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Rapinatore foggiano condannato a 14 anni di reclusione

8 aprile 2010

Il Tribunale di Bologna ha condannato a 14 anni di reclusione Luigi Sponsillo, 27 anni, foggiano, che la sera del 15 giugno di un anno fa in strada, in via Irnerio, sferrò sei coltellate, due al braccio a quattro all’addome, ad un portiere d’albergo di 39 anni per un tentativo di rapina. Sponsillo è stato giudicato anche per una rapina messa a segno l’indomani dell’aggressione in una tabaccheria, sempre in via Irnerio, che fruttò 400 euro, e per un episodio di spaccio. Le accuse erano tentato omicidio, tentata rapina, rapina e spaccio. Il Tribunale ha applicato l’aggravante della recidiva reiterata specifica infraquinquennale, che si applica quando un nuovo reato commesso è della stessa indole di quello precedente ed è stato commesso entro cinque anni dalla condanna precedente. Il Pm Francesco Caleca aveva chiesto una condanna a 18 anni. L’imputato ha sempre respinto l’accusa dell’aggressione e della rapina. Ma le indagini della Squadra Mobile e del Pm Caleca hanno raccolto diverse prove a carico dell’uomo. Secondo l’accusa Sponsillo vide il portiere d’albergo, anche lui foggiano, fare un prelievo al bancomat in via Alessandrini, lo seguì per un tratto di strada poi, con un coltello a serramanico, lo colpì più volte per cercare di rapinarlo. Il ferito venne ricoverato con prognosi riservata all’ospedale Maggiore.
A incastrare l’uomo inizialmente sono stati i filmati di due telecamere di sicurezza: quella del bancomat di via Alessandrini, che lo immortalò in un fotogramma quando passò davanti allo sportello, mentre il trentanovenne faceva il prelievo; e quella di un’altra banca di via Irnerio, che lo inquadrò poco dopo, mentre seguiva la sua vittima. Il ‘colpo’ era poi sfumato perché il ferito era riuscito ad allontanarsi e a raggiungere il vicino chiosco di una piadineria, per chiedere aiuto. Prima di essere sedato in ospedale, agli agenti aveva detto che del rapinatore ricordava solo gli ‘occhi allucinati’.
Sponsillo poi, dopo la rapina alla tabaccheria, nel pomeriggio del 16 giugno incappò in un controllo antidroga in zona universitaria, dove gli agenti lo arrestarono per il possesso di un piccolo quantitativo di hascisc, reato per il quale sarebbe probabilmente uscito dal carcere di l“ a poco. Nel frattempo le indagini sull’accoltellamento arrivarono identificarlo e da allora è in carcere. Tra l’altro in un incidente probatorio durante le indagini preliminari sia la vittima dell’accoltellamento che la titolare della tabaccheria lo hanno riconosciuto. Riconoscimento ribadito al dibattimento. Inoltre c’è stata anche una consulenza affidata a Susi Pelotti, responsabile del laboratorio di genetica forense, che ha trovato tracce di sangue sul coltello che venne sequestrato a Sponsillo.
Il Tribunale ha anche fatto fare una perizia medico legale per accertare se l’uomo accoltellato ha corso pericoli di vita: secondo il consulente del Pm c’era stato il pericolo di vita, ma secondo il perito dei giudici non aveva mai corso questo pericolo. Il difensore, avv. Milena Micele, però contesta, ‘la forzatura del tentato omicidio’. ‘La consulenza medico legale disposta dal Tribunale – ha ricordato – aveva accertato come la persona non abbia mai corso il pericolo di vita perché le funzioni vitali sono state sempre nella norma. C’è stata una forzatura nel ritenere comunque sussistente il fatto come tentato omicidio. E’ chiaro ed evidente che sul punto una volta lette le motivazioni si potranno fare delle valutazioni più approfondite’
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