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Frana, è l’ora delle chiacchiere

9 aprile 2010

Ad un mese della chiusura della ferrovia, nulla si è mosso. Però abbondano le prese di posizione, i sopralluoghi, gli ordini del giorno, le interrogazioni.

Da ormai un mese i collegamenti tra la Puglia e la Campania, ovvero tra il versante adriatico ed il versante tirrenico del Mezzogiorno d’Italia, sono interrotti, a  causa della frana di colossali proporzioni che dalle collina tra Panni e Montaguto si è abbattuta sulla valle del Cervaro. È la frana più grande d’Europa, che ha trascinato a valle qualcosa come 700.000 metri cubi di terreno argilloso e di detriti.
Un problema che si trascina irrisolto da anni: un emblema del pressappochismo e dell’inefficienza con cui nel nostro Paese viene affrontata la drammatica questione del dissesto idrogeologico. Un emblema dei ritardi strutturali che puntualmente si delineano quando si tratta di intervenire nel Mezzogiorno. Che sarebbe successo se la frana non incombesse sulle valli di sperduti paesini dell’Appennino come Panni e Montaguto ma, poniamo il caso, su Torino, e minacciasse la ferrovia Torino-Milano? Potete scommetterci: i detriti sarebbero già stati rimossi (e invece stanno ancora là, perché non si sa dove stoccarli) e si sarebbe posto mano alla realizzazione del progetto per la definitiva messa in sicurezza della vallata.
Niente di tutto questo, però, è successo. Non si è mosso nulla. Il governo ha fino ad oggi cincischiato e non si è fatto nulla neanche per la dichiarazione dello stato di emergenza, che conferirebbe al commissario per il dissesto della regione Campania poteri straordinari, con la conseguente accelerazione (potrebbero infatti essere espropriati ed occupati d’urgenza) dei siti necessari per lo stoccaggio dei detriti.
Non si è mosso nulla. La politica ha scoperto la frana con tardiva negligenza. Prima c’era da occuparsi della campagna elettorale. E mentre il governo latita, è scattata l’ora delle rituali dichiarazioni di principio, della richiesta di tavoli più o meno straordinari, dei sopralluoghi “per rendersi conto”, come se quando scatta un’emergenza sia prima necessario rendersi conto, per agire.
L’assessore regionale alle opere pubbliche Fabiano Amati ieri mattina ha scritto una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi e al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Guido Bertolaso per chiedere “ufficialmente e con sollecitudine la convocazione di un incontro tra quanti hanno la possibilità e il dovere di intervenire in una situazione di emergenza in cui sono state compromesse due importantissime reti di comunicazione tra la Puglia e la Campania, ovvero la Strada Statale 90 e la Ferrovia Benevento – Foggia che di fatto collega tutta la Puglia con Napoli e Roma.” Bravo, ma non poteva pensarci prima?
E sempre per la serie “il ritualismo nella politica” domani andrà in onda il sopralluogo preannunciato con gran clamore mediatico dall’on. Salvatore Tatarella, membro della Commissione Trasporti del Parlamento europeo. Nel comunicato in cui annuncia l’iniziativa, l’europarlamentare fa sapere che “sarà accompagnato da due neo consiglieri regionali, la campana Bianca D’Angelo e il pugliese Giandiego Gatta. “Incontrando il Commissario delegato e ispezionando il sito della frana, l’on Tatarella – si legge ancora nella nota – intende rendersi conto di persona dello stato dei luoghi e dell’avanzamento dei lavori per il ripristino della viabilità ferroviaria” al fine di “promuovere ogni utile iniziativa per la velocizzazione dei lavori, essendo intollerabile che, a un mese dalla frana, siano ancora interrotti i collegamenti ferroviari fra la Puglia e la Capitale.” Bravo anche lui, ma sarebbe stato forse il caso che già da prima del sopralluogo l’on. Tatarella avesse messo in atto un pressing sul governo, se non altro perché Palazzo Chigi riconoscesse lo stato di emergenza.
Un altro assordante silenzio è quello che giunge da Palazzo Dogana. Vero che la Provincia di Foggia non ha competenze dirette, in quanto la 9o è una strada statale, e come tale di pertinenza dell’Anas, ma l’interruzione dei collegamenti penalizza pesantemente le aree interne dell’Appennino Dauno, che già versano in una situazione economica e sociale assai pesante. Il protrarsi di questa situazione di isolamento potrebbe aggravarla. A mettere il dito nella piaga è il consigliere provinciale dell’Italia dei Valori, Massimo Colia, che in una interrogazione al presidente della giunta provincia, Antonio Pepe, osserva che “di fronte ad un problema, la soluzione non si trova standosene in silenzio e in attesa che altri lo risolvano.”
Colia suggerisce a Pepe “di contattare il Presidente della Provincia di Avellino per convocare un consiglio provinciale in seduta monotematica congiunta da svolgersi nel Comune di Montaguto, sperando che la sinergia tra le istituzioni possa ottenere quanto prima dei risultati”.

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