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Politici che non leggono / Società civile che si fa sentire

19 aprile 2010

Che cosa legge, e che cosa dovrebbe leggere un uomo politico? Cominciamo dalla seconda porta della domanda: cosa dovrebbe leggere? La risposta è semplice: gli articoli, le inchieste dei giornali che parlano della sua terra, della sua regione, della sua provincia, della sua città, in modo da conoscerne i problemi, da farsi un’opinione sul come affrontarli e risolverli.
A giudicare però da come la politica trascuri e sia distante dai problemi quotidiani e concreti del territorio, si direbbe che questo tipo di lettura sia poco praticata da chi ci governa e da chi ci amministra. È ancora aperta la ferita della frana di Montaguto, scandalosamente sottovalutata, all’inizio, e “scoperta” sia dai maggiori mass media sia dalla politica soltanto quando la frittata era ormai fatta, e soltanto a seguito dell’interruzione della ferrovia che collega il versante adriatico con quello tirrenico del Mezzogiorno.
Che cosa leggono, dunque, costoro? Azzardiamo. Gli articoli che li riguardano, che quasi sempre riproducono veline diligentemente compilate dai loro uffici stampa. E si può capirli, perché il narcisismo è un pendant della politica. Ma a volte non fanno neanche questo. Si limitano infatti a leggere soltanto gli articoli nei quali vengono, come si suol dire, “attaccati”, più o meno a giusta ragione.
È il trionfo dell’autoreferenzialità della politica. Che non parte più dai fatti, dai problemi, insomma dalle cose concrete della vita, ma vive di dichiarazioni. I politici hanno sempre qualcosa da dichiarare. E la dichiarazione di uno genera  la replica di un altro. E poi ci sono, naturalmente, le controrepliche alle repliche alle dichiarazioni: un cumulo di aria fritta, che purtroppo sommerge spesso anche gli organi di informazione, che si appassionano a questi teatrini, e con grande enfasi amplificano le dichiarazioni e le repliche e le controrepliche, per entrare nelle grazie dei politici, e ci mettono dunque del loro a trasformare la politica – che dovrebbe essere l’arte del governo – in un teatrino, in un eterno talk show.
Noi ci chiamiamo fuori, cari lettori e cari amici.
Per fortuna le cose stanno cambiando, nel senso che non solo più soltanto i giornali e le televisioni a tenere in mano le redini dell’informazione. Nella nostra città, nella nostra provincia gli strumenti di circolazione delle idee, dei fatti, delle notizie, messi a disposizione dalla rete stanno diventando un fenomeno tremendamente importante, che sta sconvolgendo i ruoli tradizionali che scandiscono la produzione dell’informazione: non ci sono più fonti predefinite. Non c’è più chi pontifica e chi ascolta, ma c’è uno scambio continuo di messaggi, di opinioni.
Oggi raccontiamo una storia molto bella in proposito: un quartiere del capoluogo dauno che dà vita ad un comitato e successivamente ad un gruppo su facebook. Ed attraverso i fatti (ovvero denunce, fotografie) richiama l’attenzione del presidente della circoscrizione, restituendo un senso ed un ruolo a quel decentramento, a quella partecipazione che da troppo sono latitanti nel tessuto civile della città.
E per questo che, nel chiamarci fuori dal teatrino della politica, annunciamo che rivolgeremo un’attenzione sempre maggiore alla rete, ed ai suoi strumenti, elevandoli al rango di costante fonte del nostro lavoro, della nostra quotidiana ricerca di fatti da raccontarvi, di problemi da comprendere e da svelare.

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