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Alla Provincia si va verso il rimpasto

14 aprile 2010

Il rimpasto in Provincia s’ha da fare ma, per ora, sta tutto nella mente del Presidente. Antonio Pepe è consapevole della necessità di ridare all’ente un assessore ai lavori pubblici e uno al turismo, decapitati per l’estromissione dell’Udc dalla maggioranza. Sarebbe di suo particolare gradimento l’idea di far tornare Leo Di Gioia a Palazzo Dogana in qualità di consigliere, almeno, avendolo “perso” in giunta perché eletto in Regione. Tale strada sarebbe naturale perché, dopo il primo dei non eletti Paolo La Torre, seguirebbe, appunto, l’ex assessore al bilancio. Circolano vari nomi di papabili all’esecutivo provinciale, quello di Mimmo Farina, per esempio, il consigliere di Cerignola che, pure, si dice “indisponibile” ad accettare un eventuale incarico. Da tempo il Gargano reclama un proprio rappresentante in giunta. I consiglieri D’Anelli, Ruo e De Vita lo chiedono insistentemente e in modo compatto, pronti a sfidare anche i numeri risicati (17 di maggioranza su 31) perché “credono nel dialogo”. Ritengono cioè che se Pepe si confrontasse un po’ di più con i gruppi consiliari e riequilibrasse territorialmente gli incarichi, non sorgerebbero problemi di tenuta della maggioranza . Squarci di ottimismo sull’ apertura all’Udc purché si riconsiderino i numeri dei centristi allo stato attuale.
Nel 2008- questo è il ragionamento di alcuni nella maggioranza- l’Udc aveva con sé anche Enrico Santaniello e Nicandro Marinacci. Essendo passati il primo nel Pdl ed il secondo nell’Udeur, a difendere i colori centristi in consiglio sono rimasti Michele Bonfitto e Pasquale Pellegrino. Da ciò deriva, dicono, il “ridimensionamento” dei loro assessorati qualora si sanassero i rapporti con l’esecutivo. A questo punto un posto potrebbe andare all’Udc ed un altro al Gargano. Rocco Ruo, della Puglia prima di tutto, avrebbe buone possibilità, ma anche Angelo De Vita, pidiellino, viestano e delfino di Mimì Spina Diana.
Resta da assegnare l’assessorato di Di Gioia ed, eventualmente, quello al personale e contenzioso di Gabriele Mazzone, molto impegnato nel coordinamento del Pdl. Il congresso un giorno o l’altro ci sarà, ma non è all’orizzonte, per ora. L’ingresso di un esterno al bilancio come Zichella è mal visto perché si configurerebbe un quadro troppo marcatamente “presidenziale” a Palazzo Dogana, soprattutto con il ritorno di Di Gioia per via consiliare.
Nemmeno l’azzeramento rientra nei propositi di Pepe, il quale deve preoccuparsi, piuttosto, della solidità del governo e di dare, presto, gli assessori che mancano alla Provincia. Il lavoro di supplenza in questa fase è svolto dai dirigenti, ma per quanto tempo potrà continuare? Sappiamo che il palazzo si divide fra falchi, come si dice, e colombe, fra quanti auspicano un riavvicinamento all’ l’Udc- Salvatore Tatarella rientra fra questi- e quanti, invece, mantengono la linea dura. Nell’analisi dei numeri a disposizione di Pepe va considerato che nei “17” di maggioranza, sono inclusi il presidente stesso, Enrico Santaniello e Nicandro Marinacci, consigliere costituitosi in gruppo autonomo con l’Udeur.
E sul punto i mugugni sono di un certo rilievo. Da statuto, per creare un gruppo c’è bisogno di almeno tre consiglieri, numeri che mancano completamente a Marinacci. Consumata la rottura con l’Udc, avrebbe dovuto confluire nel gruppo misto, cosa che non solo non è avvenuta, ma pare diventata un punto a suo favore dentro uno scenario di numeri risicati della maggioranza. Il “diciassettesimo uomo” ha ottenuto una stanza, un segretario e un fax, in più ha contrassegnato l’ingresso con lo stemma dell’Udeur “votato”. Una croce sul simbolo che campeggiava in campagna elettorale e continua a far bella mostra di sé ancora in questi giorni.
L’hanno notato in molti, probabilmente anche Santaniello e Pepe, ma l’esiguità dei numeri non permette, evidentemente, qualche presa di posizione in più. Novità anche sul fronte della tecnostruttura. Micky De Finis, dirigente del personale, dei servizi di presidenza e segretario generale, va verso il ridimensionamento degli incarichi. Perderebbe il ruolo al personale, come riferisce lui stesso, con levità, nei corridoi di Palazzo Dogana. Potrebbe trattarsi di semplici ritocchi nella struttura tecnica messa a punto l’anno scorso oppure di un graduale spacchettamento di potere.
Paola Lucino
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