolo della valanga di affissioni abusive e selvagge che come già accadde lo scorso anno in occasione delle amministrative, si è abbattuta nelle nostre città, abbiamo osservato che comunque vadano le cose ai fini dello scrutinio, chiunque vinca, uno sconfitto c’è già, ed è la democrazia.
Che adesso paga un dazio pesante ad uno dei suoi valori più importanti: la partecipazione. Senza partecipazione popolare la democrazia perde di significato. Tanto più quando la partecipazione viene meno in uno dei momenti più importanti, come quello rappresentato dall’esercizio del voto.
Una qualche riflessione in più va fatta sul record negativo stabilito dalla provincia di Foggia che tra le sei province pugliesi si è confermata (era già successo cinque anni fa) la più astensionista, con una percentuale di elettori che per  la prima volta non supera il 60 per cento. Sembrerebbe esserci una disaffezione tutta speciale dell’elettorato di Capitanata verso una Puglia che si percepisce poco distante, e forse anche poco attenta alle istanze del territorio dauno. Anche questo dovrebbe rappresentare materia di riflessione per la politica, sempre che trovi il tempo e la voglia per occuparsi di un fenomeno di cui non c’è molto di che essere fieri.

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One Comment leave one →
  1. michele permalink
    31 marzo 2010 15:30

    Sono daccordo a questa analisi,ma mi permetto di sottolineare che la gente è stufa di ascoltare il niente da parte dei candidati,dei continui litigi,beghe di bottega.Quasi nessuno ha parlato di programmi,di problemi che angosciano i cittadini,delle crisi industriali(parlo di sofim e alenia)di come la gente deve sbarcare il lunario per poter tirare a campare,non per vivere.Cosa sanno loro di chi con la cassa integrazione lavorando 12 giorni al mese prende 1000 euro al mese,di come è difficoltoso affrontare il quotidiano.Io che amo la mia foggianità dico che” u sazie n cred o diun”.(il sazio non crede al digiuno)

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