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Aria di crisi alla Provincia di Foggia / Mongiello (Pdl): “Coinvolgere i gruppi consiliari”

8 aprile 2010

Finita l’ubriacatura elettorale, la politica provinciale torna ai suoi problemi, alle sue questioni quotidiane. Prima tra tutte, quella della Provincia di Foggia, dove c’è da colmare il vuoto lasciato dalla revoca delle deleghe agli assessori dell’Udc. Per il momento, il presidente Antonio Pepe non le ha riassegnate, ma il pressing nei suoi confronti dei tanti consiglieri provinciali della maggioranza di centrodestra “scontenti” diventa sempre più insistente. Le poltrone da assegnare, tra l’altro, non saranno più due, ma tre, perché dovrà dimettersi dal suo incarico l’assessore al Bilancio, Leonardo Di Gioia, eletto in consiglio regionale.
Difficile capire cosa passi nella mente del notaio foggiano che qualche settimana fa non ha certamente fatto salti di gioia, quando ha dovuto firmare i decreti di revoca degli incarichi nei confronti degli assessori Udc Vito Guerrera (lavori pubblici) e Nicola Vascello (turismo). Non è un mistero per nessuno che Pepe preferisse mantenere, nonostante lo strappo che si era determinato con l’Udc al Comune di Foggia (dove i centristi hanno appoggiato lo scorso anno al ballottaggio il candidato del centrosinistra, Gianni Mongelli), il quadro politico profilatosi con l’apparentamento delle provinciali, quando Pepe si trovava in svantaggio rispetto al suo avversario, Paolo Campo, ed era stata proprio l’alleanza con il centro a propiziare il sorpasso.

LE COLOMBE SONO DIVENTATE FALCHI
All’indomani delle elezioni regionali e della sconfitta patita dal centrodestra, le colombe del Pdl, quelle che nel corso della verifica avevano sempre premuto per tenere in piedi l’intesa con l’Udc, si sono trasformate in falchi, ed hanno addirittura proposto di riaprire le porte di Palazzo Dogana al partito di Casini.
Il clima infuocato che si respira nel partito di maggioranza relativa non è stato temperato neanche da un mediatore nato come il coordinatore provinciale Gabriele Mazzone, che commentando l’esito del voto è tornato a polemizzare proprio con l’Udc, addebitando le ragioni della sconfitta di Palese alla scelta dei centristi di andare da soli, e annunciando un prossimo congresso straordinario del partito, per rinnovare radicalmente il gruppo dirigente.
In un simile contesto, è piuttosto arduo pensare che Pepe trovi il tempo ed il modo per affrontare e risolvere la spinosa questione dell’organigramma alla Provincia. Logica vorrebbe che, se congresso dev’esserci, decisioni politiche di così tanto peso vengano rinviate a dopo la celebrazione delle assisi. Ma l’ente di Palazzo Dogana, d’altra parte, non può concedersi il lusso di una vacatio di potere eccessivamente lunga, anche tenuto conto del fatto che c’è da approvare il bilancio di previsione, e che alcune deleghe lasciate scoperte – come quella che riguarda le opere pubbliche – non possono restare ad libitum senza un referente politico. Un bel rebus, insomma, a sciogliere il quale ci ha provato il capogruppo del Pdl a Palazzo Dogana, Paolo Mongiello, che, seppure con molta cautela e pesando letteralmente le parole, sembra suggerire una soluzione, una prospettiva: portare la questione dell’assegnazione delle deleghe vacanti in consiglio, o più precisamente, affrontare il problema di concerto con i gruppi consiliari della maggioranza.
La tessitura di Mongiello è un capolavoro di diplomazia politica. Il capogruppo del Pdl ricorda innanzitutto come “dopo la scontata conferma della fiducia della sua maggioranza in Consiglio,” il presidente Pepe abbia “mirabilmente evidenziato come le sue posizioni non possano prescindere dalle indicazioni che gli derivano dall’aula.”

MONGIELLO: COINVOLGERE I GRUPPI CONSILIARI NELLA GESTIONE DELLA VERIFICA
“Credo insomma – aggiunge Mongiello – possa definirsi chiaramente che, nel più assoluto rispetto delle Segreterie Politiche, degli Organismi di partito e, non da ultima, della più volte invocata autonomia del Presidente Pepe, non va in alcun modo annullato il confronto con i Gruppi Consiliari, anche perché è convinzione comune, credo, che la giunta provinciale non può essere la cinghia di trasmissione di un ingranaggio estraneo, più vasto, né può fungere in alcun modo da camera di compensazione.”
Seppure in mezzo ai rituali e doverosi riconoscimenti della centralità delle segreterie politiche, insomma, Mongiello addita un percorso: delicato, certo, ma che al momento pare il più praticabile. Affidare la trattativa ai gruppi consiliari ed all’autonomia del presidente Pepe.
Del resto, a scorrere le cronache politiche degli ultimi anni, i problemi maggiori sono stati provocati a Pepe non tanto dalle segreterie politiche dei partiti che lo sostengono, ma proprio dai consiglieri provinciali. Ed è perfino scontato sottolineare che è proprio nell’assise di Palazzo Dogana che Pepe deve trovare i numeri necessari per poter andare avanti fino alla fine della consiliatura.
I nodi da sciogliere, del resto, riguardano volontà che sono state espresse proprio dai gruppi o dai consiglieri provinciali. Il dibattito sulle prospettive ha fatto vedere fino ad oggi posizioni tutt’altro che convergenti: la Capitanata prima di tutto, la Destra e l’Udeur rivendicano un assessorato a testa, mentre proprio Paolo Mongiello aveva invitato Pepe ad assegnare le due deleghe vacanti al Pdl, ma più allo scopo di attenuare i mal di pancia profilatisi in seno al suo gruppo, che non perché credesse realmente nella praticabilità di una ipotesi del genere.
La logica dei numeri è impietosa, ed i numeri dicono che se prima erano cinque le forze che sostenevano Pepe (il Pdl, la Capitanata prima di tutto, la lista civica di Pepe, la Destra e l’Udc) adesso le forze sono… rimaste cinque (è andata via l’Udc ma è entrata l’Udeur), nonostante la base numerica della maggioranza si sia alleggerita dunque il Pdl non può pensare ad una giunta monocolore.
Si riuscirà a far quadrare il cerchio, semplicemente riassegnando i tre Assessorati disponibili, o come vorrebbero alcuni occorrerà mettere mano più profondamente alla giunta? E Pepe accetterà questa seconda ipotesi, che suonerebbe come un’aperta sconfessione delle scelte che il presidente effettuò all’atto del suo insediamento?
La chiave di volta per capire le possibilità di sopravvivenza della maggioranza di centrodestra sono tutte qui.

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