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Adesso Vendola si ricordi della Capitanata

9 aprile 2010

L’altra faccia dell’astensionismo: la politica spopola nel social networking. Concordi i commenti dei nostri lettori: la responsabilità della sconfitta del centrodestra dovuta all’ostinazione di Raffaele Fitto

L’altra faccia dell’astensionismo, presunta spia di un crescente disinteresse della società civile rispetto alla politica. E invece la politica continua ad appassionare, a far discutere, come testimoniano i numerosissimi commenti che sono affluiti sulla nostra bacheca Facebook e sul nostro blog, ai diversi articoli che abbiamo dedicato al risultato elettorale.
Il tema del giorno continua ad essere: le elezioni regionali le ha vinte Vendola, oppure le ha perdute Palese. Irresistibile il candidato del centrosinistra, oppure sbagliata la scelta del candidato del centrodestra? La nostra tesi è nota. Abbiamo dimostrato, cifre alla mano, che la chiave di volta della vittoria del centrosinistra, e, di conseguenza, della sconfitta patita dal centrodestra è stata rappresentata dal “valore aggiunto” portato alla coalizione da Nichi Vendola, che ha letteralmente fatto la differenza.
Sull’argomento, si intrecciano e si scambiano le opinioni.
Non ha dubbi Angelo, che sul blog scrive: “La sconfitta di Palese è dovuta all’incapacità dirigenziale di Berlusconi e alla presunzione arrogante di Fitto. La coalizione Pdl, Udc e IoSud avrebbe portato il 51% al centrodestra e lasciato il 44/45% al centrosinistra. Infatti se ci fosse stata la grande coalizione, avremmo evitato sia l’astensionismo che il quel gioco viziato del voto disgiunto che ha portato solo benefici a Vendola (guarda Gatta a Manfredonia e non solo). Grazie a questo meccanismo, la lista Vendola ha eletto consiglieri con circa 1.800 voti, mentre altre liste allegate al centrosinistra i consiglieri nonostante 4.000 voti non sono riusciti ad approdare alla Regione. Se il Presidente avesse obbligato Fitto a sostenere la Poli Bortone staremmo qui ad elogiare la grande vittoria netta del centrodestra su Vendola, piuttosto che piangerci addosso.”
Più o meno dello stesso tenore l’intervento di Gustavo, che tuttavia scinde le responsabilità del premier da quelle del suo ministro agli affari regionali, e sempre sul blog scrive: “Berlusconi voleva optare per il sostegno della candidatura della Poli Bortone, mentre Fitto, minacciando le proprie dimissioni ha imposto la candidatura Palese. Palese ha perso, come era prevedibile, e Fitto si è dimesso.
Berlusconi ha respinto le dimissioni di Fitto perché non vuole problemi nel governo al momento del varo delle riforme. Questo fatto ha salvato Fitto & co., ma ha penalizzato grandemente i pugliesi che dovranno subire l’onta di un decennio comunista alla guida della regione nel momento in cui il comunismo è scomparso dall’Italia, dall’Europa e nel mondo intero.”
Il confronto è acceso anche su Facebook. Carmine di Feo rileva che “a volte gli scenari politici mutano con le alleanze e la gente cambia orientamento”. Per lui, “Nichi è stato troppo forte.”
Luigi Pascarelli introduce nel confronto un tema al quale il nostro giornale ha prestato una particolare attenzione, raccontando e commentando la campagna elettorale. A prescindere da chi abbia vinto e chi abbia perso, quale sarà il ruolo della provincia di Foggia nelle politiche regionali prossime ventura. Il nostro lettore amico è piuttosto scettico, a riguardo: “Destra o sinistra per noi di Capitanata la musica sembra essere sempre la stessa, purtroppo con questi rappresentanti credo sia difficile emergere dal pantano in cui ci troviamo, inoltre la Regione Puglia ha dimostrato negli anni di non saper fare sistema. In casa nostra ci vorrebbero rappresentanti dinamici che non sappiano cosa significhi il compromesso, dediti nel difendere il nostro territorio e di promuoverlo con idee innovative sul piano economico e di fare impresa in tutti i settori. La Capitanata potrebbe essere la Dubai italiana se solo si volesse… inoltre abbiamo il vantaggio di non avere il deserto.”
Scherza invece sul tema del deserto Gino Longo: “Vedi che c’è più “deserto” in Capitanata che negli Emirati….”
Salvatore Valerio torna sul tema della “qualità” del candidato del centrodestra, scrivendo: “Si,”quasi” tutto vero (con il senno di poi) ma mi dite come si fa a sostenere come candidata di tutto il centrodestra una come la Poli Bortone, che se ne andata dal Pdl sbattendo la porta non condividendo più la sua politica?Secondo me molto probabilmente ci sarebbe voluto un candidato sintesi di tutto il mondo regionale pugliese del centrodestra compresa l’Udc.
Mi chiedo anche cosa sarebbe successo, se una come Lucia Lambresa, avesse
votato e supportato la Poli Bortone quale candidata del centrodestra. Poteva essere una mossa strategica per far “cadere” la giunta Mongelli che poggia sulla Lucia ex” pasionaria nera” …ma questo è un altro discorso.
Gino Longo così replica a Valerio: “Salvatore, perché non lo chiedi a Berlusconi,cioè il capo della Pdl, che voleva la Poli Bortone candidata e non altri. Col senno di “prima” e di “dopo”, aveva ragione Berlusconi e tutti coloro che sostenevano tale candidatura. I grandi scienziati della politica,come Fitto e i suoi apostoli, sostenevano il contrario e hanno fatto perdere il centrodestra.”
Nicola Giardinelli torna sul tema del rapporto tra la Regione e la Capitanata: “Non mi interessa chi abbia vinto, spero che ce ne usciamo da questo pantano, che i nostri politici si sveglino e prendano sul serio i problemi della Puglia, o la crisi ci affoga nel pantano…. Ci vogliono politici dinamici che prendono di petto i problemi del territorio.”
Saverio Santoro interviene nel dibattito con un intervento di carattere politico più generale. “Come fa a dire Berlusconi che è il suo è il partito dell’amore? Un governo che lascia e lascerà sul lastrico 150.000 famiglie (i precari della scuola)rovinandole e distruggendo le loro vite non “ama”, ma “odia” tutte quelle persone che con tanti sacrifici hanno mandato avanti la scuola e le proprie famiglie. È ciò che più di anticristiano si possa fare. Adottare un provvedimento senza tener conto degli effetti sociali significa non saper essere un vero politico. La politica è sempre più lontana dai cittadini.”

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