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Il tempo passa, ma a scorrere è soltanto la frana

15 aprile 2010

Il direttore di Montaguto.com scrive a Bertolaso

Siamo di nuovo qui, a scrivere. Il tempo passa e, l’unica cosa che scorre –  per smentire il Panta Rei di eraclitiana memoria, è la frana. L’unica cosa che  si muove con una velocità impressionante. Lasceremo volutamente da parte le  polemiche e gli “scarichi di responsabilità”.
Sono di ieri le dichiarazioni del Capo della Protezione Civile, dott. Guido  Bertolaso che, in una missiva inviata alle Istituzioni, accusa apertamente la  Regione Campania. “E’ evidente, da un lato, il costante sforzo profuso da  questo Dipartimento per il definitivo superamento della situazione di criticità  in rassegna, dall’altro l’esclusiva responsabilità della regione Campania per  la mancata messa in sicurezza del fronte di frana che ha successivamente  determinato la riattivazione della stessa e i conseguenti, gravi, disagi  arrecati alla popolazione residente nel territorio della regione Puglia”. Di  chi siano le colpe, adesso non importa. Noi preferiamo concentrarci sulla  risoluzione del problema. Proprio per questo, inviamo il seguente messaggio al  dottor Bertolaso.
Egregio Dott. Bertolaso, sono Michele Pilla, direttore del portale Montaguto.com. Le scrivo proprio da  qui, da Montaguto, da questo non più ridente ma sofferente paesino dell’Irpinia  che, ahinoi, confina con la Puglia. Dico ahinoi perché, pur essendo l’ultimo  comune della Regione, siamo pur sempre in una Campania che di felix non ha più  nulla. Almeno, per quel che ci riguarda. Le scrivo da qui, le scrivo da questo  posto che non ha mai conosciuto più notorietà di questo periodo. Per fortuna  purtroppo. Già, perché se da un lato le telecamere e i taccuini incuriosiscono  e, in qualche caso, fanno sorridere, dall’altro creano preoccupazione. Già,  perché sono testimoni fedeli di una situazione che non solo si va facendo  sempre più drammatica, ma che ci ricorda cinque anni di disagi di cui però  nessuno parla. Il problema esiste da un mese e mezzo. Per l’Italia. Per noi,  sono passati appunto cinque, lunghissimi, estenuanti anni. Se una cosa non si  viene a sapere, mi hanno insegnato i miei primi maestri di giornalismo,  professione che esercito oggi con tutto l’amore possibile verso questo paese,  vuol dire che non è successa. Qui, per cinque anni, non è successo nulla. I  montagutesi non hanno mai patito nulla. Montaguto? E cos’è? Così rispondevano i  miei amici quando parlavo loro del mio paese. Adesso, invece, finalmente  apprendo con gioia quest’altra risposta: “Ah, il paese della frana che ha  bloccato le ferrovie”. Già. E’ avvilente constatare che questo gioiellino  campano, che di campano ha poco o nulla, visto il menefreghismo totale, è  diventato noto dapprima per la discarica e per gli scontri che ne sono  conseguiti, e in seconda battuta, per questo mostro. La frana attiva più estesa  d’Europa. Possibile che nessuno abbia mai pensato di avvisare i media?  Possibile che questa cosa non abbia mai fatto notizia? E’ bastato interrompere  l’attività redditizia di una società quale Trenitalia per destare scalpore. E  cancellare in un sol colpo le sofferenze di questi cinque anni di una comunità  di meno di cinquecento abitanti. Una goccia in un oceano.
Bene. E’ questa la logica dell’Italia. I morti del deragliamento di Merano  hanno subito fatto scattare l’allarme, e così, le coscienze degli  amministratori. Qui è difficile che ci scappi il morto, eppure si è fatto tanto  perché accadesse. Grazie a Dio, non è mai avvenuto. Ma io Le chiedo: e se  qualcuno si sentisse male? E’ possibile che in un paese civile (di proteste  forti non ce ne sono state, non si è mai pensato di bloccare la ferrovia, cosa  che avrebbe destato scalpore) l’ospedale più vicino sia a quaranta chilometri?  Lei è un medico, dunque sa bene che in un paese a prevalenza di anziani il  rischio è forte. E se qualcuno ci lascia le penne? Non si tratterebbe anche qui  di omicidio? L’accusa può sembrare forte, ma è proprio così. Siamo tagliati  fuori.
Nel 2006, quando Lei venne, ricordo quello splendido elicottero. Già, proprio  quello che servirebbe a noi. Chiusa la strada, chiusa la ferrovia, dovremmo  armarci di canotto e guadare il fiume Cervaro, per passare dall’altra parte. A  meno che non si voglia percorrere la Ciccotonno. Una strada che inizia a fare  le sue vittime. Bene, non mi dilungo più di quanto abbia già fatto. Non sto qui  a cercare di capire di chi siano le colpe. In politichese, si chiamerebbe  “scaricabarile”. A me piace piuttosto pensare che adesso, purtroppo dopo cinque  anni, si stia iniziando a fare qualcosa. E così, con lo spirito di un  inguaribile ottimista – non ci resta che questo, qui – mi accingo a farLe una  richiesta. Torni qui. Si porti dietro un po’ di politici che contano. L’Italia  funziona così, no? Facciamo capire loro di che cosa si tratta. Venite però in  auto, per constatare il disagio del percorso. Non è giusto che si parli di un  mese e mezzo di problemi quando in realtà, per noi, sono cinque. Non  cancelliamo questi disagi che abbiamo patito e che, con amarezza, sappiamo che  patiremo ancora.
Confidando in una Sua cordialissima risposta, nella speranza che sia positiva,  Le invio i miei più cordiali saluti.
Con stima,
Michele Pilla
Direttore di Montaguto.com
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