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Il Pd vince, ma continua a litigare

2 aprile 2010

Nasce il caso Salatto- La dura accusa di Michele Del Carmine: “Continuiamo a farci del male”

Non smetterà mai di stupire, il Pd. Riesce a litigare anche quando vince. Sarà che forse il merito della vittoria va riconosciuto più a Vendola (e a quanti all’interno del Pd lo hanno sostenuto alle primarie, sovvertendo il diktat di D’Alema e co.) che non alla propria performance elettorale. Non fosse stato per la vecchia guardia, sarebbero stati forse dolori. E così, mentre il coordinamento cittadino stappa lo champagne per festeggiare la vittoria del Pd foggiano, Michele Del Carmine, ex assessore nella giunta Ciliberti ed attento osservatore della politica cittadina, rilascia una dichiarazione di tutt’altro tono, nella quale afferma che “anche che anche questa volta è riuscito nella masochistica operazione di farsi del male.”
Per capire bene come stanno le cose, è necessario puntualizzare che la maggioranza del  gruppo dirigente del Pd foggiano sosteneva la candidatura di Michele Salatto, che si è classificato al sesto posto nella graduatoria delle preferenze, e non quella di Sergio Clemente, che è stato invece eletto,  al quarto posto. Sicché è forse un po’ impudente festeggiare l’elezione di Clemente così come fa la segreteria cittadina del Partito Democratico in una nota in cui sottolinea, tra l’altro, “l’aumento del 4%, fatto registrare dal PD di Foggia,rispetto al dato elettorale della consultazione comunale dell’anno scorso.”
Nella stessa nota, viene espresso “compiacimento per l’elezione di Sergio Clemente e per l’eccellente risultato ottenuto dagli altri due candidati di Foggia, Michele Salatto e Marianna Anastasia.”
“Al riguardo,va opportunamente rilevato – dice ancora la segreteria cittadina – che il PD di Foggia, rispetto alle precedenti esperienze della Margherita e dei DS, elegge, per la prima volta, un consigliere regionale del Capoluogo”. Ma questa elezione, ricordando l’antefatto sembra essere più merito personale di Sergio Clemente che non del Pd “ufficiale” che, a volerla dire tutta, gli ha anzi remato contro.
Ed è proprio su questo aspetto che si appuntano le osservazioni di Michele Del Carmine che nella sua nota scrive: “Queste elezioni hanno riconsegnato al gruppo dirigente un risultato unico: la vittoria di Sergio Clemente il quale, per fortuna, potrà così rappresentare la città di Foggia assieme a quanti hanno rappresentato a Bari, in questi anni, la Capitanata, sempre attenti alle sue istanze, come la mia candidata Elena Gentile. La vittoria di Clemente, i consensi raccolti da Katia Ricci, così come in altri schieramenti l’elezione di Leo Di Gioia o il buon risultato di Antonello Florio, giovani che evidentemente ispirano agli elettori nuova fiducia nelle capacità della politica di rappresentarli, hanno rotto l’ingannevole incantesimo di quelli che credono ancora che basti un accordo di segreteria per attirare il consenso della gente. La gente, al contrario, è attenta a chi si spende per il territorio e persegue il proprio obiettivo politico privilegiando il rapporto con l’elettorato. Valutazioni, ovviamente, che nulla tolgono al candidato ‘sponsorizzato’ dal Partito Democratico foggiano che gode della mia assoluta stima”.

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2 commenti leave one →
  1. michele permalink
    2 aprile 2010 19:58

    Grazie per la vostra attenzione,avrevo acquistato il giornale in mattinata.Auguri

  2. Nico Baratta permalink
    2 aprile 2010 23:27

    Guardate che Lino ha detto una grande e oramai nuda verità: Il PD locale soffre, e con esso tutti noi.
    Non è stato in grado di far eleggere un suo componente, quello sponsorizzato e supportato.
    Clemente è stato eletto dal popolo e da quello del PD che non ritiene opportuno farsi guidare da esponenti che pensano solo al loro rendiconto di quote consensuali da adoperare al momento opportuno.
    Il Pd foggiano e di Capitanata ha il dovere di rivedersi, reinvestire in nuove logiche, richiamare a se le tre componenti che al congresso hanno dato vita alla prima fase di sintesi. Una fase alterata da elezioni interne già scontate e guidate dai soliti ‘capetti’ che nel PD hanno trovato facili consensi: basta portare 200 voti e volià il gioco è fatto. Non va bene, non è così che si fa politica, I soliti devono stare fra la gente e non nel palazzo, oppure nascondersi dietro un muro e spiare il candidato che incontra la gente, per poi dire che il partito l’ha supportato. il PD deve dare spazio a volti e menti nuove che rinfreschino l’ambiente e che hanno veramente voglia di far politica. Naturalmente, il PD deve unire cattolici, laici e moderati altrimenti non si va da nessuna parte, forse a casa.

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