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Frana di Montaguto: fumata nera dal governo

3 aprile 2010

La Confconsumatori promuove una class action. Senza il riconoscimento dello stato di emergenza non si può requisire il sito per stoccare la massa dei detriti.

Tanto tuonò che non piovve. Il governo ha soprasseduto a decidere sulla frana che ormai da settimane ha interrotto il traffico ferroviario e stradale tra la Puglia e la Campania. La decisione – che doveva essere urgente e rapida – era attesa nella seduta del consiglio dei ministri di mercoledì scorso, ma non se n’è fatto niente, e dunque si allungano i tempi per il ripristino dei collegamenti.
Il problema più grosso riguarda, al momento, il reperimento dei sito dove poter stoccare l’immensa quantità di detriti che dalla collina tra Montaguto e Panni è scivolata a valle, invadendo la sede ferroviaria e quella stradale. È evidente che la valanga di inerti può essere irosa soltanto se si sa preventivamente dove stoccarla. Il commissario per l’emergenza frane in Campania, Mario De Biase, ha chiesto al governo poteri straordinari in modo da poter requisire uno o più siti in cui sversare i circa 700mila metri cubi di terreno argilloso che si sono abbattuti a valle. A tutt’oggi è stato individuato soltanto un sito, capace di ospitare 100mila metri cubi, che manco a dirlo è stato già tutto riempito. Per poter rimuovere il resto è necessario reperire altri siti.
Per poter procedere in questo senso è necessario che il governo dichiari lo stato di emergenza per Montaguto che consentirebbe al commissario di poter agire in deroga a quanto prevede la legge sia per l’occupazione dei suoli, sia per l’affidamento di incarichi. Ma da Palazzo Chigi non sono ancora giunte le decisioni auspicate.
E i tempi si allungano: De Biase ce la sta mettendo tutta nel tentativo di tener fede all’impegno assunto, che prevedeva la riapertura della ferrovia in una trentina di giorni. Ma il termine decorre dalla data – tutta ancora di là da venire – in cui il commissario entrerà in possesso del sito in cui trasferire la montagna di detriti. Sempre che la primavera non sia piovosa, così com’è stato l’inverno, e la frana non riprenda a scivolare a valle, aumentando la massa di terreno argilloso da rimuovere.
Il solo aspetto positivo di questo dramma che si sta silenziosamente consumando nell’entroterra irpino, è che tutti hanno ormai maturato la convinzione di affrontare la questione in maniera strutturale, mettendo in sicurezza la collina che scivola a valle. Qualcosa si è mosso, nonostante la limitatezza dei poteri conferiti al commissario. De Biase ha insediato un nuovo responsabile unico del procedimento per la messa in sicurezza della frana di Montaguto (l’ing. Giuseppe Matarazzo), ha stipulato una convenzione con la Fondazione dell’Università di Fisciano per un supporto tecnico alla redazione del progetto definitivo di ripristino della statale 90 delle Puglie, ha nominato alcuni collaboratori,  con l’incarico di monitorare l’evoluzione del fenomeno franoso e di verificare lavori in corso, in modo da rispettare il cronoprogramma che dovrebbe portare alla riapertura della ferrovia e della statale.
Oltre alla urgenza di individuare ed entrare rapidamente in possesso di siti idonei allo stoccaggio degli altri 600mila metri cubi di fango e terreno argilloso che restano da smaltire, si lotta contro il tempo per poter rendere cantierizzabile in una sessantina di giorni il progetto per la sistemazione dell’intera area della Valle del Cervaro. Bisogna farlo entro giugno in modo da poter completare i lavori entro l’autunno o i primi mesi dell’inverno: il sopraggiungere di un’altra stagione piovosa potrebbe infatti compromettere i lavori già eseguiti. E rinviando l’apertura del cantiere si resterebbe esposti al rischio che la frana riprenda il suo corso.
Si lotta contro il tempo, nella speranza eh tutta questa mobilitazione non si trasformi nella classica tela di Penelope, che disfaceva la notte quanto aveva fatto durante il giorno.
L’inerzia del Governo su quanto sta accadendo tra l’Irpinia e la Puglia sta però provocando reazioni. La Confconsumatori pugliese ha promosso una “class action”
per tutelare le ragioni delle popolazioni e dei cittadini per i disagi che sta provocando la chiusura contemporanea della ferrovia e della statale. Come si legge in una lettera di diffida preventiva inviata ai concessionari dei servizi ed alle amministrazioni pubbliche interessate, la frana “oltre a cagionare gravi disagi alle popolazioni dei Comuni interessati, ha anche reso più difficoltosi i collegamenti della rete ferroviaria Lecce-Roma, nonché dei collegamenti della strada statale 90′. “L’azione – si afferma nella missiva – è finalizzata a sollecitare condotte efficienti da parte delle pubbliche amministrazioni interessate e dei concessionari RFI S.p.A. ed Anas per ottenere: 1) la messa in sicurezza delle zone a rischio; 2) il ripristino dei collegamenti ferroviari Lecce-Roma, applicando nelle more agevolazioni tariffarie agli utenti di tale linea; 3) il ripristino della viabilità della strada statale 90 della Puglia.”

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